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Dimitrios Tzivelis, un cervello in fuga da Empoli

Dimitrios Tzivelis

Il secondo toscano a raccontarsi in questo blog merita una breve premessa. Il nome infatti è greco, come la madre. Lui è nato a Pavia ma è vissuto a Empoli dall'età di 10 mesi alla fine del liceo. Ad appena 31 anni ha già messo insieme una carriera invidiabile a livelli assoluti. Basti dire che il master ad Harvard che si legge nella scheda gli è stato pagato da un'azienda per la quale lavora.

Gonews.it si è già occupato di lui perché è uno dei fondatori di mentors4u, un'iniziativa che fornisce tutor di primissimo livello a giovani talenti di economia, per aiutarli a iniziare carriere internazionali. È la classica persona che fa venire in mente la definizione di “cervello in fuga”, e le sue considerazioni sull'Italia confermano che un questo Paese non avrebbe mai dovuto privarsi di una persona come lui. Sua mamma è Theodossia Tzivelis, imprenditrice vincitrice del S. Andrea d’oro nel 2012.

LA SCHEDA

Nome: Dimitrios

Cognome: Tzivelis

Anni: 31

Nato a: Pavia, ha vissuto a Empoli dall'età di 10 mesi alla fine del liceo

Studi: liceo scientifico Pontormo di Empoli, laurea in economia e commercio alla Luiss di Roma, laurea specialistica alla Bocconi di Milano, master ad Harvard

Residenza e professione:vive a Londra e lavora per il fondo di private equity BC partners

Progetti: Oltre a essere il cofondatore di mentors4u.com, ha pubblicato il libro Finanza per una crescita sostenibile.

La frase: “Là è un'economia più di merito che di relazione”

L'INTERVISTA

Che lavori hai fatto in Italia?

Dopo la laurea specialistica alla Bocconi di Milano sono stato assunto dalla banca Lehman Brothers, sempre nel capoluogo lombardo. Ci ho lavorato un anno prima che loro stessi mi trasferissero a Londra.

Perché hai deciso di andare all'estero?

Io volevo fare una carriera internazionale fin da quando mi sono laureato perché l'Italia è una nazione importante ed evoluta, ma dal punto di vista finanziario occorre imparare dalle nazioni migliori, come Inghilterra o Stati Uniti. Per questo ho cercato subito un posto di lavoro che fosse internazionale nel suo Dna. Lehman brothers lo era, fin dagli '90 stava crescendo molto in Europa, anche se la storia seguente avrebbe dimostrato che, per certi versi, la sua crescita non era sostenibile.

Quando sei andato all'estero per la prima volta e dove?

Sono andato a Londra nel 2007. A proposito del mio desiderio di carriera internazionale, è importante dire che, anche se non lo avessi voluto io, Lehman brothers aveva come prassi mandare tutti i propri dipendenti almeno un anno a Londra.

In base alla tua esperienza, che differenza c'è fra il mondo del lavoro italiano e quello estero?

Parlo della mia esperienza: per me estero sono i mercati anglosassoni. Lì danno più fiducia ai giovani ed è più meritocratico, per cui è un'economia più di merito che di relazione (hai detto niente, ndr). Faccio un esempio: quando lavoravo in Italia c'era molta più gerarchia, che è un sistema che va benissimo quando è funzionale alla riuscita del progetto. Il punto è che in un progetto in cui questa gerarchia non è indispensabile, in Italia ci mettevano delle persone intermedie perché comunque ci deve essere la persona più esperta. All'estero invece mi hanno detto subito sink or swim (affonda o nuota, ndr) e mi hanno dato fin dall'inizio la possibilità di partecipare personalmente agli incontri. Sapevano che avrei fatto degli errori ma espressamente volevano che crescessi più velocemente possibile. In Italia per poter fare la stessa cosa si è costretti ad aspettare molto più tempo”.

Questo metodo di lavoro è affascinante ma sembra anche spietato. Come hai detto tu: bello essere buttati in acqua subito però se non sai nuotare affoghi. Dove quel “affoghi” immagino possa essere tradotto con la parola licenziamento.

La differenza è che là applicano l'eccezione, in Italia no. Nel mondo anglosassone non forzano a essere imprenditoriale chi per indole non lo è; quella persona avrà il proprio percorso di carriera un po' più lento. In Italia però chi è giovane e ha talento si sente chiuso: è il tipico motivo per cui tanti accademici italiani di valore vanno all'estero. Magari in Italia si ha la possibilità di crescere con qualcuno che ti fa da chioccia, mentre all'estero si rischia di bruciarsi perché si hanno presto delle responsabilità troppo grandi. Però io preferisco di gran lunga il sistema estero perché mi sento molto più artefice del mio destino.

Cosa ti manca dell'Italia?

La qualità della vita, il piacere delle relazioni. Inghilterra e Stati Uniti sono Paesi diversi, ma se vogliamo generalizzare sono da un lato molto efficienti, più imprenditoriali e dinamici dell'Italia. Dall'altra parte però non hanno la nostra profondità emozionale. A Milano il rapporto instaurato con il collega e con tutte le persone che frequentavo era superiore. Il giornalaio e il cameriere del luogo dove andavo a pranzo erano diventati miei amici, ricordo il piacere di vederli. A Londra invece è tutto veloce, tutti siamo sostituibili e siamo lì per il ruolo che abbiamo, ma si perde il piacere della relazione umana. Questa è una cosa che manca molto a me che vengo da un paese di 45mila abitanti come Empoli, dove ci si conosce tutti non per nome, ma addirittura per soprannome. C'è però un'altra cosa che ci rende unici e che voglio raccontare: la capacità italiana di trovare soluzioni estemporanee (Tzivelis ha usato l'espressione inglese “out of the box”, letteralmente “fuori dalla scatola”, ndr). Questa è una delle principali caratteristiche per le quali gli italiani all'estero di solito fanno bene.

Pensi di poter tornare a lavorare in Italia un giorno?

Non lo escludo. Tuttavia, proprio per quello che ho detto finora, dovrei vedere che il sistema lavorativo italiano si evolve nella direzione che ho appena descritto. Vorrei più dinamismo e il merito premiato più spesso. E sono fiducioso che questo possa accadere. Per quella che è la mia esperienza mi sembra che qualcosa si stia muovendo.

Il voto alla tua vita adesso e uno alla tua vita in Italia prima di partire

Io sono un ottimista, do 10 in entrambi i casi.

 

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