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Ex Gozzini, 'Ricostruiamo': "Mozione votata per senso di responsabilità. La priorità ora è capire il grado di inquinamento"

L'area ex Gozzini di Santa Croce sull'Arno

La nota diffusa dal comune di Santa Croce sull’Arno in realtà ha mancato di riferire la posizione ‘critica’, ma ragionata e ragionevole, dei consiglieri di Ricostruiamo Santa Croce e Staffoli che hanno votato comunque la mozione proposta da Baldacci, spinti dal senso di responsabilità nei confronti dei tanti cittadini che ci hanno votato e che rappresentiamo. Auspichiamo perciò che il primo passo che è stato deliberato di intraprendere, per conoscere la reale entità del pericolo ambientale, attraverso la mappatura delle coperture, possa proseguire, fino alla redazione del Piano di Caratterizzazione.

Infatti, a nostro avviso, anche guardando la storia passata e recente che ha interessato l’area ex Gozzini, non è con le iniziative ‘muro contro muro’ che sarà possibile risolvere una questione complessa e difficile.

Ci troviamo di fronte al “sentore”, che probabilmente sarà più che fondato, che l’area sia fortemente contaminata, con un’alta pericolosità di inquinamento ambientale. Ma il fatto è che la “sensazione” è corroborata solo da esami parziali, visivi, derivanti dai sopralluoghi effettuati dalle autorità competenti, (anche nel marzo scorso). E per quanto accurati possano essere stati i tecnici di ASL e ARPAT, anche a loro tocca ammettere nella loro relazione di sopralluogo che non c’è misura del danno e che si presume, sia il rischio della contaminazione delle falde acquifere nel sottosuolo, sia la volatilità delle fibre di amianto. Di fatto non abbiamo un indice, un coefficiente, una quantificazione che ci dia la misura della gravità della situazione.

Il tanto citato piano di caratterizzazione (oggetto anche della sentenza del tar della regione toscana del 20 gennaio scorso), avrebbe due importantissime funzioni che potrebbero gettare le basi per l’avvio della soluzione del problema annoso.

Da una parte la quantificazione della pericolosità consentirebbe di poter comprendere e di conseguenza agire in termini di prevenzione e tutela della sicurezza e salute dei cittadini, dall’altra determinerebbe in maniera abbastanza precisa i costi necessari per la bonifica dell’aria. Oltre all’individuazione delle priorità, in merito alla definizione dell’avvio dei lavori di bonifica.

Ma, come è noto a tutti, la proprietaria dell’area (cooperativa PRIMAVERA 90) non è in grado di ottemperare, essendo in amministrazione controllata, rappresentata da un collegio di liquidatori, alle dirette dipendenze del ministero.

D’altra parte, anche le ordinanze emesse non hanno ottenuto e probabilmente non otterranno (e ci riferiamo all’ultima del 20 maggio scorso) l’effetto sperato. La vecchia amministrazione aveva infatti assunto la linea dura nei confronti dei ‘tutori’ dell’area. Ma la stessa Giulia Deidda (che all’epoca era fortemente interessata alla questione in quanto rivestiva il ruolo di vice-sindaco, nonché di assessore all’ambiente) si sarebbe dovuta ricredere di fronte alla sentenza del tar del gennaio di quest’anno, dove i liquidatori si vedevano accogliere il ricorso.

In punta di norma nella sentenza si legge che per svariati motivi non si poteva costringere i commissari liquidatori a ottemperare. Leggendo poi la seconda ordinanza (quella del maggio scorso) si ravvisa che non c’è stato un cambiamento di rotta …. Se nella prima si chiedeva di bonificare dall’amianto e il sottosuolo, nella seconda cosa si è fatto? Si è fatto uno sconto? Ovvero si è chiesto di provvedere a rimuovere solamente le coperture deteriorate e quelle cadute al suolo. Nel frattempo però si è ricorsi al consiglio di Stato, producendo ancora una volta un atto amministrativo che, anche se fosse ribaltato il giudizio, poca efficacia avrebbe.

Noi del gruppo di Ricostruiamo S. Croce e Staffoli, siamo fermamente convinti che questo tipo di atteggiamento, da parte dell’amministrazione comunale appena decaduta (ma ampiamente ritrovata in questa giunta), possa condurre alla soluzione del problema.

Per risolvere il problema crediamo che l’unica via sia quella di conoscerne l’entità. Questo gioverebbe sicuramente ai cittadini e questo potrebbe alla fine portare ipotetici acquirenti ad avere un interesse per il recupero dell’area; viceversa, fino a quando non saranno note le operazioni necessarie per la bonifica, e di conseguenza i relativi costi, continueranno ad andare deserte le aste giudiziarie e le strutture ad essere ancora più fatiscenti e pericolose.

Solo in un secondo momento, allora, si potrà capire dove e come reperire i fondi necessari per le operazioni di bonifica. Si può ipotizzare che a quel punto l’iniziativa di bonifica possa accollarsela: l’eventuale acquirente? Il Comune? Oppure accedere a fondi regionali ed europei? Certo è che senza la conoscenza precisa di che tipo di interventi sono indispensabili e l’entità dell’inquinamento che insiste sull’area, poco si può fare.

A tal proposito, come per altro indicava la sentenza del TAR 118/04, e come avevano anche suggerito i liquidatori, indichiamo alla giunta che l’unica via percorribile è quella che l’amministrazione comunale si assuma l’onere per la redazione del piano di caratterizzazione, prevedendo di recuperare l’importo (che da nostre stime si aggira intorno ai 50.000,00 €) insinuandosi nella procedura fallimentare. Importo di rilevo ma che è poca cosa se paragonato al bilancio complessivo del comune e al carattere di priorità che il problema “aree ex Gozzini” riveste.

gruppo consiliare Ricostruiamo Santa Croce e Staffoli

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