Trenta anni fa moriva Enrico Berlinguer, segretario generale del Partito Comunista Italiano e protagonista di primissimo piano non solo della politica italiana, ma del comunismo e della Sinistra mondiale, dei quali fu un profondo innovatore che non venne mai meno ai suoi ideali socialisti e anticapitalisti.
Oggi viene ricordato più che altro per la sua profonda onestà e per lo spirito di servizio alla collettività che animava la sua azione politica, cosa non da poco visti i tempi che corrono.
Ma Enrico Berlinguer guidò dal 1972 al 1984 il più grande Partito Comunista dell’Occidente, che nel 1976 arrivò a conquistare il 34,4% dei voti e che sfiorò i due milioni di iscritti. Nei Comuni del nostro attuale Circondario il PCI oscillava fra il 60 e il 70% dei voti. Fu un’enorme comunità politica di lavoratori e cittadini che influenzò profondamente la realtà italiana in tutte le sue sfere: politica, culturale, economica e sociale. Conquiste come la Costituzione Repubblicana, i diritti sindacali e politici dei lavoratori, diritti civili come il divorzio e l’aborto, la parità uomo donna nel diritto di famiglia, il rinnovamento della Scuola e di vari aspetti della società non sarebbero stati possibili nella forma avanzata in cui si sono concretizzate senza la forza di massa ed elettorale del PCI.
Ma con il passare del tempo e con il rapido spostamento verso posizioni centriste e liberiste della gran parte di quella che fu la sinistra italiana, la memoria storica del pensiero e dell’azione politica di Enrico Berlinguer sono stati progressivamente svuotati di contenuto e falsati. Grandi opzioni berlingueriane come il Compromesso Storico vengono presentate dal PD come anticipatrici della sua politica di “riformismo” e “governabilità”, la “questione morale” viene ridotta da qualcuno ad un presunto moralismo proprio del personaggio, mentre dell’Eurocomunismo e della Terza Via non si parla più da tempo immemore.
Noi Comunisti Italiani siamo una piccola ma significativa parte di quella tradizione politica di massa, democratica, anticapitalista e profondamente popolare che fu il Partito Comunista Italiano e ci proponiamo di dare il nostro contributo al suo rilancio, prima di tutto (in questo caso), cercando di ristabilire la verità storica su ciò che il PCI di Berlinguer fu e rappresentò per i lavoratori italiani, oltre che per i comunisti, la sinistra e i movimenti di liberazione a livello internazionale.
Organizzeremo quindi, in forma aperta agli altri Partiti e soggettività che si rifanno alla tradizione del PCI, un incontro di studio e discussione, che si terrà lunedì 30 giugno a Empoli. Comunicheremo nei prossimi giorni l’orario e il luogo dell’iniziativa.
I relatori previsti sono Fausto Sorini (della Segreteria Nazionale del PdCI), che parlerà sulla politica internazionale del PCI, l’eurocomunismo, i rapporti con l’URSS e il “Socialismo reale”; Alexander Hobel (coordinatore del comitato scientifico dell’Associazione Politica Culturale “Marx XXI”) sulla politica del PCI nel periodo berlingueriano, con particolare riferimento a Compromesso Storico, questione morale, Alternativa Democratica e concezione della transizione al socialismo in Italia ed Europa; Maurizio Brotini (Area Programmatica “Lavoro Società” della CGIL), sulla politica operaia del PCI nei primi anni ‘80, con particolare riferimento alla lotta degli operai FIAT contro i licenziamenti e alla lotta in difesa della scala mobile.
L’incontro sarà aperto al contributo di tutti coloro che ritengono oggi più che mai necessario per i lavoratori e la sinistra la ricostruzione di un percorso politico unitario dei comunisti che si riconoscono nella grande e fertile tradizione storica del PCI. Senza un Partito Comunista unitario e collocato in un fronte più ampio di Sinistra le conquiste democratiche e sociali ottenute nei decenni passati continueranno a venire smantellate l’una dietro l’altra e i lavoratori saranno sempre più soli e in balia di una imprenditorialità e di un capitale finanziario che intende uscire dalla crisi riducendoli alla fame.
