Doveva essere una tappa tranquilla, adatta ai velocisti, invece nella Giovinazzo-Bari è successo un po’ di tutto. Una sorta di ammutinamento del gruppo, che ha di fatto neutralizzato la prima parte della corsa, ha costretto l’organizzazione a neutralizzare l’ultimo giro del circuito cittadino di Bari. Una scelta corretta, che forse sarebbe arrivata lo stesso e che ha impedito guai peggiori ai protagonisti coinvolti nella lotta per la classifica. Non c’è stata una vera e propria volata, anche se ad imporsi è stato un velocista, Nacer Bouhanni, al suo primo centro in un grande Giro.
Abbiamo parlato di questi e di altri temi con i nostri, graditissimi ospiti di giornata: Sacha Modolo, velocista di punta della Lampre-Merida, e Ivan Quaranta, vincitore in carriera di sei tappe al Giro d’Italia. Secondo Modolo, che inizierà la propria preparazione al Tour de France non dal Giro del Giappone, come inizialmente previsto, ma dal Tour de Suisse, le richieste dei corridori sono state giuste nella sostanza, ma non nella forma: «Il gruppo poteva far sentire le proprie ragioni in maniera meno plateale, però quando noi protestiamo un motivo c’è: alla fine erano in venti a far la volata… Fossero stati coinvolti anche quelli che fanno classifica e i loro gregari, ci sarebbero potuti essere problemi maggiori». A proposito dei gesti un po’ troppo plateali visti in gruppo, il corridore della Lampre-Merida aggiunge: «Forse al Tour certe cose non le avremmo viste, ma anche il Giro è una grande corsa e lo dimostra il fatto che corridori come Kittel e Quintana abbiano deciso di prendervi parte». Facendo capire di non nutrire grosse speranze sulle possibilità degli italiani per la vittoria della generale («Mi aspetto qualcosa di buono da Scarponi, Aru può far bene e spero che i miei compagni Cunego e Ulissi siano tra i protagonisti»), Modolo si è di fatto chiamato fuori dalla contesa iridata di Ponferrada: «Ho parlato con Pozzato e Paolini, i quali mi hanno detto che il percorso è duro. Ne parlerò ancora con Cassani, ma in un modo o in un altro i 4000 metri di dislivello vanno fatti e per me potrebbero essere troppi».
Con il secondo ospite di giornata, Ivan Quaranta, siamo tornati su quanto accaduto in gruppo durante la quarta tappa: «Ai miei tempi una cosa del genere non sarebbe mai successa. Il ciclismo è uno sport che si fa all’aperto, la protesta dei corridori è stata un po’ strana. Può capitare che piova, ma i fatti hanno poi dimostrato che le strade erano effettivamente pericolose». Anche se per l’ex velocista cremasco la scelta di neutralizzare l’ultima tornata non è del tutto condivisibile: «Le cadute fanno parte del gioco, i corridori si devono ricordare di essere al Giro e devono onorarlo fino in fondo». Interrogato sulle speranze dei velocisti italiani, Quaranta ha le idee chiare: «Spero che Elia Viviani possa vincere almeno una frazione da qui alla fine, ha le qualità per farlo e se la meriterebbe». Al sei volte vincitore di tappa al Giro non è invece piaciuto il ritiro di Kittel: «Non so cos’abbia avuto di preciso, spero sia stata una cosa seria, ma la scelta di non partire, specie in una tappa così semplice, mi è sembrata strana. Kittel non si è comportato bene, non ha onorato la corsa. Avrebbe potuto provare a partire e ritirarsi dopo 3 km. C’è gente che oggi ha preso il via con le costole rotte».
Completata la prima settimana di lavoro, “Velodome, opinioni a confronto” procede spedito raccogliendo consensi. Riuscendo a garantire giorno dopo giorno, sempre grandi ospiti. Questo pomeriggio, grazie all’interessamento di Andrea Tafi che lo sta ospitando presso la sua struttura “Il Borghetto di Andrea Tafi”, sarà di scena Johan Musseuw, iridato a Lugano nel 1996 e autore di due tris prestigiosi al Giro delle Fiandre e alla Parigi-Roubaix.
Dopo un grandissimo ex così titolato, seguirà uno dei nostri giovani di belle speranze, il bergamasco Gianfranco Zilioli del team Androni-Venezuela, già vincitore tra i professionisti, dove può vantare il successo nel G.P. Industria e Commercio di Prato.
Fonte: Ufficio Stampa Velobike
