gonews.it

Una "Via Crucis laica" al parco San Salvi, venerdì 9 maggio

L'Ospedale San Salvi

La lotta ormai decennale del Comitato contro la privatizzazione di un patrimonio collettivo come San Salvi, è parte essenziale di una rivendicazione più vasta che coinvolge l’universo dei beni comuni, la qualità ambientale e la difesa dei diritti sociali connessi allo sviluppo e alla dignità della persona umana.

La Carta costituzionale, riletta in questa ottica, riconosce alla comunità dei cittadini, a titolo di sovranità collettiva, di decidere sulla destinazione di beni che abbiano un carattere preminente di interesse generale. Anche se la proprietà è privata perché il suo esercizio non può non assicurare la funzione sociale costituzionalmente prevista. Per questo l’area non solo non può essere venduta tutta o in parte al miglior offerente privato, ma nemmeno abbandonata all'incuria in cui la mantengono ASL, Regione, Provincia, Comune. 

Il Comitato "San Salvi chi può" organizza l’niziativa della VIA CRUCIS LAICA a cui aderiscono varie realtà cittadine, per rappresentare attraverso varie tappe ” la passione” , intesa come impegno civile e battaglia culturale che attende i cittadini tutti per la salvaguardia e preservazione dei beni comuni. San Salvi quindi deve essere realmente valorizzato, rimanendo tutto pubblico e usufruibile dagli abitanti di Firenze nei modi consentiti dalla sua grande ricchezza ambientale, storica e architettonica.

SAN SALVI E LA LOTTA IN DIFESA DEI BENI COMUNI

La via crucis laica per San Salvi e i beni comuni, vuole rappresentare attraverso varie stazioni tematiche, la passione intesa come impegno civile e battaglia culturale, che attende una cittadinanza sempre più consapevole dei propri diritti fondamentali e come essi siano strettamente associati alla preservazione dei beni comuni.

Diritti che quotidianamente vengono calpestati dal dominio di un’economia che riduce tutto a merce e, da una politica asservita alle spietate leggi della finanza, politica che sovente si fa complice del feroce saccheggio delle risorse comuni a vantaggio dei pochi detentori del potere bancario ed economico.

La lotta, ormai decennale, contro la privatizzazione di in un patrimonio pubblico come San Salvi, per la funzione civile e strategica che esso può rivestire per la nostra città e per la riqualificazione urbanistica della sua periferia, è parte essenziale di una rivendicazione più vasta e generale che coinvolge l’universo dei beni comuni e la difesa di diritti sociali, quali:

La nostra Costituzione riletta sulla base della teoria dei beni comuni, assegna alla comunità dei cittadini a titolo di sovranità collettiva il diritto di decidere sulla destinazione di beni che abbiano carattere di preminente interesse generale, in essi la proprietà privata con il suo carattere esclusivo non può prevalere su quella collettiva con la sua dimensione inclusiva e sociale.

La conservazione e l’uso di beni comuni come San Salvi, e la resistenza civile che si oppone alla loro spartizione e svendita alla speculazione privata, viene pertanto, pienamente legittimata non solo in rapporto alla imprescindibile tutela degli interessi comuni, ma anche alla luce dei principi stabiliti dalla Costituzione repubblicana e dei diritti sovrani di democrazia sostanziale e di uguaglianza che essa contempla.

Fonte: Comitato San Salvi chi può

Exit mobile version