Si è molto parlato della creazione di un Comune Unico dell’Empolese Valdelsa, progetto che risulta a dir poco inefficace per molti aspetti. Lo strumento della fusione dei Comuni è nato per far sì che le Amministrazioni di dimensione piccola o piccolissima potessero raggiungere una grandezza tale da permettere una più efficiente e sostenibile erogazione dei servizi ai cittadini. La costituzione di una simile realtà nell’Empolese Valdelsa di oltre 170 mila abitanti e con un territorio da gestire di 735 km2 – secondo solo al Comune di Roma – comporterebbe un aggravio in termini di costo e di organizzazione della “macchina amministrativa” e dei servizi per i cittadini.
Oltretutto il Comune unico non sarà immediatamente operativo, ma per l’integrazione di tutte le funzioni amministrative e l’effettiva entrata a regime del nuovo Ente, trascorrerà un inevitabile periodo di tempo che comporterà altri costi e disagi alla popolazione. Immaginiamo per un attimo cosa vorrebbe dire vivere in un Comune unico.
Dal lato dei servizi, una popolazione e un territorio più vasto comporterebbero una maggiore complessità organizzativa con la conseguente necessità di costituire nuove strutture amministrative decentrate per gestire il territorio (ad es. un abitante di Montaione non dovrebbe recarsi a Empoli per il servizio di anagrafe). Si toglierebbero gli undici Comuni per poi creare uffici decentrati negli stessi luoghi.
Per quanto riguarda i “costi della politica”, non si deve credere che il Comune Unico ridurrà drasticamente i compensi degli amministratori (sindaco, assessori e consiglieri) solo perché il loro numero diminuirà rispetto alla somma dei politici degli undici municipi. Infatti, più il Comune è grande, più alti saranno gli stipendi. Certo, il Sindaco, gli assessori e i consiglieri di Livorno o di Prato non percepiscono gli stessi stipendi o gettoni di quelli di un piccolo Comune. Dagli attuali 1,087 mln. annui degli undici Comuni, si passerà con la nuova Legge “Delrio” a oltre 487mila euro annui e non a 165mila come erroneamente calcolato dal comitato di Morelli.
Vero è che esistono incentivi statali e regionali per le fusioni di Comuni che ammontano, nel nostro caso, a circa 53 milioni . di euro in dieci anni (48 mln. dallo Stato e 5 mln. dalla Regione Toscana). Tuttavia, tali risorse sono soggette agli stanziamenti annuali dettati dalla disponibilità statale e regionale. Infatti, per il 2014, 2015 e 2016, la Legge di Stabilità prevede, per la fusione tra Comuni, una somma annuale pari a 30 milioni di euro complessivi per tutto il territorio nazionale. Alla luce di quanto detto risulta poco credibile ad oggi, poter contare sulla totalità di questi incentivi.
Nel Circondario c’è già un Ente di coordinamento dei Comuni che è l’Unione, attraverso la quale possono essere raggiunte le citate economie di scala nell’amministrazione e nella produzione di beni e servizi pubblici. L’erogazione di questi ultimi avviene invece attraverso i Comuni che continueranno a essere i presìdi sul territorio e di vicinanza ai cittadini.
Invece di puntare su un Comune unico che porterebbe inefficienze, quindi, occorre lavorare al meglio per far sì che l’Unione dei Comuni, che entrerà a pieno regime a fine anno, rappresenti lo strumento per raggiungere una maggiore efficienza e tutelare l’autonomia e le peculiarità del nostro territorio nei confronti della futura Città Metropolitana fiorentina.
Lista Civica 'Questa è Empoli'
Fonte: Questa è Empoli
