gonews.it

Ardissone lascia Fidi per motivi personali. La Regione è per la fusione dei Confidi: dibattito in consiglio regionale

Il consiglio regionale

Nel giugno 2014 è prevista l’approvazione del bilancio 2013 di Fidi Toscana; successivamente decorreranno le dimissioni del presidente di Fidi, Agostino Ardissone, che risultano motivate sclusivamente da esigenze di natura  personale, anche tenuto conto della sua residenza, a Como. Lo ha dichiarato l’assessore alle attività produttive, al credito e al lavoro, Gianfranco Simoncini, in apertura della comunicazione urgente resa in aula sulle dimissioni del presidente di Fidi Toscana e sulle future strategie della società.

Il ruolo di Ardissone è stato particolarmente significativo, nell’avvio della fase di modifica che ha caratterizzato la società dal maggio 2012. Dopo l’ispezione della Banca d’Italia, ha ricordato Simoncini, è stato necessario adottare uno Statuto profondamente rivisto, ridefinendo la mission aziendale e modificando l’approccio regionale, con riferimento alla governance. Su quest’ultimo aspetto, l’assessore ha ricordato che secondo Banca d’Italia vi era un rischio, cosiddetto ‘strategico’, legato ad un possibile ruolo egemone della presidenza della Giunta regionale sul direttore della società. Ciò ha portato Banca d’Italia a richiedere modifiche allo statuto tali da riportare la nomina in capo al cda.

La Regione, a partire dalla legge regionale 33 del giugno 2012, ha confermato la strategicità della propria partecipazione in Fidi, proseguito le dismissioni delle funzioni non inerenti il credito, superato le originarie modalità di governance societaria. Il nuovo statuto è stato approvato nel luglio 2012, e si è proceduto al conseguente rinnovo degli organi societari: si è ampliata l’attività di concessione di garanzie ed eliminato la prosecuzione dell’attività di merchant banking, pur potendo acquisire o detenere partecipazione in società con oggetto sociale affine o analogo a quello di Fidi.

Dal punto di vista della governance, qualunque socio con una partecipazione che superi l’1,5 per cento del capitale deve sottoscrivere un patto parasociale in cui recuperare una serie di disposizioni sulla governance societaria prima contenute nella legge regionale e nello Statuto, così da assicurare un adeguato ruolo al socio di maggioranza (la Regione, o chiunque esso sia). Si tratta di un contesto nel quale vengono, di fatto, inquadrati i poteri e le funzioni dell’esecutivo regionale.

Il cda ha, nel dicembre 2013, aggiornato il Piano industriale 2013-2015 per adeguarsi alle modifiche, di segno più avverso, intervenute nello scenario di mercato. Come confermato dall’assessore, la notevole riduzione del volume di investimenti effettuati dalle aziende e la persistente difficoltà delle imprese nell’ottenere crediti bancari, hanno portato una forte riduzione della domanda di garanzie, unita al deterioramento, superiore alle aspettative, della qualità del credito. Tra i capisaldi da perseguire nel residuo periodo strategico, ci sono tra l’altro l’ampliamento delle forme tecniche garantibili, lo sviluppo di nuovi prodotti di garanzia e quello delle attività di consulenza.

Sugli obiettivi prefissati, ha dichiarato l’assessore, grava il perdurare  della stagnazione economica e l’incessante riduzione degli impieghi delle banche. Si auspica, ha concluso Simoncini, il deciso perseguimento di tutte le iniziative volte all’ampliamento dell’offerta, all’allargamento del mercato, all’efficientamento della struttura della società, così come delineato dal piano industriale.

Il dibattito

Alessandro Antichi, dando atto all’assessore di saper normalizzare le cose più difficili ma anche ringraziandolo per la sua onestà intellettuale, che su Fidi Toscana lo ha portato ad assicurare un momento di chiarimento all’interno della Commissione competente dopo la nomina del nuovo Cda, si è soffermato sul ruolo di Fidi, all’origine di molte crisi aziendali, come la Mabro.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento di Nicola Nascosti, che ha invitato a riflettere sulle motivazioni che hanno portato Ardissone a dimettersi da Presidente di Fidi: esigenze di natura personale tenendo conto anche della residenza a Como. Per il consigliere le ragioni delle dimissioni stanno in altri palazzi, ma soprattutto occorre separare i grossi interventi dalla parte essenziale dell’attività di Fidi, ovvero l’erogazione di garanzie a favore di piccole e medie imprese che deve essere salvaguardata.

Sarebbe stato fondamentale l’intervento del direttore della Banca d’Italia in Commissione consiliare per fare chiarezza sull’ispezione, ma questo non è avvenuto, ha affermato Marco Carraresi. Da qui la consapevolezza di non poter fare il processo alle intenzioni, ma anche la convinzione che a pensar male, spesso, non si sbaglia. Inoltre il consigliere si sarebbe aspettato dalla comunicazione uno sguardo al futuro, relegato invece nelle ultime righe, nell’auspicio del perseguimento di tutte le iniziative volte all’ampliamento dell’offerta e all’efficientamento della struttura della società.

Paolo Marini, invitando a cogliere le dimissioni del presidente per come sono state motivate, sviluppando poi il ragionamento dopo il nuovo Cda e il confronto in commissione, concentrandosi sul ruolo di Fidi Toscana. Il consigliere non ha escluso azioni sbagliate ma ha sottolineato soprattutto i risultati raggiunti in situazioni di crisi.

Anche per Marco Manneschi il punto decisivo è garantire che Fidi possa mantenere o recuperare la “mission” di sostegno alle imprese, andando incontro ad una economia dolente. Al centro di tutto c’è la situazione del credito in Toscana, e se la gestione spetta agli organi di amministrazione, Giunta e Consiglio sono chiamati ad impegnarsi per garantire un ruolo forte di Fidi e degli strumenti ad essa collegati.

Per Paolo Bambagioni occorre che Fidi torni ad essere protagonista, sostenendo l’economia reale, quindi le piccole e medie imprese della nostra regione; invece, per errori compiuti e per la difficoltà economica, Fidi è diventata come una qualsiasi banca e questo è il vero problema da risolvere al più presto.

L’assessore Gianfranco Simoncini, nella replica, ha invitato ad essere meno pesanti sul giudizio su Fidi Toscana, una realtà viva che ha 50 mila imprese affidate, e che quindi svolge una funzione importante in un momento delicato per l’economia del paese.

Fonte: Toscana Consiglio Regionale

Exit mobile version