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Pd sul porto: "con l'arrivo di nuovi attori mondiali serve un ripensamento"

Il porto di Viareggio

Questi ultimi decenni hanno visto la comparsa sullo scenario mondiale di nuovi attori economici, i cosiddetti mercati emergenti, che hanno fatto si’ che l’ ascesa della Cina, del Brasile, dell' India e della Russia divenisse un fenomeno irrefrenabile.

E mentre paesi come Stati Uniti e Germania sono riusciti ad avvantaggiarsi di questa crescita, altri, come l' Italia, ne hanno sofferto. In questo contesto occorre registrare che in generale la ricchezza nel mondo e’ andata sempre piu’ concentrandosi: in altre parole nel mondo ci sono meno ricchi ma sempre piu’ ricchi.

Questo ha creato un’ enorme massa di liquidita’ alla ricerca di opportunita’ di investimento. Lo sperimentiamo in questi giorni con l’ interesse verso le nostre ENI ed ENEL e le nostre Banche.

Il sopraggiungere di capitali esteri non e’ di per se’ un fatto negativo nella misura in cui gli investitori hanno un approccio strategico e di lungo periodo. Sono invece da temere gli acquisti opportunistici delle nostre aziende volte ad acquisire esclusivamente tecnologia e brevetti.

Al riguardo penso all’ acquisto del gruppo nautico Ferretti da parte dei cinesi, con il tentativo di chiusura del quartiere generale di Forli’, scongiurato solo pochi giorni fa. E’ importante che passi il messaggio che non e’ indifferente produrre marchi cosi’ importanti in Italia oppure all’ estero. La crisi non ha lasciato indenni molte aziende, anche blasonate, della nostra Darsena, che oggi si trovano a gestire una pesante crisi produttiva e occupazionale, prestando cosi’ il fianco al possibile attacco di gruppi internazionali.

Viareggio ha una ricchezza da difendere nel suo “Porto”, che ospita un terzo dei maggiori produttori mondiali di imbarcazioni sopra i 24 metri. Ma la sua ricchezza non e’ solo economica, e’ anche sociale e storica, in quanto i risultati gli ha raggiunti grazie ad una tradizione professionale e lavorativa, nata assieme alla città.

Questo e’ un valore che non deve andare disperso, che deve essere tutelato. Oggi la nautica sta attraversando un momento di trasformazione.

Proprio per venire incontro alle richieste di una clientela piu’ facoltosa, la produzione va sempre piu’ orientandosi verso i megayachts (dove anche la concorrenza internazionale si fa più agguerrita) mentre il settore delle imbarcazioni minori resta scoraggiato da una congiuntura sfavorevole.

Dunque, se con riferimento alle imbarcazioni sotto i trenta metri, ci troviamo a fare i conti con un settore del mercato che ha perso circa il 75% del fatturato nel corso degli ultimi anni, il mercato delle imbarcazioni dai 50 metri in su ha sostanzialmente conservato la sua capacita’ di generare reddito.

Sulla base di queste considerazioni, occorre puntare al rilancio del porto di Viareggio creando le condizioni affinche’ si favorisca la produzione e la manutenzione delle grandi imbarcazioni, e in questo senso occorre risolvere in maniera prioritaria i problemi che affliggono l’ imboccatura, l’ avamporto e le infrastrutture.

L’ accesso al porto, le sue infrastrutture sono il punto di partenza di ogni ulteriore considerazione. Molte realta’ a noi vicine e concorrenti si stanno attrezzando per superare il momento di crisi puntando sul refitting. Infatti, la manutenzione e il rimessaggio di una grande imbarcazione e’ capace di generare una importante fonte di lavoro.

Su questo fronte Viareggio, non solo ha aziende con competenze e capacita’ per sfidare i mercati nazionali e internazionali, ma ha anche un ulteriore vantaggio. Infatti, spesso, molti porti vengono progettati e costruiti ex novo, senza un adeguato retroterra. Mancano cioe’ negozi, ristoranti, parcheggi e altri servizi.

Non e’ certamente il caso di Viareggio, il cui porto compenetra nella citta’ e diviene un tutt’uno con essa, e quindi la città mette a disposizione le sue attivita’ con facilita’.

E’ un valore aggiunto che occorre saper sfruttare, in quanto il refitting viene spesso comandato dagli equipaggi, che certamente preferiscono passare l’ inverno in un posto piacevole, dotato di tutti i benefici, piuttosto che non in un area “spersa”, distante da tutto.

Occorre dunque un cambio di passo, o vi e’ il rischio che anche alcune delle nostre aziende seguano il medesimo destino di Ferretti, o spostino la produzione.

Il porto come e’ oggi deve essere ripensato. E deve essere fatto all’ interno di una cornice piu’ ampia, di livello regionale, dove Viareggio, Marina di Pisa, Carrara, Livorno e altri facciano sistema tra di loro, dismettano ogni competizione interna per far fronte comune a una competizione esterna sempre piu’ serrata.

Deve essere ripensato a partire da una rivisitazione del Piano Regolatore Portuale che parta da un assunto, e cioe’ che all’ interno del porto convivono tre principali attività: una produzione di rilevanza mondiale, il turismo nautico e la pesca.Tutte queste attività assieme sono una ricchezza per la nostra citta’ e devono essere sostenute, ma occorre aver ben chiaro che ciascuna di essa pesa in diversa maniera sul panorama economico viareggino e piu’ complessivamente versiliese.

 La pesca e’ un settore che da sempre fa parte del nostro tessuto sociale. Come le altre attivita’ soffre il problema dell’ insabbiamento dell’ imboccatura del Porto, che, in attesa dei lavori del sabbiodotto, spesso obbliga la flotta peschereccia a non uscire, con un conseguente danno economico. Nonostante importanti fondi europei e regionali gia’ stanziati, deve essere ancora completato il nuovo mercato ittico e riteniamo si debba concretizzare fin da subito il progetto di gestione delle attivita’ commerciali ittiche da parte dei produttori.

Inoltre, con l’ apertura del nuovo mercato ittico, occorre quanto prima aprire un’ ampia riflessione sulla destinazione degli spazi del vecchio mercato, trovando le soluzioni piu’ idonee per l’ economia della citta’.

La nautica da diporto e’ forse il settore che, a livello nazionale, ha maggiormente risentito del momento di crisi, in quanto prevalentemente orientato alla domanda interna: basti pensare alle esperienze dei porti turistici come Sanremo o Lavagna, oppure Pisa. Appare dunque di dubbia sostenibilita’ un porto incardinato esclusivamente sulla vocazione di un turismo nautico. Tuttavia rappresenta per il porto di Viareggio un settore da difendere, sia perche’ fondamentalmente molti utilizzatori sono legati alla nostra citta’, sia perche’ Viareggio riesce comunque a mantenere una capacità attrattiva anche grazie alla qualita’, finora ineguagliabile, dei servizi alla nautica che le nostre imprese e le loro maestranze sono in condizione di erogare.

Come abbiamo visto dunque, nella nostra Darsena sono presenti diverse attivita’. Ma esse convivono in uno spazio delimitato e hanno diverse esigenze e tuttavia pesano, e sempre piu’ peseranno, in diversa maniera sull’ economia cittadina e versiliese. Vi e’ quindi la necessita’ di governare questo spazio attraverso delle scelte politiche.

Tenendo presente proprio i ritardi della politica, dove il Piano Regolatore Portuale (peraltro mai attuato) risale a dieci anni fa, l’ istituzione dell’ Autorita’ Portuale Regionale e’ stato un passaggio importante, perche’ e’ uno strumento efficiente per il governo dei processi in atto all’ interno del Porto, sia per la pianificazione delle aree portuali, sia per il fatto che le concessioni vengano effettivamente destinate ad un uso produttivo.

Concludo quindi mettendo in evidenza come il dragaggio dell’ imboccatura e il completamento dei lotti dell’ asse di penetrazione sono misure importanti e necessarie, direi essenziali per portare il nostro porto alla pari con gli altri.

Tuttavia sono misure non sufficienti. Occorre infatti essere consapevoli dell’ importanza di rivedere il Piano Regolatore Portuale in alcune sue componenti e finalita’ , prendendo atto dei cambiamenti intercorsi in questi anni e avendo come obiettivo lo sviluppo e la crescita della nostra economia.

Vorrei rendere piu’ chiaro questo concetto con un esempio. Se una famiglia non riesce ad entrare o ad uscire di casa perche’ la porta e’ bloccata, questo e’ sicuramente un grave problema, da risolvere con priorita’ rispetto ad altri. Non occorre fare delle scelte, bisogna agire. Se, al contrario, in una famiglia cambiano alcune esigenze, e c’e’ bisogno di rivedere lo spazio all’ interno della casa stessa, occorre che qualcuno faccia delle scelte. Se questo non accade, se le scelte vengono rimandate, a lungo andare la famiglia entra in crisi e qualche suo membro si vede costretto a cambiare casa.

 

 

 

Fonte: Massimiliano Ingargiola Coordinatore segreteria Pd Versilia - Ufficio Stampa

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