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Bottino (Urbat) sui tagli ai consorzi di bonifica: “Giusto razionalizzarli dove non funzionano, ma eliminarli significherebbe moltiplicare i costi”

Marco Bottino

“Assistiamo non senza stupore alla direzione che ha preso, sulla stampa, il dibattito in merito alla proposta del Governo coinvolgere anche i Consorzi di Bonifica nel cosiddetto Sforbicia Italia – spiega Marco Bottino, presidente dell’Urbat, l’Unione regionale per le bonifiche, l’irrigazione e l’ambiente della Toscana -. Con stupore perché il dibattito ignora una serie di elementi fondamentali. Prima di tutto, i Consorzi di Bonifica non possono essere considerati parte della pubblica amministrazione, in quanto non pesano sulle casse dello Stato. Ciò in ragione dell’autonomia finanziaria e dell’autogoverno dei consorziati, cui fanno capo le spese di funzionamento e di gestione delle opere pubbliche, finalizzate alla riduzione del rischio idraulico e alla mitigazione del dissesto idrogeologico oltre alla razionale utilizzazione dell’acqua irrigua. I Consorzi sono soggetti privati con funzione pubblica. La loro abolizione andrebbe dunque in direzione esattamente contraria a quella che ci si prefigge, rendendo pubbliche funzioni fino ad oggi private. Non solo, ma l’abolizione dei Consorzi porterebbe a trasformare in dipendenti pubblici migliaia di persone che attualmente non lo sono in tutta Italia. Diverso e corretto è invece pensare a una razionalizzazione dove effettivamente i Consorzi non funzionano. Un processo che è già avvenuto nella nostra Regione. Gli enti della bonifica toscana, con la recente legge approvata dalla Regione, sono infatti passati da 26 ( di cui 13 Consorzi) a 6 e ad essi sono state attribuite quasi tutte le funzioni in materia di difesa del suolo e irrigazione. La riduzione a sei dei Consorzi di Bonifica e la loro riorganizzazione ha permesso di razionalizzare costi e funzioni: attualmente il 78% del personale è rappresentato da tecnici e operai e appena lo 0,46% dei costi va invece agli organi dell’ente (compresi revisori e stima gettoni e rimborsi). Interrompere il percorso virtuoso per consegnare al pubblico queste delicate funzioni significherebbe mettere in ulteriore difficoltà una regione come la Toscana così provata dal dissesto idrogeologico”.

“I Consorzi – prosegue Bottino – grazie anche al ruolo privatistico che li contraddistingue, hanno dato e danno un contributo fondamentale alla manutenzione del territorio e, proprio per il loro essere fuori dal patto di stabilità, sono stati identificati da Regioni, Province e Comuni come gli unici ad avere la capacità operativa e il know how necessari a progettare e realizzare opere indispensabili per la salvaguardia dal rischio idrogeologico. Delegare queste competenze a un generico ente pubblico si tradurrebbe soltanto in un ulteriore aggravio di costi per il cittadino senza le adeguate garanzie di ritorni in termini di interventi. Il tributo di bonifica, che attualmente è di fatto una tassa di scopo, rischierebbe di andare disperso e confuso insieme a mille altre voci, a scapito della sicurezza del territorio e della stessa volontà di risparmio”.

Fonte: ufficio stampa

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