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Consiglio regionale su riforma del Senato e Titolo V. Bugli: "Ok, ma che ci sia potere di veto". Monaci: "Non mera testimonianza né sussulto di conservazione". Rossi: "Non c'è svolta autoritaria"

E' iniziata la seduta del Consiglio Regionale della Toscana dedicata alla discussione sulla riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione, in contemporanea con analoghe sedute che si tengono in ogni regione. "Non è una sterile manifestazione di testimonianza - ha affermato il presidente Alberto Monaci - né tantomeno un sussulto di conservazione di uno status quo che, certo fra l'indifferenza mediatica generale, per primi noi consiglieri avevamo cominciato a riconsiderare, come testimoniano gli atti". Monaci ha definito la riforma "un buon punto di partenza" e ha rivendicato "la volontà di collaborazione per un passaggio riformatore importante" da parte dei Consigli regionali, osservando come "il governo e la maggioranza che lo sostiene non possono non apprezzare lo spirito collaborativo delle Regioni", e come questi "non possano derogare da un confronto di merito" sulle Regioni stesse e "sul loro prossimo ruolo nell'architettura dello Stato".

Monaci, confermare a Regioni le funzioni legislative

La riforma del Titolo V deve contemplare "la conferma delle Regioni come organi rappresentativi delle comunità regionali, dotati di funzioni legislative, con organi eletti dal popolo a suffragio universale". Lo ha affermato Alberto Monaci, presidente del Consiglio Regionale della Toscana, aprendo stamani la seduta straordinaria dedicata alla riforma di Senato e Titolo V della Costituzione.

"Privarle di anche una sola di queste caratteristiche costituirebbe un impoverimento del tessuto democratico del Paese", ha proseguito, osservando che la riforma del Titolo V, "rischia di incentivare quel che si voleva evitare" per quanto riguarda il contenzioso in Corte Costituzionale sui conflitti di competenze fra Stato e Regioni "acriticamente assunto quale parametro della riforma", perché "la sua recrudescenza negli ultimi anni è prevalentemente dovuta al principio di coordinamento della finanza pubblica quale motore dell'ingerenza statale".

Giunta Toscana, ok a riforma,ma abbia potere di veto

Sì a un Senato che ricalchi "il modello tedesco del Bundesrat", ma serve affermare "il principio che, a fronte del voto negativo del Senato a maggioranza assoluta, debba corrispondere un sistema per cui la Camera abbia bisogno di superarlo con qualcosa di più di una mera maggioranza". Lo ha affermato Vittorio Bugli, assessore alle riforme istituzionali della Regione Toscana, intervenendo alla seduta straordinaria del Consiglio Regionale dedicata alla riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione.

Secondo Bugli si deve "accogliere con favore il superamento del bicameralismo paritario" ma "se il Senato deve essere il luogo di rappresentanza del territorio, deve rappresentare le comunità regionali nel loro insieme", e quindi prendere atto che "non tutte le comunità sono uguali, la Basilicata non è uguale alla Lombardia", per cui serve dare "diverso peso" alle Regioni. L'assessore ha precisato che "la presenza così marcata di rappresentanti nominati dal presidente della Repubblca a noi non scandalizza", ma "un numero così elevato" di senatori nominati non è in sintonia con "il carattere dell'assemblea che tende a rappresentare le comunità regionali".

Rossi,non si pone rischio di una svolta autoritaria

"Non credo che si ponga il rischio di una svolta autoritaria, credo profondamente sbagliato porre in questi temi il dibattito". Lo ha detto Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, in merito alle critiche ricevute dal Governo sulle riforme annunciate. "E' dagli anni '70 che la politica cerca di riformare le istituzioni", ha fatto osservare Rossi nel suo intervento stamani a una seduta straordinaria del Consiglio Regionale della Toscana dedicata proprio alle riforme.

No a un nuovo centralismo romano, serve un ruolo delle Regioni 

"Si pensa davvero che il pendolo debba oscillare verso un nuovo centralismo romano?". Questo l'interrogativo posto da Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, intervenuto alla seduta straordinaria del Consiglio Regionale dedicato al progetto di riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione, chiedendo che non vi sia "il riaccentramento del governo delle decisioni e della loro implementazione".

Secondo Rossi, che ha affermato di voler "leggere positivamente l'impianto della proposta" avanzata dal governo sul Senato e sulle Regioni, e che non trova sbagliato "introdurre in Costituzione il concetto di comunità regionali", l'orientamento volto a ridefinire i poteri delle Regioni nasce dal fallimento di "un 'federalismo degli staterelli' travolto dalla crisi della globalizzazione, dal governo centrale che vi ha scaricato i suoi costi finanziari, e da comportamenti eticamente disdicevoli", ma "il neocentralismo è una nuova illusione che il Paese rischia di correre", per cui "su questo bisogna alzare la voce: in gioco sono il governo del Paese, e le esigenze dei settori economici e sociali".

 

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Fonte: Toscana Consiglio Regionale

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