È allarme per le persone colpite ogni anno in Toscana da scompenso cardiaco acuto, sindrome invalidante per la quale il cuore perde progressivamente la capacità di pompare in modo adeguato il sangue nell'organismo. Mediamente il 3-4% dei pazienti non sopravvive al primo episodio, il 20-30% muore nell'arco di un anno e il 75% entro 5 anni. Si contano 7.000 casi l'anno nella regione. In generale lo scompenso cardiaco acuto, che in Italia colpisce 200.000 persone all'anno, è un fenomeno in crescita ed è la principale causa di ospedalizzazione per gli over 65.
Tra i sintomi più frequenti figurano un'improvvisa sensazione di annegamento, il rapido aumento di peso dovuto all'accumulo di liquidi in tutto il corpo, il battito cardiaco irregolare. Lo scompenso cardiaco acuto è ancora più aggressivo di alcuni tumori avanzati: considerando la finestra temporale di cinque anni, ha un tasso di mortalità doppio rispetto alla mortalità dovuta al tumore al seno (35%).
Dalla ricerca, che coinvolge anche ospedali toscani, arrivano nuove prospettive di riduzione dei sintomi e abbattimento della mortalità: "Negli scorsi anni abbiamo partecipato allo studio su una nuova molecola, la serelaxina, al fine di valutare se fosse in grado di ridurre sia la sintomatologia in fase acuta che la mortalità", spiega Franco Cosmi, responsabile del reparto di cardiologia dell'ospedale Santa Margherita di Cortona. "I risultati sono stati positivi e anche in parte inaspettati. A breve, partirà una seconda fase dello studio, con l'obiettivo di confermare i primi risultati".
