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Dai money transfer passaggi da 5,4 miliardi di euro tra il 2010 ed il 2012. Presentata la relazione sulla criminalità organizzata

foto d'archivio

La vicenda di via de’ Georgofili ci ha toccato tutti, ma ancora non siamo riusciti a fare piena chiarezza”. Lo ha ricordato il presidente del Consiglo regionale, Alberto Monaci, in apertura della presentazione al pubblico ed alla stampa della relazione conclusiva dell’indagine conoscitiva sui fenomeni di criminalità organizzata. La relazione è stata realizzata dalla commissione Affari istituzionali, presieduta da Marco Manneschi, su proposta della portavoce dell’opposizione Stefania Fuscagni. La portavoce ha integrato la relazione conclusiva unanime della prima commissione con una propria relazione.

Il presidente del Consiglio regionale ha sottolineato le caratteristiche nuove che assume la criminalità organizzata nel suo dispiegarsi a livello internazionale, da un lato, e nella sua penetrazione nel tessuto sociale, con le sue ampie zone grigie. “La Toscana – ha ribadito Monaci – ha sempre cercato più di fare che di dire”.

“È stato un lavoro appassionante, intenso, che abbiamo cercato di sintetizzare in una relazione breve, semplice, di appena undici pagine – ha rilevato il presidente della commissione Affari istituzionali Marco Manneschi – Il problema vero è che non si riesce a parlare della criminalità organizzata in modo strutturato. La presenza della mafia è rilevata solo dagli organi di polizia. Un livello di attenzione più alto renderebbe tutto più semplice”. Questo è particolarmente vero per la nostra regione, che registra solo casi limitati di controllo vero e proprio del territorio: Prato, parte della Valdinievole e della Versilia, Valdarno aretino. La Toscana, però, è una delle Regioni in cui si ricicla più denaro, molto del quale transita all’esterno del circuito bancario, ad esempio i money transfer. “La Guardia di finanza, tra il 2010 ed il 2012, ha individuato un passaggio di denaro pari a circa 5,4 miliardi di euro – ha ricordato Manneschi – Provenivano da tutta Italia, ma l’epicentro era tra Firenze, Prato e Sesto fiorentino”.

Tra le proposte avanzate dalla commissione a livello nazionale, il presidente ha ricordato l’introduzione del reato di autoriciclaggio, limiti alle gare con il massimo ribasso, più controlli sui servizi di ‘money transfer’, l’attivazione di white lists presso le prefetture, una sorta di certificazione antimafia semplificata, l’ultimazione delle procedure per l’istituzione dell’albo degli amministratori giudiziari dei beni sequestrati alla mafia. A livello regionale, invece, la commissione propone un testo unico di tutte le norme in materia, la stazione unica appaltante per la tracciabilità degli affidamenti, l’implementazione del prezzario delle opere pubbliche, tenuto dall’Osservatorio regionale sui contratti, archivi informatici con le Camere di commercio sull’apertura e chiusura delle imprese e l’accesso per la pubblica amministrazione agli atti dei notai, per monitorare i passaggi di proprietà, oltre ad iniziative sulla cultura della legalità rivolte a scuole ed adulti.

“O le istituzioni si uniscono, o la mafia vince. Non esserne consapevoli è la prima arma in mano alla criminalità – ha affermato la portavoce dell’opposizione Stefania Fuscagni, che, rivolgendosi alla presidente della commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi, ha chiesto “provocatoriamente: non sarà il caso di chiudere una commissione, che produce una ricca documentazione, ma è incapace di farsi ascoltare a livello istituzionale?”

A livello regionale, secondo Fuscagni, ci sono le condizioni per dare un segnale, specie nei confronti delle imprese in difficoltà, intervenendo sull’accesso al credito e con misure vere di sostegno.

“Il punto debole è la pubblica amministrazione, che è abituata ad avere a che fare con gente onesta – ha dichiarato il vicepresidente della commissione Affari istituzionali Alessandro Antichi – Deve diventare consapevole che gli strumenti messi in campo possono essere utilizzati per altri scopi”.

“Ci siamo accostati al fenomeno con grande umiltà – ha rilevato il consigliere segretario della prima commissione Marco Spinelli – Siamo consapevoli di essere davanti ad una realtà complessa, con differenziazioni notevoli in una criminalità organizzata, che si adatta alla società nella quale opera, senza confini nazionali”. A suo parere è necessario che le misure di contrasto siano estese a livello internazionale, con accordi tra le forze di polizia. A questo si aggiunge la promozione della cultura della legalità a partire dalle scuole.

“Uno dei compiti nuovi della commissione parlamentare antimafia credo sia proprio il coordinamento con gli altri livelli istituzionali – ha affermato la sua presidente Rosy Bindi – Il Titolo V della Costituzione non è rimasto sulla carta ed è necessario organizzarsi per contrastare il potere mafioso”. In questa prospettiva, a suo giudizio, le proposte avanzate dal Consiglio regionale sono condivisibili, anche se le ‘white lists’, a suo parere, per la lentezza delle verifiche reali, rischiano di dare ‘patentini’ provvisori a chi non lo meriterebbe.

“Non deve essere sottovalutato l’impegno della commissione parlamentare, nè l’importanza dell’indagine e della conoscenza – ha replicato a Fuscagni - Si potrà restare inascoltati per un qualche tempo, ma quando le istituzioni si decidono ad agire, o sono costrette a farlo, questo lavoro si rivela prezioso”.  Bindi ha ricordato che l’Italia è il paese dove è più presente la mafia, ma anche il paese con la legislazione più efficace nel contrasto, come riconosciuto a livello internazionale. Il problema principale, a suo giudizio, rimane quello del consenso, particolarmete diffuso nelle terre d’origine, dove il sistema mafioso crea un welfare parallelo, a fronte dell’assenza dello Stato nella scuola, nella sanità, nelle infrastrutture. “L’omertà per convenienza è più difficile da combattere che l’omertà da violenza”, ha concluso la presidente, sottolineando fra l’altro la necessità di non creare consenso intorno alla mafia con beni confiscati che restano inutilizzati e la necessità di creare una specifica agenzia per la loro gestione.

Relazione conclusiva dell’indagine conoscitiva sulla criminalità organizzata in Toscana

Il presidente del Consiglio regionale della Toscana Alberto Monaci il 23 aprile 2013 ha affidato alla commissione Affari istituzionali l’indagine conoscitiva sull’analisi dei fenomeni di criminalità organizzata in Toscana, chiesta dalla portavoce dell’opposizione Stefania Fuscagni.

La commissione, presieduta da Marco Manneschi, ha svolto undici riunioni, di cui sei audizioni, per avere un quadro generale della situazione, mettendo insieme diverse fonti ed esperienze, a partire dall’allora procuratore capo di Firenze Giuseppe Quattrocchi, all’assistente del membro nazionale di EuroJust per l’Italia, Pietro Suchan, alla presidente della Commissione europea antimafia Sonia Alfano. Indicazioni preziose sono giunte anche dalle associazioni impegnate sul fronte della prevenzione e della cultura della legalità, quali Libera Toscana, Fondazione Caponnetto, l’Associazione tra i familiari e le vittime di via de’ Georgofili.

Analisi

Le mafie in Toscana ci sono. Sono già state censite, perché portate in giudizio, trentacinque organizzazioni, tutte con sede nella nostra regione. È facile intuire che la realtà sia più vasta e ramificata. Pochi se ne accorgono, perché, salvo alcune zone (Prato, parte della Valdinievole e della Versilia, il Valdarno aretino), le mafie non puntano per il momento al controllo del territorio, ma sono interessate a fare affari, con minore allarme sociale. La mafia dei colletti bianchi non uccide le persone, uccide l’economia legale, le imprese che rispettano le leggi, le libertà economiche.

Siamo tra le regioni dove si ricicla più denaro e stanno aumentando i beni confiscati alle organizzazioni criminali di stampo mafioso. Sono ormai più di sessanta: un indicatore per capire il livello di infiltrazione, spesso sottovalutato e non analizzato adeguatamente dai mezzi di comunicazione.

In Toscana registriamo la presenza della mafia siciliana, della ’ndrangheta, della camorra, ma anche di organizzazioni criminali straniere (albanesi, rumeni, bulgari….). La loro presenza sul territorio e la relativa spartizione è dettata dalle attività ‘imprenditoriali’ praticate: traffico di stupefacenti e tratta di esseri umani a fini di prostituzione, ma anche acquisti immobiliari ed economici-produttivi fatti da specifici gruppi di investitori, come i russi ed i georgiani sulla costa versiliese, fortemente sospetti pur se non ancora provata la provenienza illecita dei capitali impiegati.

La presenza della mafia siciliana, che scelse Firenze per la tragica strage di via de’ Georgofili, non sembra essere oggi particolarmente rilevante rispetto a ‘ndrangheta e camorra. Nel circondario di Lucca (ad esempio Altopascio) si sono insediate da tempo famiglie di casalesi. Altre zone sensibili sono Montecatini, con commistione tra prostituzione di ragazze dell’est e gioco d’azzardo, e l’Aretino, inizialmente per la presenza di aziende orafe, adesso nell’attività alberghiera, di ristorazione e nei beni di consumo. A Firenze oggi la camorra, insieme alla ‘ndrangheta e all’organizzazione criminale albanese, controlla il mercato della cocaina, con margini di guadagno enormi.

Il problema comune è il riciclaggio del denaro sporco. Sono sotto gli occhi di tutti ristrutturazioni faraoniche di esercizi commerciali, senza che il livello degli affari cresca, o addirittura cessi l’attività. Il sospetto è che molte aziende edili siano colluse con la malavita organizzata e utilizzino il sistema per ripulire i soldi. C’è poi tutto il sistema degli appalti pubblici, soprattutto attraverso il meccanismo del subappalto e dell’aggiudicazione al massimo ribasso. Altro fenomeno da tenere sotto controllo sono i Compro Oro e le sedi di gioco, che pagano in contanti senza obbligo di tracciabilità.

Il fenomeno dell’usura presenta due tipologie. La prima è legata ai piccoli bottegai toscani, che arrotondano le entrate in questo modo. L’altra è invece gestita prettamente da camorristi, con uomini di fiducia del posto. In questo settore lo Stato ha dato risposte importanti: in alcuni casi i giudici o lo stesso pubblico ministero hanno sospeso le esecuzioni immobiliari in caso di denuncia per usura da parte della vittima, che ha potuto salvare l’abitazione o il piccolo negozio.

La mafia cinese sul territorio di Firenze-Prato-Calenzano controlla il mercato dell’immigrazione clandestina dei cinesi, che dovranno riscattarsi lavorando in condizioni di vera e propria schiavitù. Il controllo del sistema produttivo è esercitato con meccanismi di raccolta di capitali curata  dall’organizzazione, spessa attraverso i ‘money transfer’ ed i prestiti tra le comunità e le famiglie cinesi. La Guardia di finanza ha individuato un passaggio di 5,4 miliardi di euro tra il 2010 ed il 2012.

E’ importante sottolineare che la mafia non ricerca soltanto il potere economico, ma il potere tout court, con il controllo della vita delle persone. Nell’ambito dell’operazione ‘Gladioli rossi’, che ha portato a smantellare una fortissima organizzazione per l’immigrazione clandestina a Firenze, è emerso che il capo della famiglia Hsiang gestiva persino le separazioni ed i divorzi della comunità cinese.

Indirizzi e proposte operative

Tra i suggerimenti da rivolgere a livello nazionale, la commissione propone: norme più stringenti contro il riciclaggio e l’introduzione del reato di auto riciclaggio; maggiori controlli sui trasferimenti di fondi attraverso i ‘money transfer’; limiti al massimo ribasso in alcune tipologie di gare d’appalto; attivazione di ‘white lists’, una sorta di certificazione antimafia semplificata, presso le prefetture; ultimazione delle procedure per l’istituzione dell’albo degli amministratori giudiziari per i beni sequestrati alla mafia, con rafforzamento delle finalità sociali e istituzionali della gestione, grazie anche ad opportune premialità fiscali.

A livello regionale, la commissione propone invece: un testo unico che raccolga tutte le leggi regionali in materia; la promozione della stazione unica appaltante per la tracciabilità degli affidamenti; l’implementazione del prezzario delle opere pubbliche, tenuto dall’Osservatorio regionale sui contratti pubblici; la realizzazione di un archivio informatico su apertura e chiusura delle imprese, in collaborazione con le Camere di commercio; l’accesso telematico delle pubbliche amministrazioni agli atti dei notai, per monitorare i passaggi di proprietà; azioni specifiche di formazione per gli adulti e nelle scuole.

Mafie in Toscana, indagine conoscitiva Consiglio regionale. Spinelli (Pd), “Non abbassare la guardia”

“Lo abbiamo già visto nel nostro territorio con Suvignano, altre sono state, in tutta la Regione, le circostanze in cui la criminalità organizzata si è fatta sentire: la Toscana non è immune dalla mafia e questa utile indagine conoscitiva mette in luce una situazione da non sottovalutare, denunciando 35 organizzazioni criminali attive". A dirlo è Marco Spinelli, consigliere regionale Pd e membro della Commissione Affari istituzionali, commissione che ha realizzato l'indagine conoscitiva 'Analisi dei fenomeni di criminalita' organizzata in Toscana', presentata stamattina.

"Non dobbiamo mai abbassare la guardia, vigilare su appalti, lavori pubblici, mettere in condizioni associazioni di categoria e ordini professionali di raccogliere le denunce e far emergere le situazioni a rischio, sensibilizzare scuole, posti di lavoro, i cittadini in genere su questo tema. - prosegue - Dobbiamo impegnarci il più possibile per contrastare la mafia e le sue conseguenze, proprio la vicenda di Suvignano ha dimostrato la sensibilità della nostra Regione per questo problema, vista la grande mobilitazione che c’è stata per dire no alla vendita all’asta della tenuta. Continuiamo a fare il massimo”.

Fonte: Toscana Consiglio Regionale

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