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Un convegno sulla lana rustica italiana: le sue molteplici applicazioni in diverse forme e settori

Lane toscane

La lana rustica italiana? Avrebbe realmente un forte appeal su mercato e anche un fatturato di tutto rispetto calcolato attorno ai 450 milioni di euro, 27 dei quali provenienti solo da quella sarda prodotta in Toscana. Questo tipo di lana è oggi è considerata un rifiuto e costituisce un costo per i pastori e per l’ambiente. È una lana più rustica rispetto alle lane importate dall’estero ed ha fibre dal micronaggio più alto, ma presenta importanti punti di forza: ha buone caratteristiche tecniche e il suo utilizzo permetterebbe di costruire una filiera interamente tracciabile sul territorio nazionale, una caratteristica sempre più richiesta dai consumatori che potrebbe contribuire ad un maggior valore aggiunto dei prodotti finali in un settore da anni in crisi. Sono questi alcuni dei presupposti del progetto Filiera del Tessile Sostenibile che sarà il tema di un convegno che si terrà giovedì 27 marzo alle ore 9 nella Sala Verde di Banca CR Firenze (Palazzo Incontri, Via dei Pucci 1). I saluti istituzionali saranno fatti da Giampiero Maracchi della Fondazione per il Clima e la Sostenibilità (Fcs); da Pier Francesco Pacini, presidente di Confindustria Toscana; da Massimiliano Dibitetto del Consiglio Nazionale delle Ricerche e da Enrico Ciabatti Segretario Generale di Unioncamere Toscana. Saranno illustrati i risultati della seconda fase del progetto e una tavola rotonda metterà a confronto ricercatori ed esperti del settore tessile e moda per tracciare strategie e prospettive. Alcuni capi di abbigliamento, accessori moda, gioielli e complementi d’arredo, esposti nelle sale nelle quali si svolge il convegno e selezionati in collaborazione con l’Associazione Osservatorio dei Mestieri d’Arte, da sempre partner di Fcs, testimonieranno la qualità raggiunta da questa particolare produzione.

‘’Vogliamo dimostrare - sottolinea il professor Maracchi – che il tessile sostenibile può essere veicolo di progresso e innovazione, tutela ambientale, valorizzazione del territorio e delle sue risorse naturali, sostegno del mestiere artigiano con piena soddisfazione dell’utente finale. Nella fase finale del progetto sono state coinvolte alcune realtà manifatturiere locali alle quali è stata chiesta una prototipazione di prodotti tessili che valorizzassero proprio tali tessuti. Artigiani, aziende storiche, stilisti e giovani designer, attenti ai principi della sostenibilità, hanno così sperimentato i tessuti in lana toscana nella creazione e realizzazione di capi di abbigliamento, accessori moda, gioielli e complementi d’arredo’’.

Da non sottovalutare anche gli utilizzi delle lane locali per applicazioni nel tessile tecnico, come è stato evidenziato dai risultati ottenuti da IBIMET-CNR con la sperimentazione della lana in diverse forme e modalità nel settore del florovivaismo. Le ricerche sono state coordinate dalla Dott.ssa Laura Bacci, recentemente scomparsa, cui va una speciale dedica di questo lavoro per la professionalità e l’entusiasmo con cui ha operato nel coordinamento delle attività di progetto e per il buon esito dei risultati ottenuti.

La ricerca è stata finanziata dal Dipartimento di Scienze Bio-Agroalimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche e ha visto la collaborazione di Unioncamere Toscana (capofila), IBIMET-CNR, CERIS-CNR, FCS – Fondazione Clima e Sostenibilità e CIBIC, Centro Interdipartimentale di Bioclimatologia dell’Università di Firenze.Filato di lana toscana

 

Cappotto con tessuto in lane toscane - Ester Cellucci

Caneschi Arredamenti - Eco arredi con rivestimenti in tessuti ottenuti da lane toscane

IL VALORE ECONOMICO DELLA LANA RUSTICA

Secondo lo studio del CERIS, l’utilizzo della lana rustica porterebbe un notevole valore aggiunto lungo tutta la filiera. Gli allevatori vedrebbero riconosciuta economicamente una materia che oggi è trattata come un rifiuto: le pecore in Italia sono oltre 6 milioni, la produzione di lana sucida (appena tosata) è di 8.600 tonnellate (fonte ISTAT 2011, ma non è considerato il sommerso). L’attuale valutazione di questa lana va da 0 a un massimo di 0,40 euro al chilo, quindi produce ricchezza per poco più di 3 milioni di  euro. La potenziale valutazione della lana sucida, se di qualità migliore (meno sporca, meglio tosata), può arrivare a 0,90 euro al chilo producendo fatturato per quasi 8 milioni di euro e quindi portando nelle casse degli allevatori il 125% in più rispetto alla massima quotazione odierna. Immettendo la lana nelle imprese del tessile e giungendo alla produzione di capi di abbigliamento di qualità, creando canali di commercializzazione italiani ed esteri, il potenziale fatturato della vendita capi di abbigliamento arriva fino a 27 milioni di euro per la sola lana sarda prodotta in Toscana e  450 milioni di euro per il complesso di lana rustica italiana. Inoltre un kg di lana rustica, che oggi contribuisce al PIL per un massimo di 0,40 euro, immesso nella filiera sarebbe valorizzato tanto da produrre ricchezza per 54 euro. La schedatura di un centinaio di casi ha permesso di raccogliere le risposte di oltre 900 consumatori. ‘’Tutti – evidenzia Elena Pagliarino del CERIS-CNR - hanno evidenziato le potenzialità del mercato di abbigliamento in lana rustica ancora totalmente inespresse in termini di target e di posizionamento’’.

LA SITUAZIONE IN TOSCANA

In Toscana si stima che ogni anno siano prodotte circa 500 tonnellate di lane sucide, di cui quasi il 75 – 80 % di tipo sardo. Si stima, ancora, che solo il 65 – 70 % trovi uno sbocco nell’export soprattutto verso la Cina e l’India per la produzione di tappeti rustici, filati per maglieria grossolani, riempitivi di materassi. La quota restante non trova canali commerciali remunerativi per una serie di problemi che dipendono, in parte, dall’attuale legislazione sulla gestione delle lane dopo la tosa e, in parte, dalla struttura agricolo-pastorale di tanti piccoli e piccolissimi allevatori. Per valutare la possibilità di un utilizzo di questa lana è stata incaricata una società privata con sede nel distretto tessile di Prato, la RS, con un know-how quarantennale nel campo della ricerca e del trasferimento tecnologico in ambito tessile e abbigliamento. Dopo oltre due anni di prove tecniche su scala semindustriale, sono stati ottenuti primi risultati che costituiscono una vera novità nel campo. La lana sarda differisce dalle più note lane merinos per la sua struttura in gran parte grossolana e per questo la relativa lavorazione aveva consentito, finora, solo la realizzazione di filati grossi (in misura di titolo Nm 5 oppure 6) da cui, poi, derivano tessuti duri ed ispidi sul tipo del più classico orbace. Applicando su tutta la filiera sistematici criteri di gestione e controllo e recuperando modalità di lavorazioni usate nel passato con le lane grossolane, è stato possibile ottenere filati cardati relativamente fini (Nm 10-11) e filati pettinati fino a titolo Nm 16. Sono stati così realizzati tessuti per abbigliamento con cui confezionare caldi capospalla, eleganti maglierie ed accessori moda di sicuro richiamo. Sono stati realizzati anche primi prototipi di tessuti stampati con l’ink-jet, di notevole richiamo anche sotto un profilo tecnico, e primi tessuti per arredamento.

 

TANTI ASPETTI INNOVATIVI

Tanti gli aspetti innovativi di questo processo che si riflettono su molteplici versanti. A cominciare dai social media. Giampaolo Moscati, consigliere della Fondazione Tecnologie per i beni culturali e l’Artigianato, sottolinea come i concetti legati alla sostenibilità, in relazione al tessile e al fashion, generino conversazioni sui social media: quanto se ne parla, in quali aree geografiche, quali siano gli influencer, quale sia il sentiment. ‘’Le potenzialità del web – aggiunge - possono essere utilizzate per aumentare la consapevolezza dei consumatori e la brand awareness dei marchi legati al rispetto ambientale’’. Una decisa attenzione a questi valori viene anche da un marchio di eccellenza come Gucci. ’’La nostra griffe – sottolinea Rossella Ravagli, WW Head of Csr & Sustainability - consolida quest’anno un cammino decennale di responsabilità sociale, perseverando con impegno nella diffusione delle pratiche, ed integrandole con esperienze di partecipazione allo sviluppo economico, culturale, sociale e ambientale e promuovendo la ricerca di un ‘Valore Sostenibile’ che sia alla base e informi le politiche gestionali e i comportamenti aziendali’’.

 LA FILIERA TESSILE IN LANA RUSTICA ITALIANA - SCHEDA

Secondo i ricercatori del CERIS, l’innovazione di prodotto legata alla nobilitazione della lana rustica va collocata nel più ampio quadro di strategie di innovazione del settore tessile, attraversato da segnali di crisi, che mostra una contrazione dei consumi interni (-5,4%) e delle esportazioni (-2,3%). Tra Biella e Prato il settore conta 2.400 aziende con 34.000 addetti e, nel triennio 2009-2011, ha registrata una diminuzione del 9% nel numero delle imprese a Biella e del 4% a Prato. Gli addetti sono calati del 7% in entrambi i distretti (Databank 2012). Il vantaggio competitivo dell’Italia nel settore tessile è basato non su una strategia di prezzo, data la concorrenza dei paesi emergenti, ma su una strategia legata alla qualità, alla specializzazione e all’innovazione di prodotto e di processo. Non mancano esempi di contoterzisti nel campo della filatura e della tessitura che hanno iniziato a lavorare questo tipo di lana adattando i macchinari, per diversificare la produzione e trovare nuovi mercati.

Fonte: CR Firenze

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