Continua il lavoro di approfondimento dell’integrazione al Piano di indirizzo territoriale (Pit) con valenza di Piano paesaggistico. In commissione Ambiente, presieduta da Gianfranco Venturi (Pd), sono stati affrontati i venti ambiti territoriali nei quali è stata suddivisa, da nord a sud, la Toscana. Nella redazione del Piano, infatti, sono stati riconosciuti gli aspetti, i caratteri peculiari e le caratteristiche paesaggistiche del territorio quali premesse per “predisporre specifiche normative d’uso e obiettivi di qualità”. Gli ambiti sono stati quindi individuati attraverso elementi quali i sistemi idro-geomorfologici, i caratteri eco-sistemici, la struttura insediativa e infrastrutturale di lunga durata, i caratteri del territorio rurale, i sistemi socio-economici locali. La “valutazione ragionata” di questi elementi, ha prodotto l’individuazione di venti ambiti che per una “maggiore efficacia delle politiche territoriali”, hanno visto rispettati i confini comunali (ad eccezione di Castelnuovo Berardenga vista la particolare configurazione territoriale).
I venti ambiti regionali sono: Lunigiana, Versilia e Costa Apuana, Garfagnana e Val di Lima, Lucchesia, Val di Nievole e Val d'Arno inferiore, Firenze-Prato-Pistoia, Mugello, Piana Livorno-Pisa-Pontedera, Val d'Elsa, Chianti, Val d'Arno superiore, Casentino e Val Tiberina, Val di Cecina, Colline di Siena, Piana di Arezzo e Val di Chiana, Colline Metallifere, Val d'Orcia e Val d'Asso, Maremma grossetana, Amiata, Bassa Maremma e ripiani tufacei.
Nel corso della seduta di oggi, martedì 18 marzo, particolare attenzione è stata riservata agli ambiti della Lunigiana, Firenze-Prato-Pistoia e Maremma Grossetana. Per ogni ambito sono state discusse e approfondite criticità e obiettivi di qualità attraverso l’analisi descrittiva dei cinque capitoli che compongono ciascun ambito: il profilo, la descrizione interpretativa, le invarianti strutturali, l’interpretazione di sintesi e la disciplina d’uso.
Dal presidente Venturi, in linea con la visione di Piano che punta al “recupero intelligente della presenza dell’uomo nel territorio”, è arrivata la raccomandazione a “favorire le attività economiche sostenibili di filiera corta” anche attraverso un “accesso al territorio che sia realmente tale”. Sollevata anche la questione della riduzione delle captazioni idriche. Secondo il presidente, infatti, occorre “conciliare l’esigenza degli operatori di cerare accumuli idrici anche piccoli”. In tema di attività vivaistiche e all’idea di riconversione contenuta nel Piano, la legge regionale 41, ha osservato Venturi, ha individuato aree vocate. Da qui l’esigenza per “distinguere e precisare, in maniera chiara, fra aree che hanno una vocazione e aree non vocate”.
Tra gli altri temi toccati, anche la “difficoltà a conciliare gli obiettivi di tutela del territorio” individuati nel Piano con “decisioni prese in altri atti” sollevata dal consigliere Paolo Marcheschi (FdI). Il riferimento era al nodo aeroporto di Peretola ma anche al raddoppio dell’asse autostradale o alla bretella Prato-Signa. Dall’assessore all’urbanistica Anna Marson, presente ai lavori di commissione, l’osservazione che l’orientamento del Piano è quello di “definire direttive rivolte ai soggetti chiamati ad intervenire sul territorio. Dove e come possono essere realizzate determinate opere o quali trasformazioni inducono, sono considerazioni che il Piano invita a compiere”, ha chiarito Marson.
Dal vicepresidente della commissione Andrea Agresti (Ncd), la raccomandazione a “distinguere tra norme generali e norme contestualizzate”. “Grosseto non è Firenze e la Maremma non è la Piana fiorentina”, ha detto il consigliere riferendosi all’idea di fondo che accompagna tutto il Piano ossia il contrasto al consumo di suolo. “Il concetto – ha detto Agresti – è condivisibile e giusto. Tuttavia occorre calarlo nelle singole realtà. La sfida è coniugare l’attività umana, compresa l’edilizia, con la tutela ambientale”.
Venturi, partecipiamo a interpretazione vincoli introdotti per decreto
“Stiamo partecipando all’interpretazione dei vincoli per decreto, in quell’ottica di certezza del diritto che ci muove e sui cui siamo fortemente ancorati”. Così il presidente della commissione Ambiente del Consiglio regionale Gianfranco Venturi (Pd), a margine della seduta di oggi, martedì 18 marzo dedicata all’approfondimento dell’integrazione al Pit (Piano di indirizzo territoriale) con valenza di Piano paesaggistico. Dopo i lavori della mattina sui venti ambiti territoriali nei quali è stata suddivisa la Toscana, nel pomeriggio sono state analizzate le schede dei beni paesaggistici soggetti a tutela ai sensi dell’articolo 136 del D. lgs 42/2004.
“Si tratta – ha detto Venturi – di 365 schede corrispondenti ad altrettanti siti che rappresentano circa il 17 per cento dell’intero territorio regionale”. “Al di là del gradimento o meno di un vincolo – ha continuato il presidente – fin tanto che esisterà un decreto ministeriale non possiamo che attuarlo sul territorio. La partecipazione all’interpretazione di queste schede con obiettivi, direttive e prescrizioni, è il lavoro che stiamo portando avanti”.
Concorde con Venturi anche l’assessore all’Urbanistica Anna Marson: “Il valore aggiunto di questo Piano è codificare le regole per ciascun vincolo già esistente”.
Il lavoro di “vestizione” e le relative schede, sono il frutto dell’opera congiunta tra Regione Toscana e Soprintendenze, con il coordinamento della direzione regionale del Mibac. Ogni scheda è articolata su sezioni. La prima, realizzata secondo Circolare ministeriale, permette di identificare e catalogare il vincolo in maniera univoca a livello nazionale. La seconda motiva il vincolo e identifica l’area vincolata. La terza contiene una cartografia per la delimitazione e rappresentazione in scala idonea del perimetro dell’area di vincolo. L’ultima garantisce la coerenza tra decreto e Piano tanto che le strutture identificative del paesaggio corrispondono alle invarianti strutturali individuate.
Sul lungo lavoro di esposizione delle singole schede è intervenuta Stefania Fuscagni (Forza Italia): “L’iperbolica qualità nel dettaglio descrittivo – ha detto – rischia di avallare interventi non a norma”. Richiamando una necessità di semplificazione e di facile accesso per i cittadini, Fuscagni ha auspicato una “sperimentazione dei tempi di espletamento delle diverse pratiche” che l’assessore Marson ha precisato “essere in capo allo Stato”. “In tema anche di autorizzazione paesaggistica e di incentivazione procedurale, abbiamo più volte chiesto che le Regioni dotate di Piano abbiano vantaggi concreti”.
Sui vincoli previsti dalla Legge Galasso (431/85 ndr) che classifica le bellezze naturalistiche in base alle loro caratteristiche peculiari suddividendole per classi morfologiche, è intervenuto il consigliere Giovanni Ardelio Pellegrinotti (Pd) ricordando l’impegno preso dalla Giunta a “presentare la nuova perimetrazione”. Ossia una cartografia delle aree che possono essere sottratte all’autorizzazione paesaggistica ancorchè vincolate. Dall’assessore Marson l’assicurazione che il lavoro è in atto ma “comporta una lettura dettagliata del territorio che può essere fatta solo di concerto con gli enti locali”. Il procedimento che verrà seguito, quindi, sarà analogo a quello svolto sui vincoli per decreto. È infatti stata sottoscritta un’intesa con Anci (Associazione nazionale comuni italiani) per l’individuazione anche delle aree gravemente compromesse o degradate.
Fonte: Toscana Consiglio Regionale
