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Monaci rivendica la legittimità del consiglio regionale: "Si rispettino le prorogative dell'assemblea"

Alberto Monaci

Il Rapporto sulla legislazione 2013, in palazzo Panciatichi, è l’occasione per fare un punto a tutto tondo su ruolo e peculiarità dell’assemblea toscana anche alla luce delle vicende politico istituzionali dell’ultima seduta, due giorni fa. Il presidente del Consiglio, Alberto Monaci, davanti alla platea di dirigenti e addetti ai lavori parla di “motivo di vanto” con riferimento alla velocità degli uffici nell’elaborare il Rapporto, pronto da settimane. Ma il riconoscimento è anche per l’attività delle strutture nel consentire lo svolgimento della funzione legislativa voluta dalla Costituzione. “È tutto merito degli uffici”, ripete più volte. L’argomento porta dritto alla discussione corrente sul regionalismo, e al “presidenzialismo temperato voluto dalla Toscana nel 2004. “Mi pongo in totale dissenso con il Presidente della Repubblica, che ha legittimato una riforma del titolo V in svantaggio delle Regioni”, dice Monaci, che ricorda: “Votai la legge 81 (l’elezione diretta dei sindaci, Monaci allora era parlamentare, ndr) e se tornassi indietro mi taglierei le mani”. Per come vanno le cose oggi, prosegue, “è possibile che anziché il Senato delle Regioni ci ritroveremo con il Senato dei Comuni”. E anzi l’assetto istituzionale prossimo venturo, continua il presidente, potrebbe articolarsi tra “il livello europeo, quello nazionale e i Comuni stessi”.

Monaci rivendica la legittimità dei consigli regionali, produttori di leggi e responsabili del loro pieno rispetto. Certo, c’era la necessità di un “bagno di umiltà” per le Regioni: “Ce ne siamo accorti anche noi, all’avvio di questa legislatura; le scelte sul bilancio del Consiglio, in totale rottura con quelle del passato più recente, sono un dato storico”. Ma mettere in discussione “la stessa ragion d’essere” delle assemblee legislative sulla scorta di inchieste giudiziarie, sperperi, costo di indennità e vitalizi, è un’altra cosa.

In Toscana, con legge elettorale e Statuto si sono fatte scelte precise, certo “frutto del loro tempo, oggi probabilmente ci sarebbe un presidenzialismo duro”, ma tradotte comunque in norme in vigore. “Vorrei – aggiunge Monaci – che alcuni nostri giovani colleghi capissero che il pluralismo e il confronto vero sulle scelte da fare è il modo in cui funzionano le assembleee; poi il governo è il governo”. Quei passaggi costarono un serrato confronto: “Molti ora si fanno belli in tv e sui giornali grazie alle nostre fatiche sulla legge elettorale e sullo Statuto”. Monaci cita “illustri accademici” e tra questi “il professor D’Alimonte, uno dei tanti che si sono messi il vestito di belle piume lucenti, grazie alla nostra legge elettorale”.

“Il presidente è eletto direttamente e ha i suoi poteri – chiude Monaci –. Per contro l’assemblea, che è un consesso plenario, non è che si limita a prendere atto, certo non erano questi gli intendimenti”. Perciò: “le norme sono queste; se non vanno bene si cambiano, ma finchè ci sono si rispettano”.

Fonte: Toscana Consiglio Regionale

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