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Imprese, oltre 13mila euro i costi medi per gli adempimenti burocratici. La fiscalità locale pesa per il 14,6% sui fatturati

Pierfrancesco Pacini

Più oneri che sostegno da parte della Pubblica Amministrazione: a dirlo sono i piccoli e medi imprenditori pisani, interpellati nel corso dell’ottava indagine nazionale condotta da PromoPA su «Imprese e burocrazia» alla quale la Camera di Commercio di Pisa ha partecipato mediante la somministrazione di un apposito questionario ad un campione di 282 imprese del proprio territorio.

I COSTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Ma andiamo nel dettaglio. Secondo l’indagine le Micro Piccole aziende pisane impiegano 32 giorni per gli adempimenti burocratici contro i 30 della media nazionale ed i 28 di quella regionale. Se ai costi “interni” (valutati 250 euro al giorno) aggiungiamo quelli per il ricorso a consulenti, il conto complessivo per le micro e piccole imprese pisane sale a 13.038 euro medi per impresa: un valore superiore sia a quello regionale (11.853) che nazionale (11.983) anche se al di sotto di quello di altre province, come Milano, dove si arriva addirittura a 14.714 euro.

In tutto, tra costi interni ed esterni, la burocrazia incide per il 7,6% del fatturato delle piccole e piccolissime imprese: poi però arrivano le tasse locali. Il fisco degli Enti Locali pisani si “mangia”, in media, il 14,6% del fatturato contro il 13,8% della media nazionale.

LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE COME MOTORE DI SVILUPPO

L’indagine ha cercato di capire come la Pubblica Amministrazione possa essere un motore di sviluppo per il sistema imprenditoriale. Considerando gli interventi di semplificazione messi in campo dalla Pubblica Amministrazione a sostegno delle Piccole e Micro imprese e la loro rispondenza rispetto alle esigenze dalle aziende, l’indagine segnala un sostanziale fallimento. Il pacchetto di norme più noto, quello che tratta l’avvio dell’attività di impresa (che comprende il SUAP, la procedura unica più semplice, la conferenza servizi telematica ed obbligatoria, la riduzione dei controlli, i controlli ex-post, l’obbligatorietà PEC) è infatti generalmente poco conosciuto. Questo vale non solo a Pisa (32%) ma anche nel resto della Toscana (24%) e dell’Italia (37%).

Anche i recenti interventi sul mercato del lavoro, la cosiddetta Riforma Fornero, non pare risolutiva per i problemi che affliggono il mercato del lavoro: a Pisa un non trascurabile 36% delle imprese crede che l’intervento porterà solo ad un aumento degli oneri burocratici.

Ma in soldoni, quali interventi chiedono le imprese pisane alla Pubblica Amministrazione per provare a rilanciare lo sviluppo? Le risposte sono chiare: in una scala da 0 a 10 gli imprenditori pisani chiedono, con un indice pari a 9,4, la riduzione della fiscalità centrale e la velocizzazione dei pagamenti della Pubblica Amministrazione. In seconda battuta troviamo interventi volti a ridurre il peso della fiscalità locale e a sostenere gli investimenti.

LA  PA COME FONTE DI BUSINESS PER LE IMPRESE

Oltre che fonte di oneri ed erogatore di servizi, la Pubblica Amministrazione rappresenta anche un “mercato di sbocco”. Un mercato che, secondo i dati dell’indagine, è poco frequentato dalle imprese. A Pisa, infatti, appena il 16% delle Micro e Piccole imprese (in Toscana ci si ferma addirittura al 10%) hanno partecipato a gare per l’affidamento di commesse pubbliche con un incidenza media sul fatturato del 16%. Gli imprenditori pisani dimostrano inoltre di non aver troppa dimestichezza con le novità sugli strumenti di negoziazione, come le convenzioni, il mercato elettronico e le gare on-line: Consip (la centrale di committenza nazionale) ed il suo ruolo è noto solo il 40% delle imprese pisane e solo il 5% dichiara di essere abilitato al Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione (MePA).

Oltre al fatto che non tutte le tipologie di prodotti e servizi realizzati dalle imprese sono necessari al funzionamento della PA, sulla bassa partecipazione agli appalti pubblici incide senz’altro l’annoso problema del mancato rispetto dei tempi di pagamento. Le stime effettuate sui risultati dell’indagine, ancorché approssimative, dicono che i crediti verso la Pubblica Amministrazione toccano in provincia di Pisa i 40 milioni di euro ed il ritardo medio dei pagamenti denunciato dalle imprese pisane, seppur inferiore ai 205 giorni (quasi 7 mesi) registrati a livello nazionale, tocca a Pisa i 168 giorni.

GRADIMENTO DEGLI ENTI LOCALI

L’indagine ha riguardato anche il gradimento delle amministrazioni. Per avere un’indicazione più precisa della valutazione espressa lo studio ha tenuto conto non solo del “voto” (da 0 a 10 con l’asta della sufficienza che si ottiene con il 5) assegnato dagli imprenditori alle diverse Amministrazioni, ma anche dell’intensità dei rapporti (diretti o mediati da consulenti) che intercorrono con gli Enti. Considerando lo “scacchiere” che esprime l’intensità dei rapporti (espresso come quota percentuale di imprese che si sono rivolte ad un certo Ente) e alle valutazioni espresse, il soggetto pubblico più apprezzato in provincia di Pisa è la Camera di Commercio: a questa si rivolgono infatti il 76% delle imprese ed il voto espresso è al di sopra della sufficienza (6,2). Un risultato positivo, confermato anche a livello nazionale, che premia il fatto che le Camere sono avvertite come “ibride” rispetto al mondo della Pubblica Amministrazione e come tale meno “burocratizzate”.

Il commento del Presidente Pierfrancesco Pacini

I dati dell’indagine nazionale cui abbiamo partecipato - afferma il Presidente della Camera di Commercio di Pisa Pierfrancesco Pacini -  segnalano come gli oneri amministrativi e la fiscalità stiano soffocando le nostre piccole imprese. Anche il mercato delle commesse pubbliche, che potrebbe rappresentare un’opportunità, è poco frequentato dalle nostre aziende.

Per quanto le compete, la Camera di Commercio fa ampiamente la sua parte e non solo paga l’82% delle fatture nei 30 giorni ma, ad esempio, offre percorsi formativi che possono mettere le imprese in condizione di cogliere le opportunità offerte dal mercato della Pubblica Amministrazione. Anche lo sforzo sul versante dello snellimento burocratico che da anni stiamo portando avanti non è di poco conto: i tempi di iscrizione al Registro delle imprese sono di soli 3,9 giorni e a Pisa restituiamo al territorio il 38% delle risorse disponibili contro una media Toscana che si ferma al 27%. Per rimettere in moto la crescita – conclude Pacini - non basta però il solo impegno della Camera di Commercio. E’ infatti molto più urgente che la politica riveda al più presto il patto con il sistema imprenditoriale per combattere non solo un fisco che si sta facendo insostenibile ma anche per sconfiggere una burocrazia dove le piccole realtà rimangono spesso impigliate.

NOTA DI SINTESI

IL QUADRO GENERALE

“Imprese e Burocrazia” è una ricerca progettata e realizzata da Promo P.A. Fondazione da ormai 8 anni e alla quale la Camera di Commercio di Pisa ha aderito nel 2013. Gli obiettivi dell’indagine sono:

  1. Monitorare l'andamento dei costi degli oneri burocratico-amministrativi delle micro e piccole imprese italiane e il livello di soddisfazione del rapporto con la PA
  2. Valutare come alcuni recenti interventi normativi abbiano semplificato la vita delle imprese e di come la pubblica amministrazione sia riuscita a sostenete le micro e piccole imprese in questa difficile fase economica
  3. Analizzare come la pubblica amministrazione farsi motore di sviluppo per le micro imprese e non essere più vista come un fardello

L’indagine 2013 è stata realizzata su di un campione nazionale di 1.420 imprese di cui 282 pisane e fornisce dati statisticamente significativi a livello nazionale, della Lombardia, della Toscana, della Calabria e, a livello provinciale, di Pisa e di Milano.

LA PA COME FONTE DI COSTO

Il costo degli adempimenti amministrativi: interni ed esterni

La stima della percezione del cosiddetto “onere da PA”, ovvero del  peso di quel complesso di adempimenti informativi che la Pubblica Amministrazione richiede all’azienda e per il cui assolvimento questa deve dedicare tempo e sostenere costi, diretti o indiretti, visibili o nascosti, restituisce risultati molto preoccupanti.

Quanto ai costi interni le Micro Piccole aziende di Pisa impiegano per adempimenti 32 giornate uomo: un dato leggermente superiore sia alla media Paese, 30 che a quello toscano che si assesta a 28.

Il ricorso a consulenti per il disbrigo delle pratiche relative ad adempimenti amministrativi, i cosiddetti costi esterni, è a Pisa (89%) superiore rispetto al livello nazionale (81%) ed in linea rispetto alla Toscana (86%). Gli imprenditori pisani spendono mediamente 5.561 euro per consulenti; contro i 5.488 euro a livello nazionale ed i 5.674 toscani, in Lombardia sono 7.410!

Considerando il complesso dei costi interni ed esterni assumendo, sulla base di parametri correnti, un costo medio aziendale per Giornata/uomo di 250 euro, il totale dei costi della burocrazia per le imprese sono di 13.038 euro a Pisa (il 7% del fatturato complessivo), di 11.983 in Italia (l’8% del fatturato) e 11.853 in Toscana (il 6% del fatturato), Milano (14.714, il 7%).

L’impatto della fiscalità locale

La contrazione dei budget delle pubbliche amministrazioni ha fatto in modo che l’azione sulle imposte locali sia divenuta l’unica leva che a disposizione per ottenere le risorse indispensabili all’erogazione dei servizi con effetti che stanno divenendo insostenibili per le Micro e Piccole imprese. A Pisa, più che altrove, le Micro e Piccole imprese hanno avvertito un aumento del peso della fiscalità locale: sono di questo avviso il 76% delle imprese intervistate (contro il 70% dell’Italia). Approfondendo la questione sulla tipologia di imposte, gli imprenditori pisani interpellati sostengono che la più gravosa sui loro fatturati sia l’Irap (in una scala 0-10 tocca quota 7,7). A pochissima distanza la Tares (7,6) e l’Ires (7,6). Questo orientamento non differisce da quello sia italiano che regionale. Il peso della fiscalità locale sul fatturato complessivo tocca a Pisa il 14,6%, un valore in linea con la media nazionale: 13,8%.

La qualità dei servizi della PA

Il clima di difficoltà che regna da diversi anni sugli imprenditori italiani non può che condizionare la fiducia verso una Pubblica Amministrazione dalla quale, più che oneri, si attendono aiuti e incentivi allo sviluppo.

Per soppesare correttamente il gradimento delle amministrazioni, si è tenuto conto sia dell’intensità dei rapporti (diretti o mediati da consulenti) che intercorrono fra le imprese e gli Enti in oggetto che del voto espresso sui diversi “sportelli” con un indice sintetico che assume un valore tanto più elevato (range 0-10) quanto più alto è il livello di soddisfazione espressa.

Considerando lo scacchiere che esprime l’intensità dei rapporti (espresso come quota percentuale di imprese che si sono rivolte ad un certo Ente) e alle valutazioni espresse, il “voto” complessivamente più elevato assegnato nella provincia di Pisa può essere attribuito alla Camera di Commercio: alla Camera di Commercio di Pisa si rivolgono infatti il 76% delle imprese ed il voto espresso è ben al di sopra della sufficienza (6,2). Nel ranking del gradimento degli imprenditori pisani si distanziano ancora significativamente il gruppo degli altri Enti concentrati intorno alla soglia di “sufficienza” corrispondente al valore 5,0 in testa al quale troviamo la ASL e l’ARPA.

Per interpretare il primato del sistema camerale a Pisa, così come a livello nazionale, è corretto tenere conto di una qualche posizione di vantaggio goduta da un Ente avvertito da molti come “ibrido” rispetto al mondo della PA e come tale meno “burocratizzato”.

LA PA COME MOTORE DI SVILUPPO

L’indagine ha cercato di capire come la PA possa essere un motore di sviluppo. Per far questo sono stati realizzati una serie di focus tematici.

Nel primo focus si sono valutati gli interventi a sostegno delle Piccole e Micro imprese e la loro rispondenza a quelli attesi e considerati urgenti dalle aziende. Il quadro che emerge, a questo proposito, è chiaro e ci parla di aspettative deluse e di scarsa conoscenza degli interventi messi in atto. Il pacchetto di norme più noto, quello che tratta l’avvio dell’attività di impresa (che comprende lo sportello unico per le attività produttive, la procedura unica più semplice, la conferenza servizi telematica ed obbligatoria, la riduzione dei controlli, i controlli ex-post, l’obbligatorietà PEC) è poco conosciuto a Pisa (32%) in Toscana (24%) ed in Italia (37%).

Il secondo focus ha riguardato gli effetti della crisi economica sul mercato del lavoro e sulla capacità delle Micro e Piccole imprese di riattivare gli investimenti. In questo tema, un ambito di approfondimento ha riguardato la Riforma Fornero, approvata nel 2012 ma i cui effetti si sono dipanati pienamente nel 2013. In linea con l’andamento nazionale e regionale, la metà degli imprenditori pisani ritiene che il nuovo impianto legislativo non sia adeguato a risolvere le problematiche legate alle difficoltà di accesso dei giovani al mercato del lavoro: un non trascurabile 36% crede che ci sarà un aumento di oneri burocratici.

In ultimo si è dedicato un approfondimento allo stato di salute delle Micro Piccole Aziende attraverso la ricostruzione di una mappa dei fattori di rischio all’interno della quale poter rintracciare quelle aree e quegli interventi sui quali la PA può ed è dunque chiamata ad intervenire. La necessità di riduzione sia della fiscalità centrale e la velocizzazione dei pagamenti della PA assumono nella provincia di Pisa un livello di importanza molto elevato tanto da avere entrambi un indice di 9,4 su 10. In seconda battuta, ma con una non trascurabile distanza, gli imprenditori interpellati giudicano prioritari interventi volti a ridurre il peso della fiscalità locale e a sostenere gli investimenti che raggiungono rispettivamente il punteggio di 9,3 e 8,7.

LA  PA COME FONTE DI BUSINESS PER LE IMPRESE

Oltre che fonte di oneri ed erogatore di servizi, la PA rappresenta anche un “mercato di sbocco” per piccole e medie imprese e come tale assumere la veste di cliente. Anche in tale ruolo essa può però profilarsi sia come causa di un costo, in tutto assimilabile agli altri oneri indagati nella prima parte della ricerca che come motore di sviluppo.

Partecipazione a gare della PA

Nel 2013 le Micro e Piccole imprese che risultavano aver partecipato a gare per l’affidamento di commesse pubbliche sono in provincia di Pisa appena il 16% del totale: una quota leggermente inferiore a quella media nazionale (18%). In Toscana invece si nota la bassissima propensione alla partecipazione al mercato pubblico con una percentuale che si ferma a 10%. Per quel 16% di piccole imprese che vi lavorano, il cliente PA pesa sul proprio fatturato per poco più del 16% a Pisa.  All’interno della grande maggioranza che non partecipa a gare pubbliche, solo il 14% non manifesta alcun interesse ad entrarvi, un dato che scende per la Toscana all’11%.

I ritardati pagamenti della Pubblica Amministrazione

La problematica dei crediti maturati dai fornitori di beni o servizi a seguito del mancato rispetto da parte del committente pubblico dei tempi contrattuali previsti per l’assolvimento degli obblighi di pagamento va assumendo dimensioni sempre più allarmanti. Effetti tangibili, non ancora rilevati dall’indagine svolta prima della sua concreta applicazione, sono attesi dal cd. decreto “sblocca debiti”.

Le stime effettuate sui risultati dell’indagine la cui significatività statistica è limitata poiché basate su un numero esiguo di osservazioni e su risposte fornite “sulla memoria”, producono per la provincia pari ad un ammontare complessivo di crediti di circa 40 milioni di euro. Un dato approssimativo ma che fornisce un’idea della portata del fenomeno. Il ritardo medio dei pagamenti denunciato dalle imprese che hanno dovuto soffrire nell’ultimo anno di un credito nei confronti della PA, risulta a Pisa di 168 giorni, dato più contenuto rispetto alla media nazionale, a 205 giorni (dunque quasi 7 mesi).

Norme su conoscenza ed impatto delle norme su appalti e velocizzazione tempi di pagamento

La nuova direttiva europea sui pagamenti, che impone alla PA di pagare i fornitori entro 30 giorni, risulta piuttosto popolare tra i piccoli e micro imprenditori pisani in quanto sono il 71% coloro che asseriscono di conoscerla. A fronte di una diffusa conoscenza, però, gli interpellati forniscono un giudizio piuttosto negativo sull’impatto possibile e le imprese sembrano consapevoli sull’inefficacia della norma: in una scala 0-10 forniscono un giudizio (4,0), leggermente inferiore a quello medio nazionale.

Maggiore fiducia viene riposta invece al Decreto “sblocca pagamenti” (DL n. 35/2013), valutato positivamente dal 60% circa delle imprese della provincia; da non sottovalutare comunque che un non trascurabile 20% del campione non sa fornire una risposta a dimostrazione di uno scetticismo diffuso.

L’indagine si conclude con la parte dedicata a Consip e più nello specifico la posizione che questa ricopre nel processo di centralizzazione degli acquisti. Gli imprenditori pisani e anche toscani dimostrano di non aver troppa dimestichezza con la materia, conoscono Cosip ed il suo ruolo solo il 40% del campione pisano e 33% di quello toscano.

L’indagine conferma l’impatto della normativa anche sulle micro e piccole imprese e una graduale presa di coscienza sulla necessità di avvicinarsi al mercato pubblico utilizzando nuovi strumenti di negoziazione, come le convenzioni, il mercato elettronico e le gare on line. Sono in aumento le imprese che dichiarano di essere abilitate al MePA (su base nazionale l’aumento è dal 16% del 2012 al 26% del 2013). A Pisa invece gli imprenditori risultano ancora distanti dall’uso di questo strumento (5%). Il ritardo è facilmente imputabile alla mancanza di competenze all’interno delle imprese e al quale la Camera sta cercando di porre rimedio con specifici percorsi formativi mirati agli imprenditori.

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