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Il rapporto tra scienza e politica: ecco una lettura del professor Alessandro Pagnini

Il Professor Pagnini

Da più parti si lamenta l'analfabetismo scientifico della cultura italiana, che la politica si è posta recentemente come problema non solo per una più corretta e "moderna" impostazione dell'educazione e della ricerca nel nostro Paese, ma anche per un'idea di società democratica e di sviluppo che tenga il passo dei paesi più' avanzati. Purtroppo, però, sulla nostra cultura gravano endemici fraintendimenti su che cosa sia "scienza" e sui suoi rapporti con la cultura umanistica. Alle radici di tutto questo vi è, certo, la storia del tutto peculiare dell'industrializzazione e della "modernizzazione" del nostro Paese, ma vi è anche, in parallelo e forse a monte, l'egemonia e la persistenza di un pensiero, di una forma dello "spirito oggettivo", che ha ostacolato e continua a ostacolare un effettivo radicamento dei valori stessi della modernità. Cercheremo di comprendere, per esempio, le ragioni storiche e filosofiche dell'endemico conflitto della nostra cultura con il concetto, altrove nient’affatto controverso, di "verità", e di come tale conflitto sia anche alla base di profondi fraintendimenti circa concetti, fondamentali in una democrazia deliberativa, come quelli di "libertà" e di "responsabilità". Da una maggiore consapevolezza sui rapporti e le priorità tra conoscenza oggettiva e etica, e sul significato oggi di quello che una certa letteratura ha istituzionalizzato come conflitto tra le "due culture" vorremmo che dipendesse un'idea di convivenza civile e di politica maggiormente in sintonia con le esigenze di una civiltà"globalizzata".

Questo in sintesi quanto, nelle stesse parole del prof. Alessandro Pagnini, ciò di cui tratterà la lectio magistralis di martedì 25 febbraio ore 21.15 in corso Gramsci 37 per il consueto appuntamento con la scuola di pensiero organizzata da Associazione Culturidea, Amici di Groppoli e Conservatorio san Giovanni Battista.

Sarà poi sicuramente dal dibattito che sorgeranno anche domande circa lo stadio scientifico o positivista, quello cioè in cui è la ragione, con il rispetto dei fatti concreti, che diventa protagonista della speculazione umana a scapito della fantasia e della metafisica.

Quello stadio scientifico in cui l’umanità, quasi divenuta adulta, cessa di chiedersi il perché delle cose, ma punta l’obiettivo indagatore sul come esse avvengano, rintracciando in ciò le leggi che determinano in loro essere e trasformarsi.

Nella scienza applicata e nella filosofia che ha seguito e guidato tale percorso scientifico ecco che nasce quindi lo sperimentalismo e la consapevolezza della necessaria verificabilità dei fatti. Questo percorso purtroppo ha lasciato la scienza politica o la filosofia politica molto distante e marginale nel suo evolversi e sul perché e come di ciò martedì 25 febbraio sarà il professor Alessandro Pagnini dell’Università di Firenze a tentare di rispondere.

 

Fonte: Ufficio Stampa Culturidea

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