Cenni (Pd) al Governo: "Far presto per salvare le imprese dell'arredamento"

Susanna Cenni
Si avvicina l'ultima chiamata per la difesa del design italiano. Prosegue in Parlamento la battaglia a tutela delle imprese e lavoratori di tante delle imprese artigiane interessate dall'annosa vicenda che da alcuni anni vede un contenzioso tra le imprese che realizzano arredamento ispirandosi ai classici ed alcune grandi firme Susanna Cenni, parlamentare del Pd, aveva presentato un emendamento al Decreto “Milleproroghe”, testo pero blindato, e successivamente un ordine del giorno che è stato accolto dal Governo ieri sera, sottoscritto anche da Dario Parrini, neosegretario regionale del Pd toscano, e dai deputati Marco Donati e Luigi Dallai.
"L’intento – sottolinea Cenni - è quello di attivare urgentemente un tavolo di confronto al Ministero dello Sviluppo economico per scongiurare il rischio della cessazione della produzione per molte aziende collocate prevalentemente in Toscana. I tempi della moratoria già prolungati con un emendamento di qualche anno fa, scadranno nell'aprile 2014. Ho già ripetutamente sollecitato gli Uffici ed il Ministro Zanonato ad intervenire e adesso il tempo è davvero pochissimo. Siamo davanti a un problema reale e ad imprese serie. Tanta confusione è stata generata in questi anni soprattutto da chi parla di Made in Italy, e, prima delocalizza, poi vende i grandi marchi Italiani. Noi parliamo di circa 700 aziende per lo più artigiane, dislocate in numerosi distretti produttivi ed industriali, che occupano circa 13.500 addetti, con un fatturato di circa 950 milioni di euro annui e che per oltre 50 anni hanno prodotto oggetti di pubblico dominio. Dietro ai numeri ci sono le storie, la creatività e i sacrifici di una parte fondamentale della nostra economia. Per questa ragione abbiamo chiesto al Governo di convocare in tempi brevi un tavolo di concertazione fra i soggetti interessati al fine di approvare una soluzione normativa, nel pieno rispetto dei principi comunitari, capace di consentire alle aziende di continuare a produrre oggetti di design considerati di ‘pubblico dominio’ e salvaguardare le stesse imprese da interpretazioni giudiziarie difformi. Adesso l'appello è rivolto al prossimo governo. Ed è soprattutto un appello a far presto".