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Colorobbia Spa, il 3 febbraio finisce la cassa integrazione straordinaria: al vaglio 12 esuberi. La Cgil: "Su Ecobit protesta senza pensare all'occupazione"

La Colorobbia Spa di Montelupo Fiorentino

La Colorobbia Spa di Montelupo Fiorentino

Scade il 3 febbraio l’anno di cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale concesso alla Colorobbia Spa di Montelupo Fiorentino, azienda del Gruppo Bitossi. Per l’impresa, che ad aprile accettò di anticipare l’erogazione di quanto sarebbe spettato all’Inps in accordo con i sindacati, adesso si tratta di decidere il futuro di alcuni dei suoi sessanta dipendenti. “Erano previsti 20 esuberi – spiega Silvia Mozzorecchi della Filctem Cgil – ma in questi mesi con la concertazione siamo scesi a dodici e speriamo di azzerare il numero. Stiamo avviando una riflessione per spostare il personale interessato nei reparti con più lavoro e agevolare quei dipendenti più prossimi alla pensione”.

Interessata dalla cassa integrazione anche la Colorobbia Italia di Sovigliana-Vinci, che però scadrà a giugno.

Parlare di Colorobbia Spa fa pensare immediatamente alla vicenda Ecobit: “La polemica ha dato fastidio perché in una situazione di cassa integrazione lunga un anno – commenta la sindacalista – e di assenza di lavoro servono iniziative per favorire un’occupazione. I giudizi sull’impianto di trattamento di sottoprodotto di origine animale sono molti, positivi e negativi. Incredibile però che si manifesti come a Montelupo Fiorentino e non si voglia capire nel complesso la vicenda e le conseguenze dal punto di vista occupazionale”.

“Siamo di fronte a un quadro più generale di aziende malgestite, di una grave crisi e di una mancanza di fiducia complessiva – è la chiosa della sindacalista – non è possibile che si sia lasciati soli nella gestione delle crisi aziendali del territorio. Le autorità locali devono spronare il Governo a occuparsi dei problemi delle persone. Tutti i politici, di qualsiasi colore, devo assumersi impegni nel salvare le aziende, rispondendo al loro elettorato. Il lavoro sia al primo posto della campagna elettorale per le amministrative. Ci sono centinaia di situazioni di questo tipo – conclude – in imprese piccolissime si licenziano magari due dipendenti su tre, oppure si arriva a chiedere ai lavoratori trasformazioni in cooperativa, riduzione dei diritti, rinunce a parte di stipendio, o di diventare a propria volta imprenditori per rilevare le aziende. Se i politici non capiscono questo, smettano di fare politica”.

“Forse non si ha il quadro della situazione – dichiara il collega della Filctem Cgil Giuseppe Dentato – il territorio si è trasformato. Serve un piano complessivo di rilancio del lavoro, altrimenti questa zona farà importanti passi indietro”.

Silvia Mozzorecchi e Giuseppe Dentato (foto gonews.it)

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