L’onorevole Dario Parrini, ex sindaco di Vinci, è virtualmente il nuovo segretario regionale del Partito Democratico.
Mancano meno di 24 ore - mentre scriviamo - allo scadere del termine previsto dal regolamento delle Primarie per la presentazione delle firme che consentirebbero di partecipare alle elezioni, sulla carta in programma il prossimo 16 febbraio. Al momento solo Parrini ha presentato le sue e non si vedono all’orizzonte outsider dell’ultima ora. In pratica si sta realizzando il caso che nel regolamento votato dalla direzione regionale del PD venerdì scorso è indicato al punto c dell’articolo 1, ovvero:
“Nel caso di un unico candidato:
- non si svolgono le primarie del 16 febbraio 2014;
- dal 27 gennaio al 12 febbraio 2014 convocazione delle assemblee comunali degli iscritti per discutere la mozione congressuale.
- la Commissione regionale convoca l'assemblea regionale per il 16 febbraio 2014 con la ratifica del segretario, discussione politica e statutaria”.
Insomma nessuna elezione, niente Primarie. La macchina organizzativa del Partito Democratico starà ferma per concentrarsi sull’assemblea regionale nella quale si riuniranno i 500 delegati e per poi pensare alle primarie per i candidati sindaci.
Per presentare la candidatura serve la firma di un numero di persone che va un minimo di 150 a un massimo di 500, in almeno 7 federazioni toscane, questo il requisito previsto al quale Parrini ha adempiuto senza problemi.
Insomma con ogni probabilità da qui al 16 febbraio si aprirà una discussione nelle varie assemblee di unione comunale sulle linee politiche e programmatiche presentate da Parrini, discussione a scrutinio palese.
Il tutto in attesa dell’assemblea in cui avverrà la sua proclamazione a segretario e si voteranno gli adempimenti congressuali.
Poi l’onorevole, e a quel punto anche segretario, dovrà presentare la sua segreteria e il tesoriere.
La probabilità che nelle ultime ore si presenti un secondo candidato è quasi nulla, anche alla luce delle ultime dichiarazioni dell’attuale segretario toscano Ivan Ferrucci, che di fatto ha spianato la strada a Parrini definito “sintesi opportuna delle varie sensibilità interne al nostro partito”. Che per uno che fino a qualche mese fa chiedeva il ritiro della candidatura lanciata da Renzi di Parrini a maggio scorso è un bel passo in avanti. Rispetto a quei giorni ne è passata di acqua sotto ai ponti e nel PD c’è stata la rivoluzione.
Le primarie dell’8 dicembre hanno sancito che la valanga renziana ha strabordato in Toscana e si è perfettamente capito, dopo l’80% del sindaco di Firenze, che anche l’onorevole Parrini avrebbe stravinto e da lì le istanze delle altre aree o correnti, quella cuperliana e quella civatiana hanno iniziato a retrocedere fino ad arrivare a un’accettazione del programma di Parrini. Insomma oggi il PD in questa regione, e non solo, parla il dialetto fiorentino, da domani, sabato sera, anche con una cadenza leggermente ‘vinciana’.
