Molto contento dei lavori della segreteria. Adesso legge elettorale, quindi tagli alla politica poi jobsact per creare lavoro #lavoltabuona
— Matteo Renzi (@matteorenzi) 4 Gennaio 2014
"Molto contento dei lavori della segreteria. Adesso legge elettorale, quindi tagli alla politica poi jobs act per creare lavoro. E' la volta buona". Così Matteo Renzi, su twitter, fa un bilancio della riunione di oggi a Firenze.
Quasi 6 ore di discussione con una pausa di 15 minuti e un pranzo a base di panini e pizzette. Tempi e modalità più da consiglio dei ministri per approvare la manovra economica, che da riunione di partito, la segreteria convocata oggi da Matteo Renzi a Firenze.
D'altra parte il leader del Pd fa sul serio in vista del patto di coalizione che il premier Enrico Letta avvierà la prossima settimana. E c'è una priorità su tutte per cui Renzi vuole andare "fino in fondo" al di là degli equilibri della maggioranza: la riforma elettorale.
"In tre giorni abbiamo fatto più che in tre anni, la prossima settimana tiriamo su la rete e tentiamo di chiudere", tira dritto il rottamatore che vede, dietro l'altolà di Angelino Alfano sulle unioni civili, solo "un'arma di distrazione di massa" per rinviare la legge elettorale. Ancora una volta, nella conferenza stampa al termine della segreteria, Renzi assicura di non avere il governo nel mirino, anzi "mette in difficoltà il governo chi lo vuole far stare fermo, non chi lo sprona a risolvere i problemi italiani".
Ma le bordate del segretario Pd pesano come pietre sugli alleati di governo, Alfano in primis, e anche tra i compagni di partito: in serata Stefano Fassina si dimette in modo irrevocabile, consapevole che i suoi spazi di manovra, dentro un esecutivo nel quale Renzi vorrà dettare la linea, sono sempre più ristretti.
D'altra parte lo stesso leader del Pd non fa niente per lasciar pensare il contrario: "Fassina? Fassina chi?", è la reazione con una punta di sarcasmo con cui il sindaco di Firenze liquida la domanda sulla richiesta di rimpasto, avanzata proprio dal viceministro alla luce dei nuovi pesi di forza dopo il congresso Pd. Nella riunione della segreteria, presenti 11 membri più Pina Picierno collegata via Skype da New York, il leader Pd mette in chiaro l'atteggiamento con cui affronterà la trattativa per il nuovo accordo di maggioranza: il Pd porterà le sue proposte, pronto a confrontarsi ma, racconta chi ha partecipato alla riunione, sia chiaro che "non discuteremo con chi mette veti".
Un messaggio diretto soprattutto al leader Ncd, che sulle unioni civili come sulla Bossi-Fini ha già alzato barricate. "Se tra tutte le nostre proposte l'unico problema sono le civil partnership ci va di lusso - ironizza - ma a chi parla di famiglia, Alfano e Giovanardi, chiedo che cosa hanno fatto quando erano al governo? Hanno azzerato il fondo per la famiglia".
Ma le unioni civili per il segretario Pd sono uno dei temi del patto di governo, non il principale. In cima alla lista ci sono la riforma elettorale e subito dopo, vista anche la complessità della materia, il job act, una riforma che al momento, spiega la responsabile Lavoro Marianna Madia, è un cantiere aperto, dove "la questione contrattuale, come l'articolo 18, non sono al centro". Sulla riforma del voto, invece, Renzi considera la prossima settimana il momento della verità.
"Abbiamo fatto tre proposte: su una Fi ha mostrato interesse, e aspettiamo risposte da quello che è il secondo partito, su un'altra ha aperto Ncd mentre Grillo ha preso tempo. Perché non dovremmo farcela?". Il leader Pd semplifica, certo, le difficoltà dei veti incrociati e nella riunione, a quanto si apprende, ha ribadito che il perimetro per cercare un accordo parte dalla maggioranza di governo ma per arrivare in porto "non chiudiamo a nessuno".
Una determinazione che alimenta i timori di chi sospetta che il vero obiettivo di Renzi siano le elezioni politiche a fine maggio. Il premier Letta non la pensa così ed è convinto che alla fine si troverà un'intesa dentro la maggioranza. Ma i toni del nuovo capo dem sono sempre poco lusinghieri: "Per il calo dello spread il merito fondamentale è di chi ha lavorato nell'interesse dell'Europa: Mario Draghi".
Da legge elettorale a job act, i temi in segreteria
La segreteria è stata a 360 gradi, ha assicurato Matteo Renzi: ''Si è discusso di scuola, ambiente e infrastrutture''. I temi centrali, però, sono stati la legge elettorale e il lavoro. Il sindaco di Firenze punta soprattutto su quelli per l'accelerata che faccia percepire il cambio di passo, da quando alla guida del partito c'è lui.
Più che imprimere velocità all'esecutivo però, qualcuno dubita che l'obiettivo di Renzi sia farlo sbandare. Lui nega: "Nessuno sta mettendo in discussione l'esistenza del Governo, anzi, mette in difficoltà il Governo chi lo vuole far stare fermo. Lo aiuta chi lo sprona a risolvere i problemi italiani".
Della riforma elettorale Renzi parla con toni trionfanti. Dopo la lettera inviata ai segretari delle altre forze politiche, con l'offerta di tre modelli - legge spagnola, Mattarellum rivisitato e doppio turno di coalizione dei sindaci - a breve inizieranno gli incontri bilaterali con i partiti. Il segretario del Pd è fiducioso di poter chiudere entro la prossima settimana. Poi c'è il patto di coalizione. Renzi vuole che includa il job act, le unioni civili, la riforma della Bossi-Fini.
Di questo discuterà nell'incontro con il presidente del Consiglio Enrico Letta, in programma la prossima settimana. Per il segretario Pd su quei temi il confronto con le altre forze politiche è aperto. Però non accetta veti. Nella segreteria di oggi il job act ha cominciato a prendere forma. "E' un work in progress", ha spiegato il portavoce Lorenzo Guerini, entrando nella riunione.
"Stiamo abbozzando un documento", ha poi chiarito Debora Serracchiani. I dettagli cominceranno a essere più nitidi ''entro la direzione del 16'', ha spiegato Renzi, quando sarà intavolata ''una discussione con un sommario, serio, documento che si aprirà al confronto con parlamentari e tecnici''.
Nella 'bozza', per ora, nulla sarebbe stato messo nero su bianco su contratto unico d'ingresso e sulla sospensione dell'articolo 18. Su unioni civili e Bossi-Fini, così come sulla legge elettorale, Renzi e i suoi continueranno a battere, nonostante la 'freddezza' degli alleati di Governo.
"Se l'unico problema che può nascere è quello delle unioni civili è un passo in avanti", ha scherzato oggi commentando il 'no' di Angelino Alfano. A fine giornata, il bilancio del segretario è affidato a un tweet: "Molto contento dei lavori della segreteria. Adesso legge elettorale, quindi tagli alla politica poi job act per creare lavoro. E' la volta buona".
