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Licenziamenti alla Misericordia, Federico Giusti dei Cobas espone le ragioni che hanno portato a questo tragico epilogo

foto d'archivio

Ancora poche ore per revocare i 34 Licenziamenti in Misericordia. L'intervista a Federico Giusti dei Cobas a seguito di 34 licenziamenti nella Misericordia di Pisa.

La ragione del licenziamento

Le ragioni del debito non sono legate alla spesa sociale ma ai soldi statali destinati a salvare le banche e gli speculatori finanziari. Analogo discorso va esteso per le cause del licenziamento che a detta dei media e dei vertici di Misericordia sono da ricercare nel numero eccessivo dei dipendenti. I dipendenti in parte sono stati anche assunti clientelarmente ma in gran parte sono il risultato di cause per utilizzo irregolare di questa forza lavoro, basti pensare alla cooperativa Fratellanza che ha svolto una sorta di intermediazione di manodopera per anni senza che nessun revisore dei Conti avesse da eccepire.

Misericordia regionale con la scusa dell'autonomia delle singole sedi ha taciuto di fronte a situazioni paradossali come si evince dalla denuncia di Report che ha portato alla luce un vasto conflitto di interessi su cui la Magistratura ha aperto a inizio estate una inchiesta.

Di chi  sono le responsabilità?

Dell'arcivescovo in primis che ha scelto i vertici della Confraternita che nell'ultimo anno e mezzo hanno operato solo per dismettere servizi e licenziare il personale raccontando tante bugie come quella relativa alla vendita della faraonica e inutilizzata sede per ripianare il debito. Nessuna volontà di affittare a Azienda sanitaria e soggetti privata, nessuna trattativa di vendita, l'obiettivo parrebbe essere un altro, far passare qualche mese per far entrare a costo zero qualche onlus e associazione di area cattolica. Eppure solo dall'affitto dell'immobile e dall'utilizzo dello stesso per terapie la Misericordia avrebbe potuto ricavare un utile mensile con cui pagare una buona parte del personale

Responsabilità le hanno anche Presidente della Regione e Sindaco di Pisa per non parlare dell'azienda ospedaliera. Tutti hanno evitato di affrontare il nodo delle convenzioni sul trasporto sociale e sanitario che oggi sono gestiti da Misericordia, Croce Rossa, Pubblica assistenza.  Le associazioni hanno rilevato servizi di Misericordia (dismessi anzitempo tanto a dimostrare la volontà di cancellare servizi e posti di lavoro) rifiutandosi di assorbire anche il personale in esso impiegato. Le istituzioni locali a parole hanno detto di essere contrarie a questo ostracismo ma quando abbiamo proposto di inserire clausole sociali negli appalti \convenzioni a difesa dei posti di lavoro tutti, dai sindacati confederali alle istituzioni locali, si sono dileguati.

Ci piacerebbe sapere se i permessi edilizi per costruire la sede della Misericordia  sono in regola, del resto sul terreno si è accesa una quelle giudiziaria con i Salesiani che hanno denunciato Misericordia accusandola di avere fatto un utilizzo profit e non sociale (come promesso ) del terreno

La mobilitazione non è riuscita a fermare i licenziamenti

la mobilitazione è stata portata avanti per mesi da lavoratori, dalle realtà sociali antagoniste e dai Cobas ma alla fine abbiamo capitolato. Le istituzioni si sono svegliate tardi, Provincia esclusa, il Sindaco è sceso in campo solo dopo il servizio di Report con una pubblicità non certo lusinghiera per la città, la forza lavoro in Misericordia è di recente sindacalizzazione, un po' isolata dal terzo settore e non era facile raggiungere risultati quando hai contro dal Comune al Vescovo, quando i sindacati provinciali Cgil Cisl Uil che insieme non raggiungono neppure gli iscritti ai Cobas hanno voce in capitolo pari alla nostra e fanno perdere mesi a discutere dei contratti di solidarietà quando era a tutti noto che Misericordia voleva solo licenziare. Ma qui il ragionamento diventa più complesso e riguarda il Terzo settore

Nei giorni scorsi hanno sottoscritto un accordo su Trasporto sanitario, trasporto sociale, sanità territoriale, mobilità e servizi di prossimità, protezione civile, accordo siglato da Pubblica assistenza, Misericordia, Croce Rossa e Regione Toscana

Nell'accordo, Regione e associazioni si impegnano a sviluppare proposte concrete in tema di servizi alla persona, in un'ottica di sussidiarietà solidale, a partire dalle esperienze maturate sul territorio.

La Regione a maggioranza di centro sinistra fa accordi per il welfare sussidiario con chi licenzia i lavoratori senza poi mettere per scritto l'impegno ad assorbire il personale e non solo i servizi che ad oggi sono prevalentemente svolti non da lavoratori\trici ma da volontari.

Regione Toscana e associazioni invece guardano solo alla revisione delle dotazioni di bordo, a centralizzare forniture e servizi per determinare "costi uniformi per le diverse tipologie di trasporto sanitario di emergenza urgenza" , il che potrebbe significare ulteriore riduzione del costo del lavoro e sfruttamento selvaggio della manodopera utilizzata (inclusi quanti prestano volontariato come servizio civile alternativo ad una pena)

Non solo le associazioni di volontariato accettano la riduzione dei servizi socio sanitari ma diventano complici di questi tagli in nome del cosiddetto "welfare di prossimità" che coinvolgerà anche l'Unione dei Comuni. Se queste sono le premesse, anche uno stupido capirebbe che attorno a Misericordia si muovono interessi troppo forti e a farne le spese sono solo lavoratori e lavoratrici.

Qual'è la situazione attuale?

Il 23 Dicembre scorso Misericordia aveva inviato a Regione e Provincia la bozza di un accordo per la cassa integrazione in deroga, peccato che questa bozza non tenga in minima considerazione quanto emerso negli incontri fiorentini e a più riprese sostenuto da istituzioni locali e Regione.Misericordia vuole solo evitare cause e il pagamento del Tfr, tanto è vero che non ha neppure il coraggio di presentarsi al tavolo di trattativa inviando un accordo irricevibile poichè fa partire l'ammortizzatore sociale dal 2 Gennaio e non dal giorno successivo al licenziamento per non parlare poi della mancata rotazione tra lavoratori in cassa come previsto dalle normative.

Misericordia non ha alcun rispetto per i lavoratori e le stesse Istituzioni, disattende gli impegni assunti in Regione (incontro del 20/11 a Firenze), non conosce le normative in materia di ammortizzatori sociali o vorrebbe intepretarle solo a proprio comodo. Per queste ragioni, COBAS e rappresentanti dei lavoratori hanno respinto toto la bozza proposta e chiedono di sedersi ad un tavolo da domani per un accordo che tenga conto di quanto chiesto da istituzioni locali e sindacati, il tutto entro il 31\12, termine ultimo per accedere alla cassa.  Non ci facciamo troppe illusioni, sappiamo che Misericordia non vuole ammortizzatori sociali , del resto ha presentato con settimane di ritardo questa proposta, quando già a Novembre c'erano le condizioni per firmare la cassa integrazione in deroga. I lavoratori proseguiranno con le azioni legali già intraprese impugnando i licenziamenti e per inizio Gennaio andremo a manifestare sotto la sede di Misericordia.

Fonte: Cobas Pisa

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