Massimo Matteoli, ex assessore comunale di Empoli e già consigliere provinciale, ha scritto una lettera a Giuseppe Civati, del quale è stato promotore di un comitato sul territorio per le primarie del Partito Democratico.
Ecco il testo di seguito.
Qualche giorno dopo le primarie Civati sul suo blog scriveva:
Ora chiedo a voi di mandarmi un messaggio a civati@gmail.com, come avete fatto all'inizio di questa storia. Di continuare a sostenere questo progetto, soprattutto perché non è mio, è vostro. ........ vi chiedo di dirmi che cosa vi aspettate ora, da me, da noi, da voi stessi. Su che cosa concentrare le nostre energie, a che cosa dedicare i prossimi mesi. ............ Non faremo una corrente, faremo una campagna permanente sui temi che ci stanno a cuore. Sarà solo più forte di prima la voce che udirete, anche se i media continueranno a trattarci come una cosa 'strana', incomprensibile, che si sottrae agli schemi consolidati e che per alcuni nemmeno esiste. Ci siamo abituati, e non ci siamo mai spaventati.
http://www.ciwati.it/2013/12/10/il-senso-di-un-inizio-la-ricognizione-riprende/
Questa, è la mia lettera.
Lettera a Civati
Caro Civati ho aspettato qualche giorno a risponderti perché lo volevo fare a mente fredda, dopo aver “digerito” i risultati delle primarie.
Direi per prima cosa che il voto rappresenta un chiaro segnale di fiducia e speranza nei confronti di Matteo Renzi, ma non la firma di una cambiale in bianco al nuovo segretario. Piuttosto penso che si sia trattato della ricerca disperata di una speranza nel futuro dopo le prove disastrose ed i veri e propri tradimenti di buona parte dei dirigenti del PD in questo ultimo anno.
Lo spettacolo, comico se non fosse tragico, di chi, stando al Governo con Alfano, criticava Renzi perché sarebbe stato di destra ha rappresentato per il Sindaco di Firenze una vera e propria ciliegina sulla torta.
Fai dunque bene, anzi benissimo, a dire in tutte le occasioni che il tuo posto (ed il nostro, aggiungo) è dentro il PD, perché solo un partito democratico di nome e di fatto può rappresentare una reale speranza di cambiamento per questo nostro paese.
Il problema è come stare dentro questo PD, anche perché Matteo Renzi non lascerà scoperto nessun vero spazio politico. I viaggi in Campania ed a Lampedusa con cui ha inaugurato la sua segreteria sono un chiaro segno di come si muoverà.
L’unica risposta che vedo possibile è quello di lavorare sui contenuti.
So già che a questo punto penserai, “ma questo non lo legge il mio blog, in pratica non faccio altro da anni”.
In effetti è vero ed una delle ragioni per cui ho cominciato a seguirti sul web è stato, appunto, che leggendoti non trovavo la solita fuffa dei siti di politica, ma un attenzione vera ai problemi ed alle questioni in campo.
Penso, però, che questo nel prossimo futuro non basti più.
Ti segnalo due questioni che mi sembrano prioritarie:
a) È necessario creare un luogo ed uno strumento di riflessione e confronto collettivo.
Non basta il tuo blog, (che per forza di cose è unidirezionale), né tanto meno lo spazio per commentatori lasciati a se stessi.
Prossima Italia mi sembrava una buona idea, ma evidentemente, come molte buone idee, ha fatto una brutta fine. Spero solo che da questa campagna delle primarie si esca con uno spazio ed uno strumento simile, se possibile più organizzato ed organico, articolato per temi e territori.
Mi rendo perfettamente conto come non sia affatto facile, ma vedo che anche nel nostro piccolo (abito ad Empoli, in Toscana) la campagna per le primarie ha fatto emergere energie e competenze nuove che sarebbe un delitto lasciar disperdere.
b) Ancora più importanti degli strumenti sono i contenuti e, soprattutto, i fini dell’azione politica.
Grazie alla mia età (ho 58 anni) ho attraversato tutta la fase del passaggio alla società digitale e forse per questo avverto con forza la profondità dei cambiamenti, sia di quelli già avvenuti che di quelli in corso.
Mi sbaglierò, ma non so quanto questo sia razionalmente compreso dalle nostre classi dirigenti, anche quelle più giovani e tecnologicamente avvezze.
La mia impressione che ancora oggi la politica “ufficiale” non comprende nel profondo la vera e propria “rivoluzione informatica” che sta così radicalmente cambiando il nostro modo di vivere ed in particolare la fine della società “industriale”ed il passaggio ad una società quasi totalmente terziarizzata.
Perciò la vera sfida che è davanti alla politica è quella di reinventare una società in cui si possa creare nuova ricchezza e garantire il welfare anche se la stragrande maggioranza dei lavoratori non produrranno beni materiali ma solo servizi.
Penso che questa debba essere la bussola, al di là dei problemi contingenti, su cui indirizzare la riflessione e l’azione dei prossimi anni, perché solo la“buona politica” può evitare che una società sempre più terziarizzata e lasciata a se stessa produca nuove esclusioni e nuove povertà.
La buona politica
Ciò nonostante vedo pochi in politica che riflettano seriamente su come si dovranno riorganizzare le società occidentali post-industriali.
La destra è più fortunata, le basta affidarsi alla forza del mercato ed alle paure della gente comune per ottenere consenso. Per noi è molto più difficile, perché dobbiamo avere un progetto ed insieme un “sogno”, un’idea positiva di giustizia sociale e di sviluppo complessivo della società.
Prendiamo tra le tante questioni quella di più immediata rilevanza sociale: il mito dell'industria .
E’stata la rivoluzione industriale a far uscire le società occidentali dalla secolare miseria contadina.
Ma quanti sottoscriverebbero che questo ruolo sta finendo e che il destino dell’industria nel prossimo futuro sarà uguale a quello odierno dell’agricoltura? Eppure già oggi in Italia più dei due terzi dei lavoratori sono occupati nel terziario e questa percentuale non potrà che aumentare perché ogni investimento sull’ efficienza produttiva fa diminuire il numero degli occupati nelle fabbriche.
Si tratta di una dinamica di natura generale, ma già oggi nelle nazioni occidentali operai, tecnici ed impiegati dell’industria sono una minoranza ed è facilmente prevedibile un futuro, nemmeno troppo lontano, in cuila stragrande maggioranza dei lavoratori in questi paesi non produrrà più beni materiali.
Non è detto che la produzione industriale sparirà dall’ occidente (come non è sparita la produzione agricola), ma è certo che spariranno quasi tutti gli operai e gli impiegati delle industrie, sostituiti dai computer e dai robot,così come le masse contadine sono state sostituite dai trattori.
La trasformazione sociale sarà enorme,anzi già le condizioni di vita delle persone si sono trasformate ed ancora stanno cambiando con una velocità imprevedibile solo pochi anni fa.
In realtà questa crisi è anche etica e morale, perché in crisi ormai da alcuni decenni è la stessa civiltà industriale, sostituita da una inedita società dei servizi e dell’informatica. Tutto ciò mette in discussione i valori, i sistemi sociali, i modelli di relazione che lo sviluppo delle nostre società ci aveva portato a considerare naturali.
Come in tutte le epoche di transizione avvertiamo la crisi, vediamo il vecchio che muore, ma non riusciamo a comprendere appieno il nuovo che sta nascendo sotto i nostri occhi.
Oggi i livelli di benessere raggiunti nei paesi occidentali dopo la seconda guerra mondiale non possono essere più considerati come acquisiti, ma per fortuna le prospettive positive, così come i problemi ed i pericoli, sono potenzialmente enormi.
Sta a noi saper unire gli interessi sociali diffusi della nuova società digitale che si sta sviluppando sotto i nostri occhi a quei valori di giustizia, libertà, dignità della persona con cui la sinistra europea nello scorso secolo ha cambiato la società delle fabbriche e tradurre questo in politiche e fatti concreti.
E’ un compito che nessuno meglio di te può affrontare nel nuovo PD nato dalla primarie dell’8 Dicembre 2013.
Un sincero saluto e tanti auguri per il futuro, mi sa che ne abbiamo tutti un grande bisogno.
Massimo Matteoli
