gonews.it

Il vescovo traccia la linea per i prossimi tre anni: "La diocesi ha davanti a sé cinque missioni"

Monsignor Fausto Tardelli, vescovo di San Miniato, durante la presentazione della lettera pastorale per il triennio 2014-2017 (foto gonews.it)

Monsignor Fausto Tardelli presenta la sua lettera pastorale dal titolo "Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi". Trenta pagine con illustrazioni del professor Luca Macchi da suddividere idealmente in tre parti. Rese note anche le attività principali della chiesa sanminiatese per il 2014, tra cui spicca la fine del restauro della Torre di Matilde e la volontà del vescovo di incontrare tutte le coppie che frequenteranno i corsi pre-matrimoniali

Alle porte del Santo Natale il vescovo Tardelli ha voluto donare alla diocesi un nuovo programma pastorale per il triennio 2014 2017. La lettera pastorale dal titolo «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi (mt 11,28)» (illustrazioni del professor Luca Macchi) affronta le problematiche del nostro tempo, sia dal punto di vista dell'analisi del contesto del nostro territorio, che progettando un cammino concreto per la chiesa di San Miniato per il prossimo triennio. Tardelli ha poi annunciato quelle che saranno le attività principali della diocesi per il 2014.

Accomunato nella riflessione alle esortazioni di Papa Francesco, il vescovo si rivolge alla chiesa di San Miniato chiedendo di annunciare a tutti in opere e parole la misericordia di Dio: «Più che mai se ne deve parlare ma soprattutto testimoniarla, perché in giro c’è tanta gente che sta male! Questa è la situazione – per molti versi drammatica - in cui versa il nostro mondo. C’è tanta gente “ferita” e noi non facciamo eccezione; in mille modi, per svariati e molteplici motivi; dentro la Chiesa e fuori di essa».

E' possibile suddividere la lettera in 3 parti: le ferite del nostro tempo; la cure delle ferite: le opere di misericordia; le “missioni” della nostra chiesa diocesana.

Le ferite del nostro tempo. Nella prima parte, dedicata all'analisi delle «ferite» del nostro tempo che il Vescovo riassume in 5 tipologie, si individuano le principali sofferenze  che colpiscono l'uomo del 2013. Citando la parabola del buon Samaritano, il vescovo richiama la figura evangelica di «un uomo mezzo morto.  Un uomo segnato da 5 ferite: della mente, del cuore, del corpo, della dignità e dell'anima. Quest'ultime due sono quelle più gravi perché sono più dolorose ed insidiose.

Le ferite della dignità possono essere molteplici, ma solo una è la causa: «Quella cultura dello “scarto” che domina il mondo. Provo semplicemente a elencare alcune di queste offese - scrive Monsignor Tardelli -  solo le più evidenti: non vedersi riconosciuto il proprio diritto a vivere dignitosamente, a svilupparsi, a crescere, a esprimersi; oppure non essere rispettati nella propria coscienza, nella propria libertà e in molte parti del mondo nella stessa libertà religiosa».

Ci sono poi le silenziose ferite dell'anima: «Normalmente se n’è poco avvertiti. Ciò rende ancora più drammatico questo tipo di ferite. La corruzione e l’assopimento della coscienza morale; la trasgressione sistematica dei comandamenti di Dio; il peccato in pensieri, parole, opere e omissioni; l’allontanamento di Dio dal cuore, dalla mente e dagli spazi sociali, tutto questo ferisce in modo a volte mortale la nostra anima. L’idolatria del denaro, del sesso e del potere o, come dice l’apostolo Giovanni “la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita” (1Gv 2,16), ci rovinano l’esistenza. Come i tradimenti, le infedeltà, i raggiri, le menzogne, le invidie, gli odi e i rancori; una fede fiacca e debole, incoerente; l’indifferenza religiosa e la superstizione. Ci sono poi ferite nell’anima prodotte dalla delusione nei confronti della Chiesa, dei suoi ministri, dei cristiani in genere. La contro testimonianza di uomini di Chiesa senza amore, produce una ferita che diventa disaffezione e indifferenza, persino rabbia e risentimento».

Le ferite del cuore ledono i sentimenti e sono rappresentate dalla mancanza di amore e dalla solitudine, beffarda caratteristica di questa era social. Ci sono le ferite della mente: la confusione e lo smarrimento del senso stesso della vita, alimento per quel relativismo che mette sullo stesso piano ogni cosa, negando la verità, riducendo tutto a opinione. Poi ci sono le ferite del corpo: «Non ci vuol molto a riconoscerlo. Quante malattie ci portiamo addosso! Malattie psicologiche e psichiatriche sempre più diffuse e malattie organiche che non si riescono a sconfiggere e sempre nuovamente ci assaltano, nonostante gli indubitabili enormi progressi compiuti in questi anni. Anche la mancanza di lavoro e le ristrettezze economiche che tolgono il sostentamento necessario per vivere – ce ne accorgiamo bene di questi tempi - minano la nostra salute, ci rovinano, mentre lo stress psico-fisico che il ritmo frenetico che la società ci impone, guasta letteralmente l’esistenza».

Tornare a un'antica ricetta: le «Opere di Misericordia». Ma come possiamo, noi cristiani, contribuire alla cura di queste ferite? Nella lettera si ripropone un'antica «ricetta» della chiesa, quelle delle Opere di Misericordia spirituali e corporali, ovvero: «Attitudini di cuore e azioni concrete che vengono incontro ai bisogni degli uomini e delle donne, a seconda delle ferite riportate. Sono state suddivise sapientemente in opere di misericordia materiale e spirituale. Sette da una parte e sette dall’altra. Forse è bene che le riscopriamo e che le ritraduciamo nel contesto della nostra situazione, cercando di capire quale significato concreto possano avere nella nostra società».

Le opere di carità non sono solo uno slogan, una mera indicazione, una facciata, una terapia. Rappresentano l'essenza dello stile di vita del cristiano, ed assumono un carattere di pilastro imprescindibile per curare le ferite degli uomini e delle donne della nostra epoca: «Ritengo quanto mai importante fare attenzione a che il gesto del chinarsi sul fratello sia vero, autentico. Quanto “servizio al prossimo”, quanta sedicente “disponibilità”, quanta “operosità” risulta alla fine umiliante per l’altro, irrispettosa, incubatrice di rabbia e rivolta! Accade quando non ci si pone in un vero ascolto, ma si strumentalizza l’altro per far grandi noi, per far avanzare le nostre cose, per riempirci sempre più di noi. Anche i poveri a volte servono a “gonfiare “ il nostro io! Altre volte, con la scusa di preoccuparci degli altri, mettiamo in piedi “carrozzoni” che in definitiva servono solo a sistemare noi stessi, oltre che “parenti, amici e conoscenti”».

Corona e compimento delle “opere di misericordia”, è la testimonianza e l’annuncio di Gesù Cristo, morto e risorto per noi. Le 5 sante piaghe che segnano il corpo di Cristo sulla Croce sono la fonte della Misericordia che rinnova l’uomo dal profondo e gli permette di condurre una vita nuova nell’amore. Mediante la risurrezione, Gesù Cristo offre ad ogni uomo la chiara e definitiva certezza che il bene vince sul male, il perdono sul peccato, la vita sulla morte. Egli è il “medico divino”, il vero medico che con la sua divina Misericordia può risanare l’uomo dalle sue ferite mortali. Incontrarlo, è salvezza piena per l’uomo di ogni tempo. La Chiesa è inviata nel mondo a testimoniare questa verità fatta d’amore.

Verso il futuro: le “missioni” della diocesi. Ma non basta chinarsi verso l'altro, il più debole, il nostro fratello che vive nelle difficoltà, in modo estemporaneo e sull’onda del sentimento di un momento. La chiesa deve rinvigorire il proprio spirito missionario, acquisendo sempre di più una stabile, permanente e concreta attitudine missionaria, volta a curare le ferite degli uomini. A volte ripiegata su se stessa e autoreferenziale, anche la nostra comunità diocesana deve aprirsi al mondo e divenire veramente missionaria. Ecco perché nella parte finale, che però rappresenta il cuore della lettera pastorale, ritroviamo quegli ambiti missionari concreti da esplorare e praticare nelle comunità parrocchiali e nella vita quotidiana. Sono 5 e  indicano anche il cammino della Diocesi di San Miniato nel prossimo triennio:

la “missione giovani”, perché molti sono in difficoltà esistenziale, senza prospettive, lontani dalla fede;

la “missione famiglie”, perché queste sono in crisi economica e spirituale, divise e lasciate sole;

la “missione lavoratori”,perché la mancanza di lavoro e di un lavoro dignitoso minaccia la persona e lo sviluppo della società;

la “missione immigrati”, perché devono poter sperimentare l’amore di fratelli sinceri e conoscere il Signore Gesù;

la “missione cultura”, perché si propaghi tra le persone e nella società una visione corretta dell’uomo aperto agli altri e a Dio.

Il 2014 della diocesi di San Miniato. Sono tante le attività pastorali della diocesi in programma per il 2014. Ecco alcune delle attività più importanti:

In primo luogo il vescovo vuole conoscere tutte le coppie che prenderanno parte ai corsi pre ˗ matrimoniali organizzati nelle varie unità pastorali in diocesi. Sarà un modo per per stare vicino alle nascenti famiglie e per conoscere ragazzi e ragazze che si impegneranno nella costruzione della prima cellula della società: «Sento il bisogno di aprire un dialogo semplice e diretto con questi giovani che hanno scelto di sposarsi nel Signore, perché vorrei ascoltarli e mostrar loro per quanto mi è possibile, la vicinanza materna della Chiesa. Con la speranza che possano conoscere Gesù Cristo e che da questo incontro fioriscano percorsi di vita familiare cristiana che fruttifichino nel bene».

In secondo luogo c'è il completamento della costituzione dei Consigli Pastorali di Unità Pastorale. «C’è da costituirli e avviarne il cammino. Anche per dare gambe a quelle unità pastorali che sono una necessità dei tempi e una testimonianza doverosa di condivisione. Conosciamo tutti l’importanza dei Consigli pastorali come luoghi di esperienza di comunione, di “discernimento” nello Spirito Santo e di corresponsabilità nella missione della Chiesa».

In terzo luogo c'è l’inizio della preparazione del convegno ecclesiale del 2015: tra il 9 e il 13 novembre 2015, a Firenze, si terrà un nuovo Convegno Ecclesiale Nazionale, che i Vescovi hanno titolato: In Gesù Cristo il nuovo umanesimo. Il Convegno ecclesiale nazionale intende coinvolgere le singole Diocesi, perché è lì, “sul campo”, che vanno colte e interpretate le attese del popolo cristiano, come pure la situazione culturale e religiosa della nostra società. L’orizzonte del Convegno è quello di un evento di preghiera, di ascolto, di confronto e di discernimento, di orientamento condiviso per un annuncio e una testimonianza più efficaci e attuali, occasione di rilancio dell’impegno pastorale delle nostre comunità ecclesiali.

Alcune altre notizie. L’incremento dell’attenzione ai bisogni della gente, attraverso la ulteriore qualificazione dei 19 centri di ascolto della Caritas sparsi nel territorio diocesano, impegnati anche nel rilevamento delle nuove e vecchie povertà; il sostegno al Centro notturno di accoglienza a Santa Croce sull’Arno; alla Casa famiglia per donne madri di Montopoli; alla casa famiglia “Aurora” per donne in difficoltà de La Rotta.

Il restauro definitivo della Torre cosiddetta di Matilde, il campanile della Cattedrale, unica torre medievale autentica, insieme alla più piccola del palazzo dei vicari, ancora in piedi a San Miniato. (Con un grosso contributo del Ministero dei beni culturali, della Conferenza Episcopale coi fondi dell’8x1000 e della Fondazione Cassa di risparmio di San Miniato.  Inoltre l’avvio del definitivo restauro della Pieve di Corazzano.

 

25/04/2014: Convegno in occasione del centenario della nascita di don Divo Barsotti a Palaia

 

24/05/2014: Chiusura anno pastorale giovani e professione di fede dei diciottenni.

 

a Settembre: pellegrinaggio diocesano a Lourdes.

Fonte: Diocesi di San Miniato - ufficio stampa

Exit mobile version