Con un post sul suo profilo Facebook ha detto sostanzialmente che la vittoria di Renzi alle primarie per la scelta del segretario nazionale non può essere utilizzata per delegittimare la classe dirigente locale uscita dal congresso appena un mese fa. Per dirla con il sindaco di Firenze, per cambiare i giocatori serve un altro congresso. Siamo a Castelfranco di Sotto e l’autore del post è Graziano Turini, sindaco del paese dal 1995 al 2004 e attuale assessore provinciale. All’ultimo congresso del Pd ha sostenuto la mozione Cuperlo. Gonews.it, anche alla luce del post che già abbiamo citato, lo ha contattato per porgli qualche domanda e capire che cosa ne pensa della situazione che si potrebbe creare a Castelfranco, anche alla luce delle recenti primarie nazionali, in vista delle amministrative del prossimo anno.
Allora Turini, lei sostanzialmente sostiene che è ingiusto e pericoloso, da parte dei renziani, utilizzare la vittoria del sindaco di Firenze per dire, anche a livello locale, che una certa classe dirigente deve farsi da parte. E’ così?
“Renzi ha stravinto ed ora è il segretario di tutti, anche il mio. I rappresentanti castelfranchesi di Renzi, sia ben inteso, hanno quindi il diritto di considerazione per questa vittoria per il loro impegno durante la campagna elettorale. Trovo però ingiusto e per certi versi pericoloso che gli stessi renziani di Castelfranco utilizzino il consenso di Renzi per questioni che riguardano il partito a livello locale”.
Viene naturale chiederle perché sostiene questo?
“Perché le tante persone che hanno partecipato alle primarie domenica 8 dicembre lo hanno fatto per i motivi più variegati e non solo per esprimere dissenso nei confronti di alcuni dirigenti del pd locale sostenitori di Cuperlo. Mi pare forzata l'interpretazione secondo la quale il consenso ricevuto da Renzi a Castelfranco si trasferisca automaticamente sui rappresentanti locali dell'area renziana. Ripeto, il voto per Renzi non può tradursi solo come contro alla classe dirigente attuale, anche a Castelfranco, sarebbe ingiusto nei confronti dello stesso Renzi”.
Lei avverte un pericolo che si potrebbe materializzare dopo queste primarie?
“Che le cose avvengano e che le decisioni vengano prese fuori dagli organismi del partito democraticamente eletti. Vorrei ricordare tra l’altro che non più tardi di un mese fa l’elezione dei segretari del Pd di Castelfranco sono stati il frutto di una convergenza unitaria tra tutte le diverse sensibilità presenti all’interno del partito”.
Vista anche la sua esperienza, si è fatto un’idea del significato di queste primarie per il Partito Democratico e per il centrosinistra?
“A Castelfranco siamo l’unico partito organizzato e radicato sul territorio. Dico questo per dire che abbiamo una responsabilità e che perciò noi abbiamo prima di tutto il dovere di fare delle scelte, di raccogliere il forte e chiaro messaggio di ulteriore rinnovamento che queste primarie ci hanno dato, di mettere in campo dei programmi per affrontare i problemi. Ecco, da queste primarie ho avuto la conferma che il confronto, la competizione non deve essere tra le persone ma tra le idee. Io sono alla fine del mio percorso politico ma non rinuncerò mai, anche da semplice militante, a fare delle battaglie per le mie idee, i miei valori e per il paese dove sono cresciuto”.
Lei è favorevole o contrario ad eventuali primarie per la scelta del candidato a sindaco?
“sono stato un forte sostenitore delle primarie, ma sto cambiando idea perchè le primarie fra le persone e non fra i contenuti e i valori, lasciano ferite e strascichi e dividono anche dopo la chiusura delle urne. Credo che il partito debba rinnovarsi e debba scegliere, in un confronto aperto con i cittadini e le rappresentanze economiche e sociali, un candidato portatore di idee e programmi capaci di dare risposte ai problemi concreti della nostra gente. Se però ci devono essere le primarie per la scelta del prossimo sindaco che siano di coalizione e aperte”.
Che cosa si sente di dire ai renziani di Castelfranco?
“Hanno vinto ma invece di stare a sottolineare che la vittoria assume più rilevanza, sempre riferendoci al contesto locale, visto chi sosteneva Cuperlo, comincino piuttosto a dire che idee hanno per il centro storico, per il sociale, per la gestione del territorio, ci aiutino insomma a rinnovarci davvero come partito e come comunità politica. Tirino fuori le proposte insomma. Su quelle ci si deve confrontare all’interno del partito”.
E in generale al Partito Democratico di Castelfranco?
“Di riprendere subito il confronto e la progettazione del futuro del nostro territorio rafforzando il dibattito e la sintonia con la gente. In consiglio comunale e nel partito abbiamo persone, quasi tutte giovani, molto capaci e di cui ho grande stima, si riparta da loro, dalla loro competenza e capacità di “caricarsi” questo compito con l'obiettivo di rafforzare la nostra presenza “in mezzo alla gente” e dare delle risposte ai problemi”.
Lei ha detto che è alla fine del suo percorso politico ma se il partito le chiedesse un nuovo impegno, magari anche di rifare il sindaco?
“E' una domanda che ultimamente mi fanno spesso, io sono un uomo di partito e, se gli organismi dirigenti mi chiedessero la mia disponibilità, sarei ovviamente tenuto a pensarci. Ad oggi mi sento di poter escludere ogni mio coinvolgimento in ruoli di primo piano.”
