gonews.it

L'onorevole Dario Parrini analizza il voto delle Primarie PD: "Il risultato più alto Renzi lo ottiene nel comune di Vinci, dove supera l'88%"

Dario Parrini, terzo da sinistra, accanto a Matteo Renzi (foto gonews.it)

Le primarie del Pd appena conclusesi sono state una grande e bella giornata di democrazia e di mobilitazione popolare.
Renzi ne esce segretario con una maggioranza schiacciante che gli dà una grande forza (il 67% del totale dei voti validi, inferiore al 75% di Veltroni nel 2007 ma di gran lunga più omogeneo) e una responsabilità altrettanto grande.
Questa forza va usata da subito per realizzare le riforme (costi della politica, lavoro, Europa) da lungo tempo proclamate ma mai realizzate.

Alla fine si sono registrati complessivamente quasi tre milioni di votanti, praticamente un numero pari a quello dei partecipanti al secondo turno delle primarie di coalizione del 2012 (tornata di voto alla quale parteciparono però anche decine di migliaia di elettori di Sel).

I dati ci dicono che ha preso parte a queste primarie più del 4% della popolazione italiana e circa un terzo degli elettori che votarono Pd alle ultime elezioni politiche di febbraio.

Tre i punti più rilevanti: a) l'affluenza è stata più alta di ogni più rosea previsione letta sulla stampa nelle scorse settimane e ben più alta di quanto speravano sarebbe stata tutti i gufi dell'astensione; b) Cuperlo sotto il 20% è un dato politico incredibilmente emblematico della fine di un'epoca e di un modo di concepire la sinistra; c) lo scostamento tra il consenso raccolto da Renzi tra gli iscritti (il 40% circa) e tra gli elettori delle primarie (il 67%) colpisce per la sua robusta entità.

Il rapporto tra partecipanti alle primarie e partecipanti al congresso degli iscritti è stato approssimativamente di 10 a 1 (quasi 3 milioni contro quasi 300mila).

La capacità degli iscritti al partito di rispecchiare l'opinione degli elettori del partito risulta dunque ampiamente in crisi.

Un discorso a parte merita la Toscana.
La Toscana è la regione con l'affluenza più alta: circa 400mila elettori in tutto, cioè l'11% della popolazione regionale e il 48% di chi in Toscana votò Pd alle ultime elezioni politiche del febbraio 2013 (in questa classifica si piazza al secondo posto l'Umbria con quasi il 40% e l'Emilia Romagna con oltre il 35%).
In altre parole: in Toscana praticamente un elettore democratico su due ha scelto di mettersi in fila fuori dai seggi e dai gazebo delle primarie per scegliere il segretario nazionale del partito.
La Toscana è anche la regione in cui Renzi ottiene il consenso più alto: il 78% circa (seguono Umbria e Marche con il 76% e l'Emilia Romagna con il 71%).

Guardando al risultato che si è avuto nelle tredici federazioni toscane del Pd emerge che la Federazione Empolese Valdelsa è al primo posto sia per affluenza (qui i votanti sono stati il 15,6% della popolazione del territorio – seguono la federazione di Siena e la federazione metropolitana fiorentina con il 14%. Inoltre nell'Empolese Valdelsa è andato 56% degli elettori del Pd alle ultime elezioni politiche) sia per consistenza del consenso fornito a Renzi (oltre l'85%).
Per dimensione del consenso a Renzi subito dietro l'Empolese Valdelsa ci sono le federazioni di Lucca, di Pistoia, di Prato, di Arezzo e di Siena.

All'interno della Federazione Empolese Valdelsa il risultato più alto Renzi lo ottiene nel comune di Vinci, dove supera l'88%.

Exit mobile version