Don Pierfrancesco Amati si rivolge alla comunità di Certaldo con il messaggio in vista del Natale. Ecco la sua lettera:
Carissimi,
iniziamo il tempo dell’Avvento, tempo che ci prepara al Natale e alle feste ad esso collegate. Questo periodo ci fa riscoprire una parola fondamentale nella vita: attesa. La storia, e particolarmente quella del popolo di Israele, è tutta caratterizzata dall'attesa. Per secoli il popolo eletto ha aspettato che si realizzassero le promesse fatte da Dio nel suo patto di alleanza. Tali promesse avevano ed hanno una loro caratteristica: mentre si sperimenta l’inizio, la caparra, si viene rilanciati nell'attesa della pienezza. Questo aspetto è fondamentale perché fa guardare al futuro già facendo un’esperienza nel presente.
Se questo inizio non ci fosse l’attesa sarebbe senza ragioni e più vicina all'illusione che non a vedere come si compie la promessa. L’attesa ha il compito di purificare il cuore e introduce in quella dipendenza da Dio che dovrebbe essere tipica di ogni creatura che si riconosce tale. Purificazione di pendenza vanno di pari passo con l’attesa di qualcosa che è sempre diverso da come noi possiamo prevedere con la nostra mentalità. Infatti quando Gesù è entrato in questo mondo quell'evento ha scombussolato tutti i piani di chi stava vivendo aspettando il Messia.
Coloro che erano più attaccati alla propria idea che al modo pensato e voluto dal Mistero lo hanno rifiutato: chi invece è rimasto nella purezza del povero e del bambino ha potuto esultare per quanto accadeva sotto i propri occhi. Maria e Giuseppe sono gli esempi più eclatanti di questa attesa libera dagli schemi mentre Erode e i sommi sacerdoti hanno rifiutato, e quindi avversato, quanto era accaduto.
La storia si ripeterà quando Gesù adulto inizia la sua missione pubblica: c’è chi lo accoglie e crede in Lui e chi lo avversa fino a condurlo alla condanna a morte. Anche oggi la parola attesa è piena di significato e in alcun modo non è una ripetizione di quanto già accaduto duemila anni fa. Non si tratta di far finta di aspettare quando sappiamo benissimo come va a finire.
Che Cristo nasca oggi, mostrando tutte le implicazioni dell’Incarnazione, è un fatto tutto da scoprire per tutti. Ogni persona, dalla più credente alla più titubante e dubbiosa, deve scoprire di quali attese vive. Dove spera di sperimentare la pienezza per la propria vita, da cosa si aspetta quella felicità che sola può calmare il nostro cuore. Anche oggi siamo costretti, al cospetto di tutte le crisi che viviamo, a chiederci se Gesù è realmente quella risposta all'inquietudine del nostro cuore oppure se è un evento tranquillamente relegabile nel passato che nulla ha da dire per noi che viviamo il XXI secolo.
Anche per noi si pongono le domande se siamo aperti al modo con il quale Gesù intende presentarsi alla nostra vita o se abbiamo già in cuor nostro escluso alcune modalità perché non corrispondono a quanto aspettiamo. Siamo liberi e con il cuore bambino pronto a stupirsi o siamo già schiavi delle nostre idee senza alcuna possibilità di apertura verso la novità che può accadere in ogni luogo e in ogni modo.
La nostra libertà, e quindi la nostra responsabilità, si gioca in questo ambito segreto e profondo che influenza ogni nostro atteggiamento ed ogni nostra scelta. Nessuno può dirsi attestato una volta per tutte sul fronte dell’apertura, dobbiamo riconquistarla questa apertura ogni giorno in un lento e faticoso cammino di educazione che ci faccia superare la pura istintività. Il tempo d’Avvento, che la Chiesa ci offre, vuole guidarci in questo percorso educativo personale e comunitario così da poter giungere a festeggiare davvero il Natale: Gesù che nasce!
Buon cammino di Avvento e quindi BUON NATALE A TUTTI
Fonte: Don Pierfrancesco Amati, parroco di Certaldo
