Le centrali operative del 118 passeranno dalle attuali 12 a 3 entro la fine del 2016. A queste se ne affiancheranno 3 dedicate al trasporto sanitario ordinario. Il passaggio alla configurazione definitiva del servizio sarà preceduto da una fase di transizione, necessaria a causa della forte complessità organizzativa e tecnologica, in cui sono previste 6 centrali che svolgeranno compiti misti, ovvero di emergenza-urgenza e di trasporto sanitario ordinario.
Questa quanto emerso nei giorni scorsi dopo un incontro nella sede della Regione Toscana a Palazzo Strozzi Sacrati in cui si riunita la commissione tecnica incaricata di analizzare la valutazione del riassetto organizzativo delle centrali del 118, che ha presentato le conclusioni del suo studio. Secondo i risultati viene ribadito che il numero ideale per servire il territorio toscano è di 3 centrali operative del 118. A queste si affiancheranno altre 3 centrali operative, dedicate al trasporto sanitario ordinario.
Visto così la situazione sembra chiara e il percorso limpido e trasparente.
Ma ad ascoltare chi in quelle centrali lavoro le cose non stanno proprio così, anzi. Secondo i rappresentanti sindacali dell’Asl 11, che parlano a nome della Rsu aziendale e che sono anche operatori diretti della centrale operativa del 118 che ha sede nella ‘pancia’ del San Giuseppe di Empoli, da parte della Regione non solo non c’è chiarezza, ma si sta facendo di tutti per rendere il tema ‘fumoso’.
Il timore invece, quello sì ben evidente, è che la centrale operativa che gestisce l’emergenza – urgenza sul territorio dei 15 Comuni dell’Asl 11 possa diventare solo un bel ricordo. La prospettiva è quella che questa realtà di eccellenza possa essere trasferita perché schiacciata dallo ‘strapotere’ politico di Firenze e dalla comunque maggiore pesantezza istituzionali di due altri capoluoghi di Provincia come Prato e Pistoia.
Le Asl fiorentina, pratese, pistoiese e quella dell’Empolese Valdelsa rappresentano le 4 aziende che vanno comporre l’Area Vasta Centro. Il progetto parla di una sola centrale per Area da qui al 2016, un paio nel frattempo.
Il coro dell’intersindacale dell’Asl 11 è univoco e avanza diversi dubbi.
A parlare Roberto Gambassi (Cisl), Alessandro Giorgetti (Cgil FP) , Giampaolo Giannoni (Nursind). Si presentano con ritagli di giornale e in effetti la questione è dibattuta in tutta la Toscana e a più livelli, anche il nostro archivio è carico di articoli da varie fonti: istituzionali, politiche, sindacali.
“Vogliamo avere pari dignità all’interno della nostra area vasta, i criteri di scelta della centrale operativa unificata devono essere limpidi, legati a parametri certi, non ci devono essere prese di posizione a prescindere o in base alla grandezza del territorio. Inoltre chiediamo una rappresentanza degli operatori all’interno del comitato che sta decidendo in merito”, queste le parole di Alessandro Giorgetti della Cgl Funzione Pubblica.
A lui fa eco Giampaolo Giannoni del Nursind: “Non ci piace essere presi in giro e qui le condizioni stanno mutando nel corso del tempo. Prima 3 centrali, poi sei. Vogliamo che le ‘regole del gioco’ siano precise. Vogliamo conoscere quali sono gli standard prsi in esame per la scelta: sicurezza, tecnologia a disposizione e altro”.
Per esempio la centrale operativa empolese, nuova di pacca in quanto spostata qualche mese fa dal sesto piano del vecchio ‘San Giuseppe’ al nuovo ospedale , ha una ridondanza per quanto riguarda le linee telefoniche ineguagliata dalle altre in lizza. La struttura è antisismica e poi sarebbe facilmente allargabile al numero di postazioni utile.
Al 118 lavorano 60 infermieri e 25 medici in totale: “Non ci sono, almeno speriamo, pericoli occupazionali. In caso di trasferimento della centrale – spiega Giorgetti – non ci dovrebbero essere rischi di questo tipo. Ma la dispersione delle conoscenze e delle esperienza quella sì”.
Il quesito di Giannoni e di Roberto Gambassi della Cisl è legato anche ai partecipanti della commissione: “Ci sono i dirigenti delle Asl, ci sono i rappresentanti del volontariato, non ci sono gli operatori delle centrali operative. Incredibile. E poi ad oggi non sappiamo neanche chi sono i componenti. Conosciamo le commissioni in Senato e non riusciamo a sapere i membri di una commissione regionale che deve decidere sul nostro lavoro. Il tavolo va allargato. E comunque non vogliamo che Empoli sia escluso a priori. Ribadiamo che la nostra centrale operativa è moderna, le tecnologie sono nuovissime e ci sono tutte le condizioni per avere una centrale efficiente e all’altezza”.
I sindacalisti insistono: “Con poche migliaia di euro avremmo una struttura pronta in pochi giorni. Non è anche il risparmio – dice Gambassi – una delle motivazione che stanno portando la Regione a ridurre le centrali?”
La situazione vede l’Asl pratese, a quanto pare, non interessata alla centrale operativa. Pistoia e ancora di più Firenze, dove è in corso un importante investimento da due milioni di euro invece per la realizzazione di una struttura ex novo, spingono molto per il mantenimento e la loro implementazione.
Anche Empoli sta facendo pressione, ma è chiaro a livello politico non c’è partita.
La speranza dell’intersindacale è che la politica entri poco nella questione e che i criteri, diciamo così, scientifici siano quelli che porteranno a una decisione finale.
Nel finale del nostro articolo dello scorso febbraio avanzavamo un’ipotesi fiorentina.
Mettiamo che una delle due che saranno inizialmente presenti nell’Area Vasta Centro sia la centrale di Firenze è plausibile che ne venga fatta una nella stessa provincia e a distanza di poco più di 20 km? Invece che dare spazio un’altra provincia e un’area più lontana (Pistoia)?
Giorgetti chiude così: “Visto che sono in ballo i campanili noi chiediamo che la nostra campana suoni e si faccia sentire. Almeno questo”.
