Come si sono comportate e si stanno comportando le esportazioni di Pistoia e di Prato rispetto a quelle nazionali e delle altre province italiane?
La stesura di un report - nuovo lavoro congiunto degli Uffici studi dell’Associazione Industriali di Pistoia e dell’Unione Industriale Pratese - sulla performance dei prodotti dei due territori sui mercati esteri nella prima parte dell’anno, ha dato l’occasione per rispondere in modo approfondito a questa domanda per tutto l’arco temporale 2001 – 2013.
In un contesto di grande debolezza congiunturale che ha portato in rosso anche il dato nazionale (-0,4%), i primi sei mesi del 2013 hanno visto una contrazione del -3,7% dell’export pistoiese e del -6,6% di quello pratese rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In entrambi i casi è stata rilevante la variazione negativa nel primo trimestre mentre nel secondo i valori si sono riportati molto vicino a quelli del 2012. La performance semestrale complessiva ha collocato Pistoia e Prato rispettivamente al 77-esimo e 89-esimo posto nella graduatoria del periodo delle 110 province italiane.
Allargando lo sguardo il report mette in evidenza come, a partire dalla crisi del 2008-09 e fino alla prima parte del 2011 (vedasi grafico sotto, che esclude alcuni prodotti anomali), il profilo di fondo delle esportazioni pistoiesi e pratesi abbia seguito in modo abbastanza fedele, anche nella fase della ripresa, l’evoluzione “media” nazionale. Nella seconda fase di crisi, quella definibile come “europea e dei debiti sovrani” innescatasi nella seconda metà del 2011, si è tuttavia registrata una maggiore debolezza comparata, simile a quella già sperimentata nel periodo 2001-2007.
La distribuzione territoriale della crescita si presenta in modo estremamente articolato, che supera la tradizionale contrapposizione nord-sud e nord-est – nord-ovest. I risultati non univoci di aree caratterizzate da una tradizione industriale rilevante coesistono con casi sia di declino che di crescita persistente.
Ma per capire quale sia il reale posizionamento delle due province nel contesto dell’export nazionale e quali siano problemi e prospettive future, occorre “andare oltre” il mero dato cumulativo ed indistinto del valore dell’export. Una lettura più fine richiede un’analisi delle tipologie merceologiche e dei mercati coinvolti nei flussi; inoltre, deve tenere in considerazione altri due fattori, cioè i condizionamenti che dipendono dalla congiuntura (nazionale e internazionale) in sé e per sé ed il ruolo delle capacità competitive locali tout court, indipendenti cioè dalle tipologie produttive.
Sulla base di queste analisi più approfondite il quadro si presenta più articolato e mette in luce elementi di minore negatività.
Sul versante dei mercati, la prevalenza dei paesi europei fra le destinazioni delle esportazioni di Pistoia e Prato ha rappresentato un elemento di particolare penalizzazione, specialmente durante il periodo più recente e soprattutto nel caso di Prato. Sempre per Prato, però, va rilevata una crescita significativa verso mercati con maggiori potenzialità per il futuro, quelli dell’Estremo Oriente in particolare. Il quadro per Pistoia si presenta in modo più articolato, con uno stretto incrocio fra risultati positivi e negativi e combinazioni di paesi e prodotti.
Sul versante dei prodotti il report contiene una analisi volta a comprendere il ruolo ricoperto della struttura merceologica delle esportazioni nel condizionare i risultati delle due province.
Lo si è fatto applicando la tecnica cosiddetta “shift and share” a un set di dati di proporzioni molto grandi, formato da tutte le province italiane e da tutti i settori merceologici lungo il periodo 2001-2013. Questa tecnica consente di scomporre il risultato complessivo di un territorio in una componente “esterna” determinata dall’andamento settoriale (indicato dal dato nazionale) e in una componente “interna” della provincia (lo scostamento rispetto al dato nazionale) che esprime un fattore di maggiore o minore competitività.
L’applicazione di questa tecnica ha permesso di evidenziare che nelle prestazioni negative dell’export di entrambe le province ha giocato un ruolo rilevante, sia nel medio periodo che durante gli ultimi anni, la composizione merceologica delle esportazioni stesse.
Nel caso di Prato si può stimare che la condivisione di risultati settoriali negativi abbia sottratto circa 60 punti percentuali di crescita rispetto alla media delle esportazioni italiane nell’intero periodo 2001-2013. Nel periodo della ripresa, dopo il punto più basso della crisi, lo svantaggio che deriva dalla composizione delle esportazioni è stato in parte compensato da un progresso nella componente “competitiva”. In altre parole, Prato ha avuto nell’ultimo triennio prestazioni migliori rispetto a quelle che avrebbe se proiettassimo sul distretto i risultati nazionali dei settori che caratterizzano il suo export; queste migliori prestazioni dipendono da un effetto di specifica competitività locale. In definitiva, durante il periodo più recente la posizione di Prato risulta allineata a quella di diverse altre province del Centro-Nord dotate di una rilevante tradizione industriale, caratterizzate insieme da uno “svantaggio” legato alla struttura delle esportazioni e da una deviazione locale più o meno positiva rispetto alla media. Nel caso di Pistoia la deviazione locale negativa ha giocato invece un ruolo prevalente nel medio periodo, ruolo che si è accentuato durante il periodo più recente.
Secondo Cristiana Pasquinelli, vicepresidente dell’Associazione Industriali di Pistoia con delega al Centro Studi “ i dati sono frastagliati, come lo è il nostro territorio. Questo si evince benissimo se si confrontano le risultanze di Prato e di Pistoia - province vicine territorialmente, ma fra loro diverse – e se si osserva, per Pistoia in modo particolare, la non uniformità di produzioni, con mercati di riferimento non identici. Diversità nella diversità. Certo, purtroppo i dati non sono positivi. Il tentativo esperito da questo studio di effettuare un’analisi più sottile per tipologie produttive e mercati di riferimento ha messo in mostra elementi forse fino ad oggi poco noti; questo anche grazie a metodologie statistiche mia usate prima dai nostri Centri Studi, che hanno condiviso lo sforzo di realizzare il lavoro".
Secondo Andrea Tempestini, vicepresidente dell’Unione Industriale Pratese: “L’analisi condotta si colloca a quel livello di profondità analitica di cui abbiano bisogno e consente di leggere meglio le vicende di questi anni. Emerge con più chiarezza una persistente vivacità della nostra area, di cui noi stessi operatori economici pratesi non siamo del tutto consapevoli: una attenta analisi dei dati evidenzia punti di relativa forza e potenzialità dell’area: Prato può contare, infatti, su una risorsa distintiva e rara, un patrimonio di imprenditorialità estremamente diffusa. Con i nostri uffici studi continueremo a monitorare attentamente la realtà locale, perché solo la conoscenza rigorosa genera consapevolezza delle potenzialità implicite e mette in grado gli operatori e la politica di attuare le azioni più corrette per sostenere la crescita del territorio”.
Il report, di oltre 70 pagine e con analisi e confronti anche per tutte le province della Toscana, è disponibile sul sito www.pistoiaindustria.it (sezione “centro studi”) e www.confindustria.prato.it (area studi -> note e documenti dell’area studi).
Fonte: Confindustria Pistoia
