gonews.it

Coldiretti critica l'Ente Parco: "Frenati da vincoli e burocrazia". La replica: "Le scelte spettano a noi: agrocoltura e turismo possono coesistere"

Fabrizio Filippi e Aniello Ascolese

Vincoli e burocrazia rendono la vita dell’agricoltura all’interno del Parco ancora più complicata di quello che è già ogni giorno. E così, l’agricoltura, in particolare la zootecnia, il settore primario per eccellenza che nel Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli dovrebbe abitare, rischia lo “sfratto”. Una preoccupazione che è stata manifestata da Coldiretti (info su www.pisa.coldiretti.it) nel corso di un incontro con la stampa che si è tenuto questa mattina, venerdì 23 novembre, presso la sala convegni del Consorzio Agrario di Pisa. Insieme ai vertici di Coldiretti, un gruppetto di allevatori vessati da rimpalli di competenze, appesantimenti burocratici, lacciuoli e da un rapporto che sta sempre più allontanando il mondo dell’agricoltura da quello del Ente Parco e della sua gestione: “Ma in questo modo il Parco – ha spiegato Fabrizio Filippi, Presidente Provinciale Coldiretti – non è un’opportunità per chi ci vive dentro, ma una sofferenza. Non chiediamo di abbassare la guardia sul rispetto delle regole ma di utilizzare il buonsenso nell’applicarle. Un’azienda agricola non può permettersi di aspettare per mesi risposte, e nemmeno di programmare l’attività senza certezze. Non abbiamo bisogno di dromedari per attirare turisti e curiosità, semplicemente ridare alle imprese agricole che giàvivono ed operano al suo interno un ruolo da protagoniste consentendogli pratiche di sviluppo sostenibili attraverso economie di filiera”.

Venendo all’atto pratico, le imprese di allevamento (in tutto sono circa 200 le imprese agricole presenti all’interno dei confini del Parco), si trovano quotidianamente a “fare a cazzotti” con tempi di risposta anacronistici e “cavilli” senza senso: dal divieto di pascolo degli ovini nei territori di proprietà del Parco che potrebbero invece essere sfruttati dagli allevatori all’odissea per consentire ad una roulotte di stazionare di fronte alla stalla per evitare il furto dei capi ma anche il riparo degli allevatori durante l’inverno o nei periodi di pioggia. “E ancora – spiega questa il giovane Presidente dell’Associazione Provinciale, Diego Stiaccini – la “sala di mungitura” per la quale un allevatore ha dovuto rinunciare dopo un giro immenso di incontri alle devastazioni degli ungulati, cinghiali e caprioli, specie protetta e tutelata più degli ovini che danno da vivere a decine di famiglie, ma che si cibano con i frutti delle coltivazioni degli agricoltori e del nostro lavoro”. Per Coldiretti le “regole sono fondamentali – prosegue Filippi affermando un principio che l’organizzazione agricola è stata la prima a sposare, in particolare sulla sicurezza alimentare e sulla trasparenza – ma la burocrazia asfissiante come quella che le imprese devono subire all’interno del Parco fanno diventare matti anche i più sani”.

Coldiretti ne ha anche per il Comune di Pisa fino ad oggi, nonostante le promesse, assente e poco interessato: “chiederemo un incontro al Sindaco per fargli presente questi temi; – spiega ancora il Presidente – questo atteggiamento non fa altro che allontanare l’agricoltura dal Parco quando dovrebbe essere un valore indennitario”.

Ciò nonostante non è la guerra che la principale organizzazione agricola va cercando, semmai, un “confronto aperto”. “Il nostro obiettivo è collaborare – ha spiegato Aniello Ascolese, Direttore Provinciale Coldiretti – per consentire a chi vive di agricoltura di continuare a farlo nel rispetto pieno e sensato delle regole. E lo vogliamo fare con l’Ente Parco e con chiunque, è convinto, che l’agricoltura debba avere un ruolo dentro quegli spazi. Il Parco – spiega Coldiretti - dovrebbe essere l’ambiente naturale per definizione per valorizzare l’agricoltura, e premiare l’intraprendenza di quelle aziende che resistono malgrado tutte le difficoltà”. Di progetti ed idee, Coldiretti insieme all’Associazione Allevatori, ne avrebbe anche, ma fino ad oggi non ha mai trovato una sponda felice. Dal caseificio del Parco, progetto “affondato” dopo che la delibera era stata approvata tempo indietro alla reintroduzione della lepre italica ai fini riproduttivi da destinare al ripopolamento dei territorio. “E ora vogliono fare posto ai dromedari – analizza ancora Ascolese – e ridurre i capi della stalla del Parco dando vita ad una lenta dismissione quando la filiera organizzatadella zootecnia potrebbe creare occupazione e reddito”. Da rivedere anche il ruolo della Commissione Agricoltura: “uno scollegamento - lo definisce Coldiretti – non giustificabile trattandosi di una realtà importante per il territorio e la collettività”.

LA REPLICA DELL'ENTE PARCO

«Ritengo che Coldiretti esprima una posizione fuori luogo – è il commento del Presidente dell’Ente Parco, Fabrizio Manfredi – e non capisco, soprattutto, l’utilità di voler alimentare una polemica contro l’Ente che, oltre a non fare riferimento a situazioni concrete, non sembra tener conto in alcun modo del fatto che il Presidente e il Direttore non si sono mai sottratti al confronto, a stimoli e a sollecitazioni, sia dirette sia nell’ambito della commissione agricoltura dell’Ente Parco, che questa nuova gestione ha voluto rilanciare come sede privilegiata delle scelte che devono essere compiute in materia.

Per quanto riguarda i contenuti del comunicato, vorrei precisare che si rischia di fare confusione rispetto ai temi trattati: un conto sono infatti le proposte effettuate dal Parco per il rilancio della Tenuta di San Rossore [le informazioni integrali riguardo all’argomento citato da Coldiretti sono pubblicate al link: http://goo.gl/ukkjrh], obiettivo per il quale l’Ente è tenuto ad agire su più fronti e ad utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione, tra i quali sono inclusi, da un lato, anche quello della qualificazione e della promozione della propria azienda agro-zootecnica, e dall’altro la possibilità di utilizzare alcune porzioni di territorio della Tenuta ben definite anche da parte di soggetti esterni. Una questione, quest’ultima, che peraltro sta interamente dentro il tema della convenzione con Ente Terre regionali toscane, e sulla quale l’Ente Parco, dopo aver lavorato per mesi con gli uffici della Regione Toscana ed aver discusso al riguardo anche al suo interno, dovrà esprimersi nella prossima seduta del Consiglio direttivo. Tutto ciò, in ogni caso, nulla ha a che vedere con le altre iniziative per lo sviluppo della Tenuta di San Rossore, che hanno relazioni più specifiche anche con altri aspetti, come l’educazione ambientale e la promozione turistica: prerogative e competenze esclusive dell’Ente Parco sulle quali non è certo compito di Coldiretti dover assumere scelte e decisioni. Inoltre, sia chiaro, sarebbe comunque sbagliato credere che voler elevare l’offerta turistica di una porzione del nostro territorio possa incidere negativamente su altro: si tratta, piuttosto, di elementi che vanno di pari passo, e che possono solo favorire circuiti virtuosi anche per le altre tenute che compongono l’area protetta.»

«Per quanto riguarda appunto il resto del territorio del Parco – precisa Manfredi – sono e sono sempre stato attento al ruolo, alla funzione e al protagonismo delle oltre duecento imprese agro-zootecniche, che ovviamente sono perfettamente consapevoli, da sempre, di operare all’interno di un’area protetta, con regolamentazioni specifiche che ogni parco ha, ma dalla quale possono e potranno sempre più trarre benefici. In tal senso vanno le azioni che l’Ente Parco sta portando avanti, sia di carattere urbanistico (vedasi ad esempio la variante al piano di gestione di Tombolo e Coltano, nel cui ambito è prevista una serie di nuove opportunità anche per le aziende agricole che operano nella zona), sia a sostegno della promozione e della produzione dei prodotti agro-zootecnici: basti pensare al coinvolgimento delle imprese che producono grano nel progetto di filiera integrata del pane toscano (tra le ipotesi di lavoro, è anche prevista la futura realizzazione del “pane del Parco”), oppure ai protocolli d’intesa stipulati con aziende di pluriservizi – come l’ASP  (Azienda Speciale Pluriservizi) di Viareggio, che gestisce la mensa in città – per iniziare a far diventare suoi fornitori gli imprenditori agricoli del Parco, o ancora al lavoro che sta impegnando l’Ente per far sì che questo ultimi possano accedere alla piattaforma regionale delle aziende che riforniscono il sistema delle mense toscane; o infine, ai protocolli d’intesa con le scuole professionali, che hanno quale obiettivo far conoscere sempre più l’area protetta agli studenti e far divenire i prodotti tipici del Parco materia della loro formazione e della loro professione futura. Tutto ciò rappresenta solo un esempio di quanto, contrariamente a quanto Coldiretti sostiene e afferma pubblicamente, l’Ente sia estremamente sensibile e attento alle tematiche legate all’imprenditoria agro-zootecnica, rispetto alla quale il Parco stesso intende, anche negli anni a venire, svolgere sempre più efficacemente il ruolo di volano di sviluppo sostenibile.»

Exit mobile version