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Bartali 'Giusto tra le Nazioni': nella sinagoga della città la consegna della medaglia. Renzi: "Non dimentichiamo"

L'ambasciatore Gilon: "Non bisogna mai abbassare la guardia contro i fenomeni di antisemitismo, anche se in Italia devo ammettere si sta facendo molto". Presenti anche due dei 'salvati' dal ciclista

Una foto della cerimonia di consegna della medaglia

Una foto della cerimonia di consegna della medaglia

Si è svolta stamani presso la Sinagoga di Firenze la consegna della medaglia di Giusto tra le nazioni a Gino Bartali, il campione di ciclismo che si è adoperato durante le persecuzioni fasciste della seconda guerra mondiale per salvare vite umane.

Ad aprire la cerimonia la presidente della Comunità ebraica di Firenze, Sara Cividalli seguita dal Sindaco di Firenze, Matteo Renzi e dall’Ambasciatore di Israele in Italia, Naor Gilon.

Proprio Gilon ha consegnato alla famiglia di Bartali la medaglia di Giusto fra le Nazioni, dello Yad Vashem, il memoriale delle vittime dell’olocausto di Gerusalemme.

Erano presenti i tre figli di Bartali, Andrea, Biancamaria e Luigi ed è stato letto un messaggio di ringraziamento di Adriana Bartali, moglie di Gino.

"Mio padre - spiega Luigi Bartoli - pedalò in vita più di un milione e duecentomila chilometri in sella ad una bicicletta, ma da vecchio diceva sempre che erano stati molti meno, settecentomila, perchè 'altrimenti la gente non ci crederà mai', raccontava'".

"Tra tutti quei chilometri - ha proseguito - c'erano anche quelli fatti per salvare in silenzio tanta gente, tante persone. Anche quello per lui era un impegno per certi versi sportivo: perchè, diceva sempre, se lo sport viene fatto solo per esercizio, solo come sforzo fisico senza avere un valore sociale, un'importanza concreta per gli altri, allora non ha veramente senso".

Una foto della cerimonia di consegna della medaglia

Anche Matteo Renzi tesse le lodi di un campione e dell'uomo:"Viviamo in un tempo - spiega Matteo Renzi - nel quale sembra che essere campioni significhi ottenere dei risultati sportivi, e in alcuni sport magari anche ricorrendo a sostanze proibite. Aver scelto nei giorni dei mondiali di ciclismo di inserire Gino Bartali fra i 'Giusti fra le Nazioni' è stato uno straordinario messaggio per tutti noi. Per dire ai ragazzi e alle ragazze che si può essere campioni nello sport ma soprattutto bisogna essere campioni nella vita".

Poi sull'Olocausto:"Troppo spesso su quelle immani atrocità che sono state le leggi razziali noi facciamo finta di dimenticare. E' vero che c'è stato il nazismo, è vero che l'ideologia folle nacque da Hitler, ma è anche vero che l'Italia fu colpevole di aver proclamato delle leggi che poi entrarono nel vivo della vita quotidiana".

"Accanto alla reti degli uomini e delle donne che operarono per il bene, non dobbiamo dimenticare i nostri errori, ciò che abbiamo sbagliato. - ha aggiunto Renzi - Essere orgogliosi di ciò che abbiamo fatto vuol dire ricordare però anche ciò che non abbiamo fatto, dove abbiamo sbagliato, la colpa pazzesca di quegli anni. C'è un impegno che prendiamo oggi da qui, dal tempio, dalla Sinagoga: prendiamo l'impegno di dire alla nostra città che la memoria di quei fatti, drammatici ma anche straordinariamente belli, non passerà. Noi non dimenticheremo, prenderemo con mano i ricordi di quel tempo e li continueremo a portare anche quando i sopravvissuti non ci saranno più, perché ciò che è accaduto è un elemento di richiamo per la dignità dell'uomo oggi".

La presidente Sara Cividalli ha parafrasato nel suo intervento una preghiera recitata durante la cena di Pasqua: “ ci sarebbe bastato anche il salvataggio di una sola vita umana perché come dice il Talmud chi salva una vita salva il mondo intero. La luce dei giusti ha brillato su quei tempi terribili in cui ogni valore era stravolto,  - ha concluso la presidente - la loro memoria deve essere onorata, il loro ricordo deve servire ad esempio per tutti, soprattutto per i giovani.”

Anche Naor Gilon ha parlato dell’importanza dell’educazione: “questo riconoscimento deve essere un simbolo, importante anche per educare le nuove generazioni, Bartali ha dimostrato di essere un grande uomo, un campione non solo sportivo ma un campione di umanità che ha scelto la vita, scegliendo di salvare molte vite.”

"Non bisogna mai abbassare la guardia contro i fenomeni di antisemitismo, che ci sono, e gravi, anche in Europa - continua Naor Gilon - anche se dobbiamo dire  che in Italia si sta facendo molto contro questo fenomeno"

Una foto della cerimonia di consegna della medaglia

Molto emozionanti gli interventi dei “salvati” da Gino Bartali, Aurelio Klein e Giorgio Goldenberg: Klein che ha parlato di Bartali come di “un lume, un uomo tutto d’un pezzo che non ha ascoltato i consigli di amici e non amici e ha deciso di fare quello che si sentiva di fare. Dobbiamo – ha auspicato Klein – ricordare che esistono queste persone”. Anche Goldenberg ultranovantenne che ancora vive a Firenze ha raccontato, visibilmente commosso, che “è stato proprio Bartali a portare cibo e acqua e che lui è stata la salvezza della nostra vita”.

Sono stati letti anche alcuni messaggi inviati da Israele da Giulia Donati Baquis, che per la paura non accettò collaborazione dal campione sportivo e di Renzo Ventura, figlio di Marcella Frankenthal, salvata grazie ai documenti procurati da Bartali.

Durante l’occupazione tedesca in Italia, Gino Bartali, già figura pubblica molto amata e popolare per i suoi successi sportivi, si adoperò attivamente, da devoto cattolico, nell’ambito di una rete di soccorso e salvataggio guidata dal Rabbino di Firenze Nathan Cassuto assieme all’Arcivescovo della città, Cardinale Elia Angelo Dalla Costa (già riconosciuto Giusto fra le Nazioni), grazie alla quale furono messi in salvo centinaia di ebrei italiani e anche di territori che in precedenza erano stati sotto il controllo italiano, in particolare in Francia e in Jugoslavia.

Gino Bartali funse da corriere per conto di questa rete, nascondendo all’interno della sua bicicletta documenti falsi e comunicazioni varie, trasportandoli da una città all’altra e mascherando tutto come semplici allenamenti. Pienamente cosciente del rischio che correva salvando degli ebrei, Bartali consegnò documenti di identità falsi a numerosi contatti, fra i quali il rabbino Cassuto.

 

 

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