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Slow food visita tre scuole secondarie e lancia l'allarme

"Trovano bevande gassate e merendine industriali. Non vengono educati a una corretta alimentazione"

La specie umana esiste ancora oggi per azione di due fattori indispensabili: il cibo e l’accoppiamento. Ovviamente la vita dell’uomo non si ferma qui. L’ingegno,l’arte e la cultura garantiscono gli ulteriori indispensabili elementi per vivere ad un livello diverso dagli animali. E l’educazione ad ogni età, ma soprattutto nell’età scolare, è lo strumento per costruire le persone che facciano progredire la storia. Ma spesso l’educazione,ed in particolare il pilastro dell’educazione cioè la scuola, si dimentica dei fattori primari sopra citati e dedica poco o punto tempo per l’acquisizione di conoscenze,non solo scientifiche, utili alla vita soprattutto dei giovani.
Tutti noi ormai sappiamo che una corretta alimentazione è accessibile a tutti e che costituisce,non solo nello sport o in condizioni patologiche ma nella vita di tutti i giorni, uno strumento importante per tutelare la propria salute e per quanto riguarda la popolazione giovanile per crescere bene. Sappiamo anche che non sempre le persone ed in particolare le famiglie rispettano principi di corretta alimentazione e che le cause di questo hanno determinanti molto diverse.Credo che si sia d’accordo tutti che la scuola rappresenti il modello di riferimento per l’educazione dei giovani e del resto i cittadini pagano la scuola pubblica proprio per adempiere a questo compito.

 

In questi giorni ho fatto un giro in tre scuole secondarie superiori per valutare quanto viene offerto ai ragazzi nell’intervallo delle lezioni. Le lezioni spesso durano sei ore e non sempre vengono affrontate dopo aver assunto “qualcosa” alla prima colazione. Teniamo presente che le evidenze scientifiche sulla importanza della prima colazione sono incontestabili perché è quella che garantisce un buon apporto di nutrienti in grado di sostenere il lavoro di studio,che,nonostante le facili e stupide battute, è un lavoro gravoso per corpo e cervello. Ho detto “qualcosa” sapendo bene che spesso neanche si tratta di una vera colazione, ma di bocconi affrettati o magari di sole bevande dolci senza alcun rispetto per le reali esigenze del corpo in crescita. Non è possibile “rendere bene” a scuola se dopo una affrettata prima colazione si effettua una affrettatissima merenda all’intervallo. Passi che un ragazzo porti da casa qualcosa di leggero nel contenuto ma solido nella composizione nutritiva: un dolce con pochi grassi, frutta fresca o secca, snack a basso contenuto di grassi. Ma in realtà cosa trovano gli studenti in questi tre istituti? Bevande gassate o meno ad altissimo contenuto zuccherino ma senza altri macro o micronutrienti (es. vitamine, calcio, magnesio...) utili a coprire i fabbisogni nutrizionali giornalieri di un ragazzo, quindi calorie vuote ad altissimo indice glicemico, ormai incontrovertibilmente associate all'insorgenza di steatosi epatica non alcolica addirittura in età pediatrica! Oppure merendine industriali dall’alto contenuto in grassi ed in zuccheri, a volte panini tipicamente imbottiti con salse e salumi, ovvero ancora una volta ricchi di grassi insani (trans e/o o saturi), di sale, di nitrati...

 

La mia domanda è: se la scuola è il campo dove coltivare l’educazione, come è possibile che i responsabili degli istituti siano così poco consapevoli del pesante messaggio negativo che trasmettono agli alunni accettando che siano disponibili prodotti di cattiva qualità e comunque certamente non idonei a garantire un corretto apporto nutrizionale? Perché non si consulta, senza neanche doversi impegnare troppo, almeno la piramide alimentare della nostra regione?
Possiamo anche comprendere che ci siano esigenze che condizionano la distribuzione del cibo ma fa certo molto effetto entrare in un istituto e prima di tutto trovarsi davanti ad una intera parete occupata da distributori automatici... e non distributori automatici di frutta, quando tutte le inchieste epidemiologiche indicano che proprio lì bisognerebbe insistere!
Il cibo è in Italia una cultura che dà anche ricchezza a parte del paese. Il cibo è storia e la condiziona. Perché proprio la scuola svilisce così pesantemente il messaggio davanti ai propri alunni e non coglie l’occasione per indicare una strada che è anche culturale ma soprattutto di tutela della salute dei ragazzi?

 

Fonte: Slow Food Empolese Valdelsa

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