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I professionisti e la crisi: parla Gino Mazzi, presidente dell'ordine dei commercialisti della Provincia

Gino Mazzi, presidente dell'ordine dei commercialisti della Provincia di Firenze

"La grande azienda che chiude fa notizia, l'artigiano o il piccolo commerciante no. Tasse a livelli ormai insostenibili"

Seconda parte del nostro viaggio fra la crisi delle associazioni professionali: dopo gli avvocati (intervista a Sergio Paparo) oggi è la volta di Gino Mazzi, presidente dell'ordine dei commercialisti della Provincia di Firenze.
Nell'intervista che segue Mazzi colloca l'inizio della crisi nella sua categoria al 2009 e spiega che colpisce soprattutto i giovani, ricorda che “la grande azienda che chiude fa notizia, l'artigiano o il piccolo commerciante no”, conferma che il “prelievo fiscale ha raggiunto, in Italia, livelli assolutamente non più sostenibili” e riporta una posizione importante sulle tasse: “Il problema adesso non è pagare le tasse; il vero problema è avere utili sui quali pagarle”.

La crisi per i Commercialisti quando è iniziata? Ricorda un momento (una notizia, un provvedimento, l’intervento di un Collega a un convegno) che le hanno fatto pensare: “ecco, ci siamo”?
La crisi della nostra Professione ha due facce: la diminuzione del lavoro e la difficoltà di riscossione. Premesso che abbiamo molte specializzazioni e non tutte risentono allo stesso modo delle difficoltà, direi che per la problematica “diminuzione del lavoro”, l’inizio è collocabile con l’anno 2009. Non c’è un episodio particolare; la crisi globale, anche se più lentamente, ha colpito anche noi.
Per l’aspetto “difficoltà di riscossione”, ho un ricordo personale preciso: era marzo 2011. Un mio affezionatissimo e storico cliente, per la prima volta dopo 25 anni, mi chiese di dilazionare il mio compenso in 6 rate. Ebbi proprio la sensazione contenuta nella sua domanda: “Se lo fa lui, ecco, ci siamo!”

Commercialisti e crisi: qualche numero?
Il primo dato che fa riflettere è che ormai, da anni, siamo sostanzialmente a crescita zero nel numero di iscritti. Qualcosa vorrà pur dire. E poi: dalle statistiche pubblicate anche dall’Agenzia delle Entrate, i nostri redditi medi sono diminuiti in maniera sensibile. E le difficoltà, come sempre, sono essenzialmente per i giovani (e questo è un dato assolutamente allarmante).

Un episodio della crisi che l’ha particolarmente colpita (senza far nomi, ovviamente)
Episodi ce ne sarebbero tantissimi. Ma più degli esempi contano i numeri. A Firenze, nel 2012 e nella prima parte del 2013 le procedure di Concordato Preventivo e quelle di Fallimento sono aumentate, rispetto agli anni precedenti, in maniera percentualmente molto importante. Ultimamente ne sono state colpite anche primarie imprese che costituivano l’ossatura del nostro tessuto produttivo. Quando si tratta di episodi, può essere un caso; quando le cose si ripetono, bisogna rifletterci sopra.

Quali sono le categorie più colpite nella nostra zona: industria, grande, piccola, artigianato?
Tutte. E lei non ha citato il commercio. La crisi colpisce tutte le categorie. Si salva soltanto chi svolge attività “di nicchia” o chi cavalca la crisi, ma sono situazioni particolari. La grande azienda che chiude o fallisce, fa notizia. L’artigiano o il piccolo commerciante, no. Ma basta scorrere i dati del Registro Imprese per rendersi conto che le nuove iscrizioni sono numericamente (e di gran lunga) inferiori alle cessazioni di attività (volontarie o forzose).

Tasse troppo alte. Voi Commercialisti siete la categoria più qualificata per dire quanto è vera questa frase. Nella nostra zona, l’elevata tassazione penalizza di più le aziende grandi o quelle piccole?
La percentuale di prelievo fiscale ha raggiunto, in Italia, livelli assolutamente non più sostenibili. Per tutti; ovviamente per chi le “tasse” le paga. Ma nelle aziende, il problema adesso (mi creda) non è pagare le tasse; il vero problema è avere utili sui quali pagarle. E questo riguarda tutte le imprese. Certo la grande azienda ha più margini di manovra; il piccolo imprenditore, alla prima difficoltà può esserne sopraffatto. Ma questo è un problema di struttura.

E voi commercialisti? L’elevata tassazione quanto e come incide sul vostro lavoro?
Premesso che soltanto adesso si sta affacciando l’ipotesi della “società tra Professionisti”, i nostri redditi sono colpiti dalle imposte afferenti le persone fisiche. Tralascio l’elenco perché è noto a tutti. Le aliquote sono elevate; ma questo non differisce da quello che succede per gli altri cittadini. Si potrebbe (e molto) discutere sull’Irap, ma è un argomento molto complesso.

Tasse da ridurre. Si discute molto se è meglio ridurre prima l’Imu o le imposte sul lavoro. Lei come la pensa?
Penso sia un falso problema, legato alla recente campagna elettorale, purtroppo mai cessata. Non è l’abolizione o la diminuzione di questa o quella imposta che risolve il problema. Anche perché, al suo posto, ne aumenterebbe o ne nascerebbe un’altra. Il problema è che dobbiamo restituire ai giovani la voglia e la fiducia di poter “tentare”, di poter investire, com’è successo alla mia generazione (sono del 1953). In questo senso, ora non è facile. Va bene detassare o limitare il prelievo sul lavoro. Ma anche sul lavoro autonomo e sul reddito d’impresa, specialmente per chi inizia un’attività.

La crisi ha evidenziato problemi della vostra categoria (esempio, formazione professionale)? L'ordine della Provincia di Firenze come li sta affrontando?
Se per problemi di formazione professionale, lei sottintende una minore preparazione professionale, la smentisco assolutamente. I miei Colleghi, ed i più giovani in particolare, hanno una preparazione media molto alta ed assolutamente adeguata ai loro incarichi.
Se invece si riferisce all’obbligo della formazione professionale continua, intesa come aggiornamento professionale, il nostro Ordine mette a disposizione dei Colleghi un numero di eventi formativi annuali che garantisce a tutti la possibilità di assolvere alla prescrizione di Legge in maniera assolutamente gratuita. E questo è un fiore all’occhiello dell’Ordine di Firenze.

La crisi potrebbe essere anche una grande occasione di cambiamento; per esempio si potrebbe ridurre la burocrazia. Quali sono le necessità principali della vostra professione?
Tutte le crisi sono occasione di cambiamento. Una volta c’erano le guerre. Ora, per fortuna non più. Ma questa, se si vuole, è una guerra (economica e finanziaria, ma lo è). Ridurre la burocrazia: sono anni che noi ci battiamo per un alleggerimento degli adempimenti legati al mondo tributario. La quantità di dichiarazioni, comunicazioni ecc… che ogni anno un imprenditore o un professionista deve effettuare sono triplicate rispetto a 15 anni fa. E molti di questi adempimenti, servono veramente a poco. Per favore, non diteci che per noi è lavoro. Sono altre le cose che noi vorremmo fare. Vorremmo aiutare gli imprenditori ad investire, a progettare, a guardare avanti con fiducia. Forse, speriamolo, tra poco torneremo a farlo.

Infine una breve divagazione. Come sta cambiando la vostro professione con Internet?
Guardi, io mi sino iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti nel 1980. Avevo 26 anni e mezzo. Era un altro mondo (nel bene e nel male). Ricordo le calcolatrici che facevano solo le quattro funzioni principali. Già una somma delle somme era un prodigio. Oggi la tecnologia la fa da padrone, come in tutte le cose della nostra vita. E noi ci siamo adeguati (e bene, direi) anche perché, ormai, quasi tutti i nostri adempimenti passano dai canali telematici. Ma questo non deve togliere al Professionista, che è e rimane un creativo, quelle doti che non stanno in un video, in una tastiera e in un mouse. La professionalità è altra cosa.

Nella prima puntata: Sergio Paparo presidente dell'ordine degli avvocati della Provincia di Firenze.

Nella prossima parlerà Alessandro Jaff, presidente dell'ordine degli Architetti della Provincia di Firenze.

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