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I caduti commemorati in piazza dell’Unità Italiana. Il prefetto Luigi Varratta: "Abbiamo bisogno di sacrifici e disponibilità individuali"

Le celebrazioni del 4 novembre a Firenze (da Twitter)

Si celebra oggi la ricorrenza del 4 novembre, per ricordare la fine della prima guerra mondiale e festeggiare l’Unità Nazionale e le Forze Armate. Le cerimonie, che si sono svolte in piazza dell’Unità Italiana, hanno avuto inizio con la commemorazione dei Caduti e sono proseguite con l’Alzabandiera in forma solenne. Dopo la lettura del messaggio del Capo dello Stato, il prefetto Luigi Varratta ha preso la parola per commemorare “l’obiettivo storico dell’Unità d’Italia, al cui raggiungimento i nostri militari hanno contribuito con sforzi e sacrifici eccezionali, e ancora oggi le nostre Forze Armate garantiscono in tutto il mondo la difesa dei più deboli facendo sempre valere le loro doti di professionalità e di umanità. A loro il nostro apprezzamento e la nostra gratitudine” che deve tradursi in “una costante sensibilità verso chi indossa la divisa e che ogni giorno offre il proprio impegno quotidiano per la comunità”.

Anche oggi il nostro Paese sta attraversando un momento difficile, ha sottolineato il prefetto, dove “i nostri figli non combattono in trincee lontane ma sempre più spesso sono costretti a raggiungere altri paesi e trovare lì la vita che devono poter inseguire qui. Con angoscia tanti nostri connazionali aspettano di sapere se il loro posto di lavoro resisterà un altro giorno e se la loro azienda si salverà”. Sono minacce diverse da quelle di cento anni fa, ha detto Varratta, ma ugualmente pericolose.

“Oggi come allora per sconfiggerle abbiamo bisogno di sacrifici e disponibilità individuali che sappiano fondersi in un impegno comune. Abbiamo già affrontato sfide che sembravano fuori dalla nostra portata, le abbiamo superate, ce lo ricordano la nostra storia e i nostri militari. Possiamo riuscirci ancora – ha concluso il prefetto -  a condizione di farlo tutti insieme”.

IL DISCORSO DEL PREFETTO VARRATTA

Autorità, cittadini, grazie per la vostra presenza e partecipazione a questa solenne ricorrenza. 

Celebriamo oggi, 4 novembre, le nostre Forze Armate e con esse l’unità nazionale. Coincidenza di ricorrenze che non è certo casuale poiché è chiaro a tutti come i nostri militari abbiano contribuito in modo decisivo, con sforzi e sacrifici eccezionali, al raggiungimento dell’obiettivo storico dell’unità dell’Italia e alla difesa di tale traguardo nei momenti di maggior difficoltà. 

Mi riferisco, in particolare, al primo conflitto mondiale ed all’immane prezzo pagato dalle migliaia di soldati italiani che hanno difeso anche a costo della vita il nostro Paese, e dalle loro famiglie, che hanno condiviso l’angoscia di quegli anni ed accettato sulle proprie spalle il dolore di tante giovani esistenze interrotte, donate alla Patria.

 Quegli anni di sacrifici, privazioni e tormenti hanno tuttavia saldato, proprio nel fuoco delle difficoltà più atroci, un autentico spirito di identità ed unità nazionale, mettendo in contatto giovani provenienti da ogni angolo del Paese. 

Nelle trincee, nelle caserme e negli ospedali si sono annullate le distanze geografiche e culturali, mischiati i dialetti, contaminate le abitudini; i nostri ragazzi hanno scoperto che oltre il loro essere toscani, calabresi, veneti, sardi, veniva il loro essere italiani e che in nome di quella nuova identità comune erano chiamati a profondere ogni sforzo, trovare ogni scintilla di energia per difendere il nostro Paese dalle gravissime insidie che lo minacciavano dall’esterno.

Quella tragica battaglia è stata vinta e ci ha consegnato un Paese libero ed unito, che è riuscito a costruirsi un futuro di speranza, prosperità e pace. 

Pace, almeno nel vecchio continente, che tutti celebriamo con gioia e soddisfazione, consapevoli di quanto essa sia dipesa e continui a dipendere dai successi del percorso di integrazione europea. 

Non si è però esaurito, in questi anni, l’impegno delle nostre Forze Armate e, purtroppo, il sacrificio di tanti nostri connazionali, ancora oggi impegnati in tutto il mondo, ma sempre con addosso una divisa con un tricolore italiano, a garantire la difesa dei più deboli e a dare contenuto concreto agli sforzi della comunità internazionale di far tacere per sempre le armi; facendo sempre valere, di questo siamo consapevoli e fieri, le loro eccezionali doti di professionalità ed umanità. 

E’ allora bello festeggiare oggi il 4 novembre, unire come ricordato la celebrazione dell’unità d’Italia alla giusta manifestazione di apprezzamento e gratitudine per i nostri militari, ricordando, grazie alla varie iniziative che si approntano in queste circostanze, i passaggi più importanti della storia italiana unitaria ed i sacrifici affrontati negli anni dai nostri soldati. 

Attenzione però a vivere queste ricorrenze e i valori che in queste occasioni celebriamo, come obblighi formali, cerimonie tradizionali che si attivano in automatico, semplici momenti, episodi, in quanto tali completamente avulsi dalla quotidianità di cittadini ed istituzioni. 

Ciò vale sia per il tributo da riconoscere ai nostri militari, che non deve essere episodico o addirittura circoscritto ai soli momenti di dolore per un evento tragico, ma atteggiamento costante, sensibilità continua da dimostrare a chi indossa una divisa che rappresenta una comunità e che a quella comunità offre il proprio impegno quotidiano. 

E vale, nella stessa misura, per la celebrazione dell’unità italiana e la valorizzazione dei momenti più importanti, anche simbolicamente, della nostra storia, soprattutto in un momento che richiede a tutti noi sforzi eccezionali, un impegno comune, per il raggiungimento di obiettivi che non sono solo individuali e che sono fondamentali per il futuro dell’intero Paese. 

Oggi non siamo minacciati dalle armi di eserciti stranieri; non abbiamo figli, fratelli o genitori che combattono in trincee lontane; non dobbiamo aspettare bollettini giornalieri sui caduti in battaglia, con nel cuore l’angoscia di trovare il nome di un nostro caro e negli occhi il dolore di chi quel nome invece lo trova. 

Abbiamo però sulle porte di casa, nei nostri uffici, nelle vetrine dei nostri negozi i segni di una crisi che ha sì investito gran parte del mondo, ma che sembra oggi accanirsi in particolare sui nostri confini, presentandoci il conto dei nostri errori e sfidandoci a reagire. 

I nostri figli non combattono in trincee lontane, ma sempre più spesso sono costretti a salire su treni ed aerei per raggiungere altri paesi e trovare lì la vita che devono poter inseguire qui. Non dobbiamo aspettare i bollettini giornalieri sui caduti al fronte, ma comunque con angoscia tanti nostri connazionali aspettano di sapere se il loro posto di lavoro resisterà un altro giorno o se la loro azienda si salverà; e sempre più spesso quell’ angoscia la vediamo negli occhi di chi ci è vicino e che a queste domande ha trovato risposta negativa. 

Sono minacce diverse da quelle di quasi cent’anni fa, certo, ma ugualmente pericolose. Oggi come allora per sconfiggerle abbiamo bisogno anche del comune impegno dei nostri partner europei; oggi come allora per vincere, soprattutto, abbiamo bisogno di nostri sforzi eccezionali – l’ho ricordato il 2 giugno, ma non mi stanco di ripeterlo -, di sacrifici e disponibilità individuali che sappiano fondersi in impegno comune, che sappiano appellarsi al nostro essere italiani. 

Indossiamo allora le nostre divise di cittadini, ricordiamoci che come in battaglia, nelle grandi sfide che ci pone la modernità o combattiamo e vinciamo insieme, o siamo tutti destinati a soccombere; ricordiamoci, TUTTI, che le aspirazioni individuali o di categoria non possono più affermarsi a scapito dal bene comune. 

Ognuno faccia la sua parte, ognuno offra il suo contributo, come meglio può, come sicuramente deve. 

Abbiamo già affrontato sfide che sembravano fuori dalla nostra portata, minacce che apparivano destinate a travolgerci. Le abbiamo sempre superate, ce lo ricorda la nostra storia, ce lo ricordano i nostri militari. 

Possiamo riuscirci ancora. A condizione di lottare; a condizione di farlo tutti insieme. 

Buon 4 novembre.

Fonte: Prefettura di Firenze - Ufficio Stampa

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