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Lucchini, lavoratori e militanti di Sel a Roma per dire no alla chiusura

Il presidio di Sel per la Lucchini

Lavoratori e militanti del circolo piombinese di Sinistra Ecologia e Libertà hanno manifestato questa mattina a Roma, di fronte a Montecitorio, contro la chiusura della Lucchini.

All'iniziativa hanno preso parte, oltre a Fabio Mussi e alle parlamentari toscane di SEL Marisa Nicchi, Martina Nardi e Alessia Petraglia, anche i senatori Peppe De Cristofaro e Massimo Cervellini, e i deputati Giorgio Airaudo, Titti Di Salvo e Ciccio Ferrara.

Nell'occasione è stata consegnata alle rispettive segreterie la lettera indirizzata ai presidenti di Camera e Senato in cui si chiede a Parlamento e Governo di mettere in campo qualsiasi iniziativa necessaria a scongiurare la chiusura dello stabilimento. 

Oggi, parlamentari e dirigenti nazionali di Sinistra Ecologia Liberta' hanno incontrato una delegazione di lavoratori ed esponenti locali di Sel Piombino in presidio davanti alla Camera dei Deputati in Piazza Montecitorio.

"Ci associamo al grido disperato dei lavoratori e delle lavoratrici delle acciaierie Lucchini, di cui questa delegazione si e' fatta portavoce, affinche' Piombino non chiuda e la riconversione dello stabilimento avvenga con gli impianti in marcia. Richieste espresse anche attraverso una lettera inviata ai Presidenti di Camera e Senato".

Lo afferma al termine dell'incontro il coordinatore della segreteria nazionale di Sel Ciccio Ferrara. "Chiudere l'altoforno - prosegue l'esponente di Sel - vuol dire mettere in ginocchio non solo le migliaia di lavoratori della Lucchini e le migliaia di lavoratori delle aziende collegate come la Magona e la Dalmine, oltre a tutte le loro famiglie, colpendo a morte la vita di un'intera città e del territorio circostante. Ma significa privare il Paese di un altro settore industriale strategico come quello dell'acciaio. Per questo l'altoforno del secondo polo siderurgico nazionale deve proseguire la sua attività e nel frattempo bisogna lavorare alla riconversione dello stabilimento.

Chiediamo al governo di attivarsi al fine di individuare risorse e partner industriali per sostenere un piano di rilancio dell'area di Piombino che tenga insieme l'adeguamento del porto con lo stabilimento, l'introduzione di nuove tecnologie che agevolino un processo produttivo più moderno, più redditizio ed ecologicamente compatibile e si lavori all'abbattimento del costo dell'energia, specialmente per la Magona, che in Italia viene pagata il doppio rispetto all'Europa, vero grande ostacolo al rilancio delle attività.

Chiediamo infine che queste siano le caratteristiche del bando di gara internazionale del prossimo 15 novembre. Insomma, come abbiamo ripetuto tante volte - conclude Ferrara - occorre mettere in campo elementi di vera politica industriale, cosa che manca al nostro Paese da troppi anni, per assicurare un futuro non solo all'area di Piombino ma all'Italia intera".

In piazza Montecitorio tra gli altri erano presenti, oltre a Ferrara, anche Fabio Mussi presidente della Direzione, le parlamentari toscane Marisa Nicchi, Martina Nardi, Alessia Petraglia, la vicecapogruppo deputati Sel Titti De Salvo, Giorgio Airaudo, il responsabile nazionale lavoro Tino Magni, Marco Furfaro e Dino De Palma della segreteria nazionale, Beppe Brogi coordinatore regionale di Sel Toscana.

 

Fonte: SEL Toscana Ufficio stampa

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