Confindustria alza la voce: "Siamo a un bivio, chiediamo un patto per lo sviluppo sostenibile. Basta boicottaggi senza motivazioni"

Un momento della conferenza stampa dei vertici di Confindustria Empolese Valdelsa (foto gonews.it)
L’associazione industriale reagisce dopo il ‘boicottaggio’ del progetto Ecobit per l'impianto di trattamento di sottoprodotti di origine animale presentato da Colorobbia a Montelupo Fiorentino.
PATTO PER LO SVILUPPO
Il fatto singolo, giudicato grave da Confindustria, è stata l’occasione per un ragionamento ad ampio raggio che ha portato i vertici dell’associazione territoriale dell’Empolese Valdelsa a chiedere alla politica locale un ‘patto per lo sviluppo’. “Un ‘enterprise act’ – ha detto il presidente Simone Campinoti – prendo in prestito anche io una terminologia che in questo momento è in voga per spiegare che gli imprenditori della zona Empolese Valdelsa chiedono alle amministrazioni comunale, ma in generale alla politica locale, quella che non cavalca i ‘mostri’ e le ‘bugie’ solo per fini elettorale, ma la politica buona e sana, un documento che faccia chiarezza. In questo territorio si può lavorare seriamente, rispettando le normative, e creando occupazione e sviluppo? Oppure no? Dobbiamo essere ostaggio di questo o quel comitato che nasce per bloccare qualsiasi progetto senza neanche dare l’opportunità di spiegarlo pubblicamente, ma anzi diffondendo informazioni errate e false?”.
Insomma Confindustria non ci sta e, mentre la Colorobbia ha seriamente pensato dopo le polemiche della serata della commissione aperta in Comune e sta andando avanti per bloccare la realizzazione di un impianto da oltre 5 milioni e una ventina di persone occupate, chiede un intervento agli amministratori locali.
A MONTELUPO UNA DELLE PAGINE PIU' BRUTTE
“Ero presente in Comune a Montelupo – spiega Campinoti – e come ho già avuto modo di spiegare tramite social network e commentando su gonews.it, abbiamo assistito a una delle pagine più brutte della storia di questo territorio. Non lo dico perché sono ‘servo del padrone’, come qualcuno mi ha definito, ma semplicemente perché, al di là di Colorobbia o di qualsiasi altra azienda, è passato un principio per cui le regole e le leggi, che sono già estremamente restrittive e che forse frenano le nostre aziende nel poter fare sviluppo sostenibile, sono acuite da chi magari teorizza la decrescita felice. Va però spiegato cosa comporta questa teoria”.
EMPOLESE VALDELSA ANCORA AREA VIVA
Campinoti spiega anche che l’Empolese Valdelsa, seppur subendo la crisi “è ancora un’area molto fortunata dove ci sono aziende che di tasca propria investono, presentano progetti di sviluppo e cercano di superare questa fase scommettendo su nuove sfide, anche riconvertendosi. In questo caso Colorobbia, ma anche aziende che commercializzano ceramiche, vetrerie che rinnovano le loro linee”.
Non a caso Campinoti parla dalla sede di Confindustria, al Polo tecnologico di via Piovola, con a fianco il vicepresidente della sezione territoriale Michele Pezza, di Zignago Vetro, e Raffaele Berni, di Berni Srl, ex presidente dell’associazione.
“Queste aziende dovrebbero essere apprezzate, aiutate e ringraziate per la loro politica virtuosa di restare nel territorio a investire e invece, nonostante durante le riunioni ci viene detto che dobbiamo proseguire nelle nostre imprese, se andiamo a vedere i costi per le aziende aumentano e così le tasse. Non ci aspettiamo che a livello locale venga abbassata la pressione fiscale, ma almeno rendere questo territorio un po’ più ospitale per le aziende questo sì. Cosa significa? Vuol dire innanzitutto ascoltarle, lasciarle parlare. Cosa che non è avvenuto l’altra sera in Comune a Montelupo. E’ inaccettabile mobilitare centinaia di persone facendo terrorismo e qualunquismo, mistificazione della realtà per impaurire l’opinione pubblica con strategie per fare campagna elettorale. In un momento in cui la disoccupazione in crescita questo atteggiamento da parte di certa politica è davvero devastante. In più aggiungo anche che è stato calpestato il nostro diritto di essere cittadini. Anche gli imprenditori sono cittadini e non ci sono cittadini di serie A e altri di serie B. E la politica dovrebbe stare lì a tutelare i diritti di tutti”.
APPELLO ALLA 'POLITICA SANA'
In sintesi cosa chiede Confindustria: “Mi rivolgo alla politica, non a quella che cerca di fare proselitismo in vista delle elezioni, che guarda caso sono alle porte. Io chiedo agli amministratori di guardare nel lungo periodo, non pensiamo certo che la gente debba subire ‘il volere del padrone cattivo’. Dico solo che l’atteggiamento giusto è ascoltare. Quello che non è avvenuto nel caso specifico. La Colorobbia vuol fare né più né meno una pentola a pressione o poco di più che cuoce scarti animali, non rifiuti, altrimenti utilizzati e col grasso che produce alimentare un motore da cui produrre energia elettrica che a sostenere lo stesso impianto. Addirittura il comitato del No aveva già messo su internet che si trattava di un inceneritore e aveva avviato la petizione ancora prima della presentazione del progetto. Sono molto perplesso e ancora di più se queste false informazioni arrivano dalla politica. Indubbiamente la fase di presentazione del progetto poteva essere gestita meglio”.
ENTERPRISE ACT
Ma ora serve l’enterprise act:
“La politica di deve dire se questo territorio è favorevole alle imprese virtuose e allo sviluppo sostenibile, oppure se si punta solo a trasformarsi nella Disneyland del turismo e le aziende e i loro posti di lavoro non contano più. Chiediamo un atto preciso e scritto. Ce lo dicano i potenziali prossimi sindaci da che parte stanno. Dobbiamo saperlo per fare le nostre pianificazioni. E già pianificare da qui ai prossimi 5 anni sarebbe poco, se bisognerebbe parlare di almeno una ventina di anni. Aggiungo che questo non è un ricatto. Semplicemente se ci sono delle regole e se vengono rispettate un progetto dovrebbe essere approvato. Perché attualmente è stato calpestato un diritto visto che l’iter di legge è stato rispettato, non solo azienda non si è sottratta al confronto pubblico dove è stata flagellata di minacce e menzogne. Di fronte a questo precedente quale imprenditore arriverà sul nostro territorio a investire”.
CONFINDUSTRIA DISPONIBILE A CREARE PATTO
"La riflessione da fare - aggiunge Michele Pezza - è ancora più profonda e parte da una generalizzata mancanza di fiducia della gente nelle istituzioni. Quello che si rileva è il fatto che sia venuto a mancare il rapporto di legittimità morale ed etica fra le istituzioni, il mondo dell’impresa e i cittadini. Siamo qui a testimoniare la nostra volontà di dare credibilità alle istituzioni del territorio per ragionare con noi su un patto per lo sviluppo sostenibile nella logica di crescita del territorio all’interno dei parametri definiti dalla legge. Nessuno sta parlando di aziende inquinanti o che fanno danno ai cittadini in termini di sicurezza e inquinamento. Ma il territorio deve essere consapevole di essere di fronte a un bivio: si vuole lo sviluppo o si preferisce la decrescita. Vi garantisco però che la decrescita non sarà per niente felice. Se le istituzioni hanno voglia di giocare con noi questa partita e di fare questo patto noi ci siano e chiediamo di recuperare legittimità noi e istituzioni per il futuro di questo territorio. A fronte di un episodio che non è il punto centrale, ma il pretesto per parlare di questi argomenti”.
Ipotizziamo ai vertici di confindustria l’inserimento nell’iter per avere l’autorizzazione a questo tipo di progetti di un processo partecipativo: “Noi siamo qui, a disposizione, nella massima trasparenza. Noi lavoriamo, è la politica che deve dirci quali sono gli strumenti da utilizzare”.
